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Il coronavirus e le sue ripercussioni sull’economia

Il Covid preoccupa per l'aumento di morti e le ripercussioni sull'economia. Le grandi aziende iniziano a rivedere le loro reti commerciali e i collegamenti tra Paesi diventano instabili. Gli esperti prevedono politiche più aggressive per favorire la ripresa della crescita.

31/01/2020
città orientale
Economia e Covid

Le preoccupazioni sulla diffusione del coronavirus aumentano: le grandi holding iniziano a rivedere le loro reti commerciali (Ikea chiude tutti gli store, Starbuck la metà dei propri negozi), si sfilacciano i collegamenti con il Regno di Mezzo (British Airways ha cancellato tutti i voli, mentre il Presidente Trump sta pensando alla stessa cosa per le compagnie aeree d’Oltreoceano), aumentano i morti (finora sono 170). La paura del contagio dalla regione di Wuhan, dove si è sviluppato il virus, si è diffusa rapidamente, anche perché l’infezione non ha ancora una cura. 

I provvedimenti per contenere la diffusione

I provvedimenti che sono stati presi finora dalle autorità cinesi sono di contenimento, mentre i tempi sull’individuazione della cura da parte dei ricercatori sono ancora incerti. Pechino ha introdotto restrizioni agli spostamenti su circa 40 milioni di persone nell’area di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei, con l’obiettivo di restringere la diffusione dell’epidemia. Tuttavia, sono stati confermati casi in almeno altri 13 Paesi o regioni, anche a una certa distanza da Wuhan, come in Francia o negli Usa. Alcuni casi sospetti anche in Italia, tutt’ora sotto osservazione. 

Gli investitori già si sono diretti verso i ‘porti sicuri’

Ma quali sono le sue implicazioni sul fronte economico? Potrebbe far deragliare la ripresa globale e, per prima, quella della Cina? Se lo sono chiesti in Schroders. La diffusione del virus, hanno osservato Piya Sachdeva, economist e Azad Zangana, senior european economist and strategist di Schroders, ha già impattato sul sentiment degli investitori: “gli asset più rischiosi come le azioni stanno incontrando difficoltà, mentre quelli considerati ‘porti sicuri’ come oro e titoli di Stato sono in crescita. Intanto, il prezzo del greggio Brent è crollato sotto ai 60 dollari al barile per la prima volta dall’escalation delle tensioni in Medio Oriente”. E così le Borse mondiali hanno azzerato i guadagni registrati da inizio del 2020.

La coincidenza con il Capodanno Cinese

Il ‘terremoto’ provocato dal coronavirus a livello di domanda è significativa per la Cina, ma lo è altrettanto, se non di più, per l’economia globale a livello di catena di approvvigionamento. Secondo le due economiste, “le tempistiche della diffusione del virus sono infelici, dato che coincidono con il Capodanno Cinese, il maggiore evento migratorio umano annuale, con milioni di persone in viaggio, il che rende problematico il contenimento del virus”. Anche se, precisano, “dal punto di vista della produzione, le fabbriche sarebbero state comunque chiuse durante i festeggiamenti”.

Il paragone con l’effetto SARS sulla congiuntura

Le autorità nel frattempo hanno annunciato un’estensione di tre giorni al periodo festivo, ma il rischio è che la chiusura potrebbe essere ulteriormente prolungata. Anche con la ripresa della produzione, è possibile che le fabbriche non saranno in grado di mantenere lo stesso livello di output. L’evento storico più simile è quello della diffusione della SARS nel 2002-2003, durata circa 9 mesi con 800 vittime. Studi accademici stimano che la SARS abbia portato a un calo del Pil cinese tra -1% e -2%.

In questo caso, pur essendo solo a qualche settimana di distanza dall’esplosione del virus, le autorità hanno agito più velocemente per limitare gli spostamenti.  

Da Pechino attesa aggressive politiche monetarie e fiscali

Nonostante gli sforzi, il coronavirus si sta diffondendo rapidamente, complice il fatto che è infettivo anche durante il periodo più lungo dell’incubazione (prima che i primi sintomi si manifestino), anche se il tasso di mortalità è più basso in questa fase – circa un terzo rispetto alla SARS. Nel breve termine, le restrizioni sui viaggi e le preoccupazioni dell’opinione pubblica ridurranno probabilmente la domanda delle famiglie in Cina, così come il turismo. Combinato con il potenziale ritardo nel ritorno a una produzione normale, il rischio che la crescita in Cina scenda al di sotto del 6% anno-su-anno nel primo trimestre è in aumento. Più precisa un’analista di AllianceBernstein, secondo cui la Cina per almeno altri 3-4 mesi sarà impegnata a combattere oltre che contro la diffusione del coronavirus anche con il danno causato alla crescita economica che – stima – è previsto nella misura di un calo pari all’1% del Pil reale. Di riflesso è lecito aspettarsi un allentamento significativo della politica monetaria e fiscale per far si che il tasso di crescita che Pechino ha come obiettivo (6% annuo) sia rispettato. 

Il contributo della Cina al PIL mondiale è molto cresciuto 

Per il resto del mondo, visti i modesti livelli di crescita, i potenziali disagi causati nei prossimi mesi potrebbero avere un effetto diffuso. La Cina è infatti oggi più importante che mai per l’andamento della congiuntura mondiale. Al momento dell'epidemia di SARS nel 2002, la Cina rappresentava il 4,2% dell'economia mondiale e un contribuito pari al 18% alla crescita del PIL mondiale. Nel 2018, la sua quota del PIL mondiale era salita al 15,8%, con il 35% della crescita globale proveniente dalla Cina. 

È un’importante incognita sulla crescita globale

Se l'epidemia si protrarrà per un periodo di tempo significativo, “i livelli di disruption – secondo l’analisi di Schroders - avranno un impatto negativo sui partner commerciali, in particolare sul resto dell'Asia, sull'Australia e potenzialmente sull'Europa. La ripresa della produzione globale, appena iniziata, rischia ora di deragliare”. Per i policymaker, l'obiettivo primario è quello di contenere l'epidemia il più rapidamente possibile. È possibile che i Governi interverranno per sostenere la domanda in Cina e le imprese di altri Paesi. Nel frattempo, laddove le Banche centrali hanno ancora un margine di manovra, potrebbero essere chiamate ad allentare ulteriormente.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

coronavirus pil cina francia pechino
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