Analisi Geopolitica |
Canada: un'economia robusta ed in crescita |
Il Canada occupa l’ottavo posto tra le massime economie industrializzate ed anche nel primo semestre di quest’anno si conferma in ottima salute in tutti i settori. Negli ultimi anni sia la crescita della produzione che quella dell’occupazione sono state robuste, con un tasso di disoccupazione che ha toccato il livello più basso mai raggiunto dal ’74. Il recente trend sembra continuare: il prezzo del petrolio rimane alto e la sua produzione è in procinto di aumentare in modo vertiginoso negli anni a venire per raggiungere i circa 3,5 milioni di barili al giorno nel 2015. Il Canada si conferma il secondo più grande esportatore di gas naturale, dietro la Russia, e il nono esportatore di petrolio.
L’economia canadese cavalca l’onda del boom del petrolio Sono proprio le province dell’Ovest, in possesso di grandi risorse naturali, a trascinare l’economia canadese: Statistics Canada ha confermato un tasso di disoccupazione del 6,1%, che in Alberta, la regione del petrolio, tocca il 3,1%. L’ufficio centrale di statistica però ha anche rilevato la perdita di 4.500 posti di lavoro a livello nazionale nel mese di giugno, contro la creazione di 96.000 posti di lavoro nel mese di maggio. Gli economisti non hanno prestato comunque troppa attenzione a questo calo, ritenendolo più che altro di assestamento dopo la veloce crescita degli ultimi mesi. Per tenere sotto controllo il tasso di inflazione e tornare sotto un livello del 2% la Banca del Canada ha ritenuto necessario mantenere invariato il tasso ufficiale di sconto al 4,25 %. Nella nota pubblicata in questo mese in occasione dell'appuntamento mensile per la revisione del costo del denaro, la Bank of Canada ha sostenuto che il controllo dell’inflazione sarà esercitato dall’economia americana che registra qualche rallentamento e dalla forza del dollaro canadese rispetto a quello Usa. Gli analisti ritengono che nel breve termine il dollaro canadese potrà essere penalizzato perdendo qualche punto rispetto alla valuta americana, ma nel medio termine tornerà ad alti livelli essendo sostenuto dal prezzo del greggio che continua a salire. L’ottimismo della Banca centrale canadese nel controllare l’inflazione deriva dalle previsioni a lungo termine. Il governatore David Dodge ha detto che se il sistema produttivo canadese in questi mesi è al massimo delle sue capacità, anche oltre il limite, le previsioni di crescita per il 2007 e il 2008 parlano di una crescita molto più debole e quindi sufficiente a bloccare un eventuale ripresa del costo della vita. La fiducia del consumatore canadese continua ad essere molto alta ma tale richiesta verrà compensata dalla riduzione della domanda dall’estero, calo che sarà provocato, sempre secondo le previsioni, dalla forza della moneta nazionale. Il gap fiscale delle province canadesi Il quadro generale della situazione economica canadese, inserito nel contesto internazionale, sembra essere molto positivo ma questo non impedisce l'emergere di gravi squilibri tra le varie province. Già un rapporto dell’agosto del 2005 aveva sottolineato come il gap di 23 milioni di dollari dell’Ontario nei confronti del governo federale stava seriamente minando la qualità di vita dei suoi cittadini. Entro pochi anni, secondo il rapporto, l’Ontario avrà sempre meno fondi per ospedali, istruzione secondaria e altri servizi pubblici,ancora meno di quanto riceveranno le altre province cosiddette povere. Il governo liberale sembra avere sottovalutato il problema, mentre il governo Harper ha creato da subito una Commissione Federale per esaminare lo stato dei rapporti economici tra Ottawa e le province, la quale, terminata la sua indagine, ha chiesto di cambiare la formula finora adottata per la ripartizione delle risorse tra i vari governi. In particolare la Commissione ha suggerito di includere parte dei proventi delle risorse energetiche nel computo finale dei versamenti dalle province ad Ottawa e quindi nel sistema di ripartizione di tali fondi ai governi locali. Fino ad ora nel calcolare le ricchezze di una provincia venivano esclusi i proventi delle vendite dei prodotti petroliferi e dell’energia in generale. Le province sono divise in due gruppi: povere e ricche. Nel secondo gruppo vi sono l’Ontario e l’Alberta. Tutte le altre sono considerate povere. Attraverso un complicato meccanismo viene calcolata la ricchezza di una provincia e in base ad essa di decide l’ammontare dei versamenti al governo federale che provvederà a sua volta a ripartire tali fondi alle province a seconda delle loro esigenze, al fine di evitare differenze nei servizi sociali tra Canadesi che risiedono in province diverse. Da anni le province povere ritengono che tali finanziamenti debbano essere aumentati ma l’Ontario, la provincia che sostiene la spesa maggiore, contesta la formula attuale, colpevole di penalizzare i propri contribuenti. Proprio a causa del gap registrato nel 2005, il governo con sede a Toronto intende quindi ridurre i suoi versamenti. Affinché questo sia possibile dovrebbero essere aumentate le contribuzioni dell’Alberta e del Saskachewan – altra provincia ritenuta ricca, anche se in modo altalenante – includendo nel calcolo i proventi delle risorse energetiche, di cui queste province sono in possesso. Questo ovviamente ha sollevato le proteste della maggior parte delle province, tranne del Quebec che riceverebbe 653 milioni di dollari in più. E’ cominciato così un serrato braccio di ferro tra le province su come affrontare e risolvere il problema dello squilibrio fiscale mentre il governo federale,come spiegato dal ministro delle finanze Jim Flaherty, intende comunque andare avanti con una riforma, anche