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Il mercato della settimana



Cresce l’interesse per i bond in dollari

28 Mar 2007

I fondi obbligazionari area dollaro hanno chiuso il 2006 in territorio negativo, ma l’impennata dei flussi di investimento…

Nel corso dell’ultima riunione della Fed, Ben Bernanke ha annunciato la possibilità che i tassi di interesse Usa possano subire un ridimensionamento nel corso del 2007, scatenando il più violento movimento ribassista del dollaro nel cross con l’euro dell’ultimo biennio. Nei giorni successivi sembra che il cambio si sia stabilizzato e la caduta abbia subito un’interruzione, ma il rapporto di cambio si mantiene sopra quota 1,33. Ragionando su orizzonti più ampi, sembra che il livello 1,30 rappresenti una forte resistenza che viene periodicamente testata da oltre due anni.

Anche se la quotazione del biglietto verde viene considerata da più parti ‘sottovalutata’, non sono pochi quelli che sostengono che il calvario del dollaro non sia ancora finito. Mancherebbe soltanto un periodo critico che porterebbe il cross verso quota 1,40 –probabilmente come reazione ad alcune notizie negative capaci di inficiare la bontà degli indicatori macro dell’economia statunitense.

La metà dei gestori chiamati ad esprimere il proprio parere nel corso dell’ultima inchiesta mensile realizzata da Lipper Reuters, pensa che in base agli attuali fondamentali la divisa nordamericana sia sottovalutata. Solo il 28% crede che l’Usd sia sopra-valutato, mentre nel caso dell’euro quasi il 50% crede che sia sopravvalutato e solo il 14% punta su una sua sottovalutazione.

Per altro verso, le emissioni governative Usa escono vincenti dal confronto con i government bond europei. La maggior parte dei gestori pensa che il rendimento in valuta locale offerto dai titoli di debito denominati in Usd (messo a confronto con quello offerto dai principali paesi o macro- regioni sviluppate), dovrebbe offrire le migliori soddisfazioni. L’opinione sembra essere omogenea per tutti i segmenti della curva dei tassi (con la sola eccezione del medio termine che presenta una sostanziale parità).

In ogni caso, non sembra che l’investimento in bond statunitensi sia un’opzione da scartare se si può contare su un orizzonte temporale medio-lungo. I fondi comuni di investimento rappresentano un ottimo veicolo per investire in questa asset class. La gamma di strumenti offerta dalle case di investimento domestiche ed estere è molto ampia, e copre tutti i segmenti della curva dei rendimenti.

Tuttavia, per gli investitori che si soffermino sulle performance ottenute lo scorso anno sarà bene precisare che non si tratta di un’opzione adatta a chi ha un profilo orientato alla prudenza. La volatilità del tasso di cambio fa sì che le performance in euro siano condizionate dalle oscillazioni di tale cross. In Europa, i fondi obbligazionari che puntano sulle emissioni a breve e lungo termine denominate in Usd hanno chiuso il 2006 con rendimenti medio annui rispettivamente del – 6,6% e -7,86%. Al contrario, nel 2005 i rendimenti sono stati molto positivi (compresi in un range 15%-18%).

I flussi di investimento registrati dalle diverse categorie di fondi hanno solitamente una chiara correlazione con il comportamento delle diverse asset class (anche se possono subire l’influenza di altri fattori). Curiosamente, gli ultimi dati dimostrano che nel 2006 i flussi di investimento destinati ai fondi obbligazionari Usd si sono impennati a partire dalla seconda metà dell’anno. I flussi totali di investimento destinati dagli investitori europei a tale categoria hanno raggiunto i 27.000 milioni di euro. Sembrerebbe dunque che lo sforamento di quota 1,30 abbia rappresentato un punto di ingresso per gli investitori interessati a diversificare il proprio portafoglio sui titoli di debito in Usd.



Primi dieci fondi di diritto italiano ed estero ordinati secondo le performance decrescenti a 12 mesi
Dati aggiornati al 26/03/2007




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