Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per conoscere la nostra policy e/o negare il consenso all'utilizzo dei cookie di terze parti clicca qui.
Continuando la navigazione o cliccando sul tasto "OK" ne autorizzi l'uso.
Scopri gratuitamente il nostro servizio
Scopri i vantaggi del nostro servizio

COMPILA IL MODULO PER ESSERE RICHIAMATO

Se sei interessato al nostro servizio lasciaci i tuoi dati. Un nostro operatore ti contatterà per fornirti gratuitamente e senza impegno tutte le informazioni relative a FondiOnline.it

DATI DI CONTATTO

* Nota: i campi indicati con l'asterisco sono obbligatori

INFORMAZIONI ADDIZIONALI

PRIVACY E CONDIZIONI DI UTILIZZO

CGIA: ristori insufficienti, coperto solo 25 pct delle perdite

22/12/2020

CGIA: ristori insufficienti, coperto solo 25 pct delle perdite

Lo sforzo economico messo in campo dal Governo non ha precedenti. Dall’inizio della crisi pandemica fino ad oggi, le risorse dirette a sostegno delle imprese ammontano a circa 35 miliardi. Nonostante ciò, questi aiuti sono stati, per la gran parte dei destinatari, del tutto insufficienti. E dopo l’approvazione dell’ultimo DPCM la situazione è destinata a peggiorare. Per esempio secondo la CGIA i contributi a fondo perduto concessi ad artigiani, piccoli commercianti, ristoratori ed esercenti colpiti dal Covid hanno coperto mediamente solo il 25% delle perdite di fatturato subite.

Passare dalla logica dei ristori a quella dei rimborsi

Gli stessi esperti non escludono, a seguito delle difficoltà di questi mesi, che almeno 350 mila piccole e micro aziende di questi settori chiuderanno definitivamente entro la fine di dicembre, lasciando senza lavoro almeno un milione di addetti. Per sostenere quelle imprese che continueranno l’attività è necessario un cambio di marcia: passare dalla logica dei ristori a quella dei rimborsi. Come? In primo luogo, secondo il coordinatore dell’Ufficio studi di CGIA, Paolo Zabeo, indennizzando fino al 70% i mancati incassi e, poi, abbattendo i costi fissi, così come ha stabilito la Commissione Ue. Altrimenti, l’Italia rischia una desertificazione dei centri storici e dei quartieri, poiché non potranno più contare sulla presenza di tantissimi negozi di vicinato.

Dall’Ue un approccio contraddittorio e inopportuno

Da Bruxelles arriva comunque un approccio contraddittorio al tema: se da un lato riconosce alle Pmi con una perdita di almeno un terzo del fatturato la possibilità di vedersi rimborsare fino al 90% dei costi fissi, dall’altro ha introdotto una definizione dello stato di inadempienza delle aziende molto più rigoroso. Da gennaio, ricorda il segretario Renato Mason, questa nuova misura in materia di default rischia di mettere in seria difficoltà tante aziende, soprattutto quelle di piccola dimensione: dopo aver abbassato la soglia di sconfinamento per cittadini e imprese, per evitare gli effetti negativi dei crediti deteriorati, l’Ue ha imposto alle banche l’azzeramento in 3 anni dei crediti a rischio non garantiti e in 7-9 anni quelli con garanzia reali.

Necessari più aiuti alle imprese

Aiutare le imprese in modo più massiccio di quanto fatto finora è essenziale, anche se questo comporterà un aumento del debito pubblico. È un passo ineludibile perché, spiegano gli esperti, se non salviamo le imprese e i posti di lavoro, non poniamo le basi per far ripartire la crescita economica, unico ‘strumento’ in grado di ridurre la mole di debito pubblico che sta minando il futuro del Paese. Passo inevitabile anche perché la situazione odierna provocata dal coronavirus è diversa da quella vissuta nella primavera scorsa. Se allora tutte le imprese erano state costrette alla chiusura (con l’eccezione di quelle essenziali), oggi gran parte sono aperte e, in massima parte, sono state oggetto di restrizioni alcuni settori ubicati nelle regioni ritenute più a rischio contagio.

Molti i settori che ‘lavorano’ al rallentatore

A queste attività chiuse per decreto, secondo l’analisi offerta dalla CGIA, non sono dunque più sufficienti dei semplici ristori, ma è necessario uno stanziamento che compensi quasi totalmente sia i mancati incassi, sia le spese correnti che continuano a sostenere. La stessa cosa va definita anche per quei comparti che, seppur in attività, è come se non lo fossero: in particolar modo le imprese commerciali e artigianali ubicate nelle città d’arte che hanno subito un tracollo delle presenze turistiche straniere e, soprattutto, il trasporto pubblico locale non di linea (bus operator, autonoleggio con conducente e taxi) che, sebbene in servizio, hanno i mezzi fermi nelle rimesse o nei posteggi.

A cura di: Fernando Mancini
Parole chiave: governo, cgia, coronavirus, dpcm
Come valuti questa notizia?
CGIA: ristori insufficienti, coperto solo 25 pct delle perdite Valutazione: 0/5
(basata su 0 voti)
Qualsiasi decisione di investimento che venga presa in relazione all'utilizzo di informazioni ed analisi presenti sul sito è di esclusiva responsabilità dell'investitore, che deve considerare i contenuti del sito come strumenti di informazione. Le informazioni, i dati e le opinioni fornite all’interno della sezione “news” di questo sito si basano su fonti ritenute affidabili ed in buona fede; in nessun caso, tuttavia, si potrà ritenere che Innofin SIM abbia rilasciato attestazioni o garanzie, esplicite o implicite, in merito alla loro attendibilità, completezza o correttezza. Lo scopo dei dati e delle informazioni divulgate attraverso la sezione “news” del sito è prettamente informativo; esse non rappresentano, in alcun modo, una sollecitazione all'investimento in strumenti finanziari.
« Notizia precedente
Fondi immobiliari: Italia vicina ai 100 miliardi
Notizia successiva »
Misery Index: peggiora il disagio sociale in ottobre