Asset allocation |
Europa vs Usa |
| Ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno e, come sempre, inizia il periodo in cui le principali società di gestione di fondi cominciano a realizzare presentazioni e a produrre report dedicati alle previsioni per l’anno che verrà. Si tratta di un’attività di routine, ma che assume una certa importanza per l’investitore. Le strategie contengono solitamente delle previsioni concrete di comportamento (incluse all’interno di un range) per le principali assets class, scendendo nel dettaglio in merito alle preferenze regionali e al perché vengono prese certe decisioni. L’individuazione delle preferenze regionali all’interno dell’asset costituito dai titoli di rischio è stato uno degli aspetti più dibattuti ed analizzati negli ultimi due anni. La maggior parte delle case di investimento ha scommesso chiaramente per i listini europei rispetto a quelle statunitensi, ed è giusto riconoscere che hanno centrato in pieno le previsioni. Le performance dei principali mercati azionari europei hanno nettamente battuto quelle offerte dalle Borse nordamericane. Dal punto di vista dell’investitore europeo, che logicamente opera e vive in euro, il gap è stato ulteriormente appesantito dal deprezzamento del biglietto verde rispetto alla divisa unica europea. In realtà, quest’ultima variabile ha assunto un’importanza chiave nell’ultimo anno, visto che il rendimento in moneta locale degli indici di riferimento in entrambe le aree si trova in territorio positivo. Per l’investitore retail, i fondi comuni di investimento rappresentano la migliore opzione per esporsi in maniera diversificata ed efficiente a queste assets (che ospitano un’elevata quantità di titoli). L’impennata dei flussi di investimento destinati alla sottoscrizione di quote di fondi comuni ‘azionari America’ e soprattutto ‘azionari Europa’, dimostra che gli investitori privati si sono mossi proprio in questa direzione. Le performance media da inizio anno– espresse in euro- dei fondi comuni di investimento appartenenti alle due categorie precedentemente citate, sono state pari, rispettivamente, all’1,30% (America) e 6,9% (Europa). Salvo catastrofi dell’ultima ora, il 2007 sarà il terzo anno consecutivo in cui i fondi specializzati sui titoli di rischio europei supereranno quelli dedicati ai titoli Usa. Nel 2006, le performance medie sono state rispettivamente dello 0,4% e del 17,7%. Nel 2005 –un anno caratterizzato da un parziale e temporaneo recupero del Dollaro- i rendimenti furono, rispettivamente, del 19,7% e del 22,3%. La domanda d’obbligo in queste settimane riguarda le previsioni delle case di investimento per il 2008, e si concentra sulle chance che le Borse europee possano superare per il quarto anno consecutivo quelle nordamericane. Il primo dubbio si dissiperà in un breve lasso di tempo, anche perché sembra proprio che i gestori sono pronti a scommettere, ancora una volta, sui listini del Vecchio Continente. In particolare, alcuni mercati, come quello tedesco, continuano a capeggiare le preferenze di un elevato numero di gestori. Le ragioni a supporto di questa scelta non sembrano discostarsi molto da quanto proferito dai money manager negli ultimi tempi. Le corporate europee hanno portato a termine un’importante lavoro di risanamento e ristrutturazione, ed ora stanno raccogliendo il frutto di tale impegno. Molte grandi società europee stanno beneficiando della forte esposizione alle economie Emergenti e della continua accelerazione registrata da queste ultime. In base a questo ragionamento, sembrerebbe proprio che le valutazione delle azioni europee continueranno ad essere più interessanti rispetto a quelle nordamericane. Addizionalmente, il momentum non si accompagna bene ai titoli di rischio Usa. Nell’ultimo report curato dagli analisti di Reuters – e dedicato ai risultati e al consensus delle società incluse nell’indice Standard and Poor’s 500- si evidenzia che le corporate Usa dovrebbero sperimentare un calo degli utili pari al 2% nel terzo trimestre del 2007. Si tratterebbe del primo calo dal secondo trimestre del 2002. Inoltre, l’andamento del Dollaro inizia a preoccupare gli operatori economici. Infine, la crisi del settore creditizio sta punendo con maggiore intensità il settore finanziario statunitense rispetto a quello europeo. |