senza il consenso delle province. I leader provinciali si sono quindi riuniti in luglio nel Newfoundland. Il premier dell’Ontario, Dalton Mcguinty, ha ribadito che non intende aumentare i suoi contributi, anzi spererebbe in una diminuzione, calcolando che la sua provincia versa ad Ottawa 22 miliardi di dollari in più di quanti ne riceva, ed è l’unica a vedere tassata ogni sua entrata. Si oppongono invece all’inclusione dei proventi delle risorse energetiche nel calcolo della ricchezza, non solo l’Alberta, ma anche il Newfoundland e la Nova Scotia, due province che hanno recentemente scoperto risorse petrolifere. Il vertice dei premier provinciali è però fallito, concludendosi tra le polemiche, come previsto visto la mancanza di una base comune per iniziare un dialogo. Sarà quindi il governo federale a prendere una decisione in modo unilaterale, presentando un suo piano entro il prossimo autunno. E’ polemica anche sull’accordo del legname Inizialmente l’intesa raggiunta tra il Canada e gli Usa aveva trovato l’industria del legname e i governi provinciali favorevoli alla conclusione di una disputa commerciale che ormai durava da più di venti anni. Il Canada esporta ogni anno negli Stati Uniti legname per 10 miliardi di dollari, circa un terzo del mercato Usa. Le province minacciano invece ora di non riconoscere l’accordo sulle esportazioni di legname canadese verso gli Usa raggiunto all’inizio di luglio tra i rappresentanti del governo di Ottawa e quello di Washington. La British Columbia ha già minacciato di non ratificare l’accordo e grande perplessità è stata manifestata anche dal governo del Quebec e quello dell’Ontario. L’accordo prevede una durata di sette anni ma ciò che preoccupa i rappresentanti del settore forestale canadese è una clausola aggiunta all’ultimo momento e che consente ad uno dei due governi di abbandonare l’accordo con un preavviso di 13 mesi. Tale clausola scatta dopo i primi due anni dal raggiungimento dell’accordo. Secondo i critici si potrebbe avere una “pace fiscale” con gli americani di soli tre anni: dopodiché una qualsiasi polemica potrebbe riaprire la disputa. Il periodo di tempo per il quale questa tregua sarebbe garantita risulta loro troppo breve, considerando che il Canada paga una cifra pari a un miliardo di dollari per ottenerla. Il governo americano ha infatti raccolto circa 5 miliardi di dollari dalla tassa imposta sulle esportazioni canadesi, mentre l’accordo prevede una restituzione di soli 4 miliardi. Il ministro del lavoro Emerson ritiene la possibilità di una rottura dell’accordo prima dei sette anni assolutamente remota ed è deciso a portare l’accordo in Parlamento per la ratifica nel mese di settembre: potrebbero però a quel punto nascere ulteriori difficoltà, visto il governo di minoranza. I liberali hanno già espresso il loro voto contrario, e anche gli altri due partiti di opposizione non sembrano d’accordo: sarà necessario il voto favorevole di almeno uno dei tre partiti di opposizione affinché l’accordo sia ratificato in Parlamento. Le critiche ad Harper La posizione del governo Harper appare molto delicata e non proprio stabile dal momento che necessita sempre del supporto di almeno un partito dell’opposizione, partiti che non sembrano propensi a favorirlo in alcun modo soprattutto dopo le sue ultime dichiarazioni sulle azioni israeliane in Medio Oriente. Il premier conservatore aveva definito la campagna militare israeliana una “misurata risposta alle provocazioni degli Hezbollah”. Questa affermazione ha subito provocato le reazioni del partito liberale e dei socialisti. Il leader del partito liberale Bill Graham ha accusato Harper di non rispettare il tradizionale ruolo del Canada di arbitro neutrale nelle regione – Ottawa non ha inviato truppe in Iraq - e di allinearsi alla politica estera di Bush. Le dichiarazioni del premier hanno anche sollevato numerose proteste: migliaia di dimostranti, per lo più cittadini di origine libanese, sono scesi in piazza in venti città del Canada per contestare l’azione israeliana in Libano e la presa di posizione del primo ministro. Conclusioni L’economia canadese continua il suo trend positivo favorita anche dal raggiungimento di un accordo con la Russia per una importante joint-venture nel settore energetico, in particolare nello sfruttamento del gas liquido. L’accordo di massima prevede di far giungere gas liquido nel mercato nord americano attraverso il Canada e favorirebbe la realizzazione di un gigantesco progetto in Quebec. A livello politico invece sono attese importanti svolte nel periodo autunnale, sia per quanto riguarda la presentazione di un piano federale per la riforma dei versamenti alle province, sia per quanto riguarda la ratifica dell’intesa sul legname. Ogni mossa del governo conservatore deve essere valutata dal suo leader con estrema attenzione visto la posizione di minoranza all’interno del Parlamento che non gli permette di portare avanti alcun tipo di riforma senza l’apporto di almeno uno dei partiti di opposizione. |
Il Canada occupa l’ottavo posto tra le massime economie industrializzate ed anche nel primo semestre di quest’anno si conferma in ottima salute in tutti i settori. Negli ultimi anni sia la crescita della produzione che quella dell’occupazione sono state robuste, con un tasso di disoccupazione che ha toccato il livello più basso mai raggiunto dal ’74. Il recente trend sembra continuare: il prezzo del petrolio rimane alto e la sua produzione è in procinto di aumentare in modo vertiginoso negli anni a venire per raggiungere i circa 3,5 milioni di barili al giorno nel 2015. Il Canada si conferma il secondo più grande esportatore di gas naturale, dietro la Russia, e il nono esportatore di petrolio.