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Il futuro della consulenza finanziaria

12/12/2017

fintechSe ne parla da molto tempo ma è ragionevole pensare che in futuro i colossi di internet possano uscire dai servizi base per trasformarsi in vere e proprie conglomerate dei servizi finanziari virtuali? La domanda ovviamente non ha una facile risposta. Se dobbiamo guardare ai tentativi fatti finora dalla grande distribuzione tradizionale, vediamo che essi si sono in pratica arenati contro i limiti legislativi che hanno impedito a diversi player di allargarsi oltre un certo livello nell’ambito della finanza. Va specificato, però, che nell’epoca dell’onnipresenza di internet i paradigmi appaiono completamente diversi: come abbiamo visto, anche la legge non sa molto bene che cosa fare di fronte a filiere consolidate che da un giorno all’altro si ritrovano completamente sconvolte. Un comparto, ad esempio, dove probabilmente gruppi come Google o Amazon potrebbero entrare è senz’altro la consulenza finanziaria. Da una parte, infatti, vengono portati avanti investimenti enormi nell’intelligenza artificiale che permettono di analizzare l’impressionante mole di dati a disposizione.

Dall’altra proprio questi ultimi possono offrire potenzialmente un polso in tempo reale di quella che è l’economia globale, fornendo un aiuto straordinario per compiere scelte di investimento con un livello di profondità e di velocità impensabili nel recente passato. Se diamo un’occhiata sempre a quanto riportato da PricewaterhouseCoopers scopriamo alcuni elementi interessanti: «Il proliferare di dati, i nuovi mezzi per catturarli e il declino dei costi associati a queste attività stanno cambiando il panorama complessivo. Nuovi utilizzi dei dati si trovano in tutto lo spettro dei servizi finanziari, dal trading istituzionale al risk management fino alle attività di wealth management a livello retail. Il maggiore grado di sofisticazione delle analisi sta riducendo l’asimmetria informativa fra istituzioni finanziarie di grandi dimensioni e quelle più piccole e persino rispetto agli investitori, con questi ultimi che stanno traendo beneficio da soluzioni automatizzate. Sistemi di analisi complessi, infatti, sono in grado di utilizzare tecniche tipiche del trading più avanzato e della gestione del rischio, come algoritmi predittivi e di analisi del comportamento, il tutto il tempo reale. I gestori di patrimoni sempre di più utilizzano soluzioni analitiche in ogni fase della gestione dei propri clienti allo scopo di accrescere la fedeltà dei risparmiatori e abbattere i costi. Incorporando diverse fonti di dati, sono infatti in grado di formare una visione più olistica dei clienti per anticipare e soddisfare meglio i loro bisogni».

A queste trasformazioni si uniscono diverse tendenze evidenti fra le nuove generazioni di desiderio di personalizzazione delle proprie esperienze di servizio. Sempre dallo stesso report di PwC: «Man mano che i clienti diventano sempre più avvezzi all’esperienza digitale offerta da aziende come Google, Amazon, Facebook e Apple, si aspettano anche lo stesso livello di esperienza di servizio con i propri fornitori di strumenti finanziari. La Fintech sta cavalcando l’onda di questi cambiamenti con soluzioni che possono affrontare in maniera più adeguata i bisogni degli investitori, offrendo una maggiore accessibilità, una più elevata convenienza e prodotti su misura. In questo contesto la ricerca della centralità della clientela è diventata la priorità numero uno per venire incontro ai bisogni di un pubblico di nativi digitali. Detto ciò, possiamo tentare di arrivare a una conclusione: in realtà il fatto che i gruppi tradizionali dell’asset management e della consulenza possano venire spazzati via dai nuovi player è un rischio più teorico che pratico.

Come potrebbe, infatti, un’ipotetica Google Bank da 150 milioni di clienti, perlopiù retail, seguire con un approccio tailor made questa gran mole di investitori (in realtà dei meri numeri su uno schermo di un computer) dalle esigenze più disparate? Prevedibilmente riusciranno solo a offrire un’advisory e una gamma prodotti standardizzata, magari generata da potenti computer, che pur efficientissimi, non sono certamente in grado di cogliere e percepire, differentemente dal consulente finanziario in carne e ossa, le preferenze e i timori, magari appena accennati, della clientela. In ogni caso, come, ad esempio, Google ha rivoluzionato la pubblicità e la maniera di distribuire media, creando al contempo una miriade di nuovi business che senza di essa non avrebbero potuto esistere, così il consulente del futuro potrebbe servirsi dell’immensa mole di dati e di capacità analitica per creare soluzioni personalizzate, in tempi rapidi e a costi ridotti, di grande qualità. Dall’altra parte se pensiamo ad Amazon, vediamo come coesistano in simbiosi il proprio market place e le terze parti. Un fatto comunque è certo: in dieci anni probabilmente il panorama della gestione del denaro sarà scarsamente riconoscibile rispetto a oggi.

A cura di: Massimiliano D'Amico
Parole chiave: consulenza, fintech, big data
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