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Italia: meno giovani, più pensionati. Chi lavorerà nel 2030?
Per colmare la carenza di manodopera si può favorire l’ingresso di stranieri già formati e fare maggiori investimenti nella formazione. L’invecchiamento della popolazione salirà la spesa previdenziale e sanitaria: entro il 2050 gli over 65 potrebbero rappresentare il 35 per cento degli italiani.
L’Italia invecchia e si prepara ad affrontare una delle più grandi sfide economiche e sociali del prossimo futuro: trovare chi sostituirà i lavoratori destinati a uscire dal mercato del lavoro. Negli ultimi dieci anni, la popolazione italiana tra i 15 e i 34 anni è diminuita di quasi 550 mila unità. Nel frattempo, entro il 2029, quasi 3 milioni di persone lasceranno fabbriche, uffici e attività autonome per raggiunti limiti di età o di anzianità contributiva. A lanciare l’allarme è l’Ufficio studi della CGIA, che mette in relazione due fenomeni destinati a incidere profondamente sul futuro dell’economia italiana: da una parte la progressiva riduzione della popolazione giovane, dall’altra l’uscita dal lavoro di una vasta generazione di baby boomer.
Quasi 3 milioni di lavoratori verso la pensione
Secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere-Anpal, tra il 2025 e il 2029 lasceranno il mercato del lavoro quasi 3 milioni di italiani: poco più di 1,6 milioni di dipendenti privati, 768.200 dipendenti pubblici e 665.500 lavoratori autonomi. Il ricambio generazionale rischia di diventare particolarmente problematico per le piccole imprese, che spesso faticano più delle grandi aziende ad attirare giovani. In molte realtà produttive trovare personale è già oggi una delle principali difficoltà. Le maggiori criticità potrebbero riguardare Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, dove l’incidenza delle uscite dei dipendenti privati sul totale dei lavoratori destinati a lasciare il mercato sarà rispettivamente del 64,6%, del 58,6% e del 56,5%.
Immigrazione e formazione per colmare i vuoti
Di fronte alla carenza di manodopera, l’immigrazione può rappresentare una risposta nel breve periodo, ma non sarà sufficiente a compensare la progressiva riduzione della popolazione giovane italiana. La CGIA propone di rafforzare i percorsi di ingresso regolