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Analisi Geopolitica



Medio Oriente: gli scenari economici

19 Jan 2007

Un'analisi economica della regione mediorientale impone la valutazione di molti fattori che, interagendo, creeranno le linee guida dello sviluppo futuro dell'area. Risorse, aspetti demografici e scelte dei governi si rivelano fondamentali nel delineare il panorama futuro.

La situazione attuale

I recenti conflitti che hanno attraversato la regione mediorientale (guerra in Iraq, conseguenze sugli equilibri dell'area, successive tensioni civili e militari nel paese, guerra in Libano e intervento internazionale) hanno esasperato tendenze già esistenti e attivato nuove dinamiche economiche: il petrolio è sempre più il prodotto d'esportazione principale per molti paesi e la difficoltà ad accedere alle fonti di approvvigionamento in Iraq ha causato una aumento del prezzo del greggio. Altre conseguenze sono state la ricerca di fonti energetiche alternative, presenti nella regione, quali il gas naturale, così come la volontà di irrobustire con investimenti mirati settori ancora sottodimensionati quali l'industria pesante. (Cfr. Medio Oriente: caratteristiche peculiari dell'industria metallurgica)
In paesi per i quali l'esportazione di petrolio rappresenta la principale voce attiva del PIL, quali quelli mediorientali, ad esclusione di Giordania e Israele, gli alti prezzi del greggio e l'espansione della produzione hanno favorito una apprezzabile crescita interna. All'interno della categoria dei paesi esportatori di petrolio si può distinguere un altro sottogruppo costituito dagli stati facenti parte del GCC (Gulf Cooperation Council), cioè Kuwait, Qatar, Oman, Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi, i quali prospettano un'unione doganale e monetaria per il 2010 e un mercato unico per il 2007.

Aspetti comuni e differenze

Dopo l'Arabia Saudita, al primo posto nelle statistiche del World Oil and Gas Review compilato dall'ENI (Ente Nazionale Idrocarburi, Italia), Iran ed Emirati Arabi Uniti si situano tra i primi dieci paesi al mondo per produzione di petrolio grezzo e non convenzionale e liquidi di gas naturale mentre l'area mediorientale nel suo complesso è la maggiore produttrice mondiale con 25.257 barili al giorno. Il gas naturale è tra i prodotti emergenti delle economie di molti paesi mediorientali: Arabia Saudita, Iran, Emirati Arabi e Qatar sono stati registrati nel 2006 tra i primi 20 paesi al mondo per produzione, mentre gli stessi si collocano nei primi cinque posti delle classifiche globali per riserve nel 2006. Questo dato fa presagire quale importante fonte di sviluppo potrà diventare in un futuro prossimo il gas naturale per i paesi considerati.

I grandi stati del Medio Oriente come l'Egitto e l'Iran affrontano problemi di particolare natura: il vantaggio di avere una grande disponibilità di materie prime è controbilanciato da difficoltà oggettive riguardo alla gestione di una popolazione che si aggira attorno ai 70 milioni di persone, facendo risultare i fattori demografici le vere variabili decisive nel futuro di tali paesi . L'età media molto bassa (circa un quarto degli iraniani è tra i 15 e i 25 anni, a causa delle politiche a favore di un aumento della natalità negli anni '80 che hanno portato ad indice positivo del 4%, uno dei più alti al mondo in quegli anni) fa si che emergano nuove esigenze rispetto al passato: i giovani iraniani, per esempio, sentono sempre più la necessità per il loro paese e quindi per il loro futuro di sviluppare contatti internazionali e uscire da quell'isolamento che ha caratterizzato gli ultimi decenni di vita della nazione. Le difficoltà che molti giovani devono fronteggiare negli studi o nell'intraprendere attività imprenditoriali fanno crescere i numeri dell'emigrazione, che già si attesta su alcuni milioni, verso i paesi europei, Canada, Stati Uniti; coloro che espatriano, inoltre, possono testimoniare condizioni di vita più favorevoli che in patria e rendere così attrattiva questa alternativa rispetto alla prospettiva di ingrossare le fila dei disoccupati, che nei paesi d'origine rappresentano spesso una percentuale consistente della forza lavoro .

L'Egitto è invece un esempio di paese più aperto e compatto, anche se ancora legato ad un'economia basata sul settore agricolo e peraltro non autosufficiente ma che necessità l'importazione di enormi quantità di grano; il turismo è un ambito che in Egitto così come in molti paesi dell'area sta diventando uno dei settori in espansione, insieme al gas, ma l'esportazione di petrolio continua a rimanere la principale risorsa dell'area.
Per tutti i paesi della regione, inoltre, una delle principali entrate valutarie è costituita dalle rimesse dell'emigrazione le cui principali direttrici sono verso l'Arabia Saudita (all'interno della stessa regione, che è la seconda sorgente di rimesse al mondo dopo gli Stati Uniti) o verso altri continenti. Secondo la stessa fonte, il Report 2006 della Banca Mondiale, dal regno saudita proviene il 60% dei guadagni dei lavoratori stabilitisi nei sei paesi del GCC, seguito dagli Emirati Arabi, Kuwait, Qatar, Oman, Bahrain. Tra i paesi della regione, invece, il Libano accoglie la quantità maggiore di rimesse dall'estero, stimate in 5,2 miliardi di dollari su un prodotto interno lordo di 22,7 miliardi di dollari nel 2005 (calcolati analizzando i canali ufficiali, ma si pensa aumentino del 50% se si prendono in considerazione anche i canali informali), seguito da Egitto e Giordania.

Quali prospettive?

Le questioni in primo piano attualmente sono l'instabilità politica di molti paesi, la conseguente carenza di sicurezza economica e sociale e le priorità che i governi dei paesi mediorientali decideranno di porsi riguardo l'utilizzo delle risorse naturali e finanziarie disponibili per i prossimi anni. Sarà da evitare, come avvenuto negli ultimi due decenni, che la ricchezza accumulata sia dispersa in investimenti pubblici altamente improduttivi e nell'ampliamento del settore pubblico, sostenuto da molti dei regimi autoritari dei paesi in questione perché più facilmente controllabile, a discapito dell'iniziativa privata. Di importanza fondamentale si rivelano quindi le scelte dei governi dei paesi del Medio Oriente: è auspicabile limitare la presenza eccessiva di un'amministrazione centrale che attui interventi di protezione dell'economia locale, alla lunga controproducenti per la stessa, tra le più accreditate cause della diminuzione della crescita della regione negli anni '80 e '90, dopo il boom economico dei '70.

L'apertura dei mercati, al contrario, è un fattore a favore dello sviluppo, così come dimostrato anche dall'andamento dell'economia cinese; la diversificazione dei partner commerciali, garantita dall'assenza di contenziosi internazionali tali da impedire accordi economici di peso notevole specie per quelle economie altamente dipendenti dall'importazione di prodotti finiti, permette di avere forniture garantite anche in caso di conflitti interni o internazionali che blocchino i rapporti commerciali con un paese fornitore.

Un altro elemento fondamentale nell'affermazione economica dei paesi mediorientali è la ricerca di una stabilità delle istituzioni che assicuri la continuità delle politiche economiche che a sua volta incoraggi gli investimenti esteri e freni le imprese dall'abbandonare il paese per timore di subire danni agli impianti già esistenti. Un'altra iniziativa importante per il futuro degli stati della regione è l'impiego dei proventi dell'esportazione del petrolio verso la creazione di opportunità lavorative per la consistente forza lavoro, in aumento dato l'indice demografico positivo di molti paesi: provvedere quindi ad un'ampia fascia della popolazione in cerca di occupazione ed evitare la “fuga di cervelli” che impoverisce le economie dei mercati emergenti, come vengono definiti Egitto, Giordania, Libano, e in passato Iraq o ancor più dei paesi poveri, come lo Yemen, deve essere definita una delle priorità dei governi, che devono, al contrario, incoraggiare la formazione di capitale umano con una preparazione tale da fornire strumenti per lo sviluppo del paese. Il trasferimento in paesi che offrono più opportunità nel campo della ricerca è un fenomeno tipico in tutti quei paesi dove non si provvede a trovare uno sbocco lavorativo per coloro che hanno un'educazione superiore, che si potrebbe contrastare tramite una diversificazione delle attività produttive, specie in quelle economie dove si investe su un unico prodotto (generalmente il petrolio).

La popolazione giovane e acculturata rappresenta un vero e proprio serbatoio per la crescita dei paesi che presentano parametri propri di una situazione di arretratezza economica ma anche un rischio per la stabilità istituzionale se la classe al potere, magari già dilaniata al suo interno come nel caso iraniano, non provvede a mettere in atto riforme economiche e politiche orientate ad una liberalizzazione della vita pubblica e a migliori chance lavorative: esempi sono stati le recenti contestazioni di gruppi di studenti ad Ahmadinejad.

La domanda di lavoro nel Golfo assorbe molti laureati di paesi esportatori di lavoro quali Libano, Giordania ed Egitto; i paesi in forte crescita del GCC potrebbero aumentare da 36 a 50 milioni nel 2015 per far fronte alla richiesta di lavoratori, impiegati presso gli impianti petroliferi e nell'industria ad essi legata ma anche nel settore dei servizi (informatica, telecomunicazioni, salute, finanza, educazione), che costituisce ormai un polo di attrazione. Gli emigranti di lungo periodo e maggiormente preparati, ottenendo il diritto di acquisire proprietà, diventerebbero a loro volta soggetti di domanda di servizi e beni, arrivando a modificare la struttura dei mercati della regione del Golfo. Se le rimesse rappresentano un pericolo perché incoraggiano una mentalità assistenzialista in chi ne usufruisce, permettono comunque di diversificare l'economia e costituiscono perciò una fonte alternativa di reddito.

Conclusioni

Per i paesi esportatori di petrolio le prospettive di crescita sono maggiormente positive, dato che i prezzi di tale bene strategico rimarranno prevedibilmente alti e possono investire i proventi in attività di sviluppo fornitrici di reddito anche per i lavoratori migranti dai paesi vicini: il compito principale dei governi sarà quindi quello di dotare gli stati di infrastrutture e servizi adeguati a rendere tale crescita stabile nel tempo, rafforzandone le basi socio-economiche.




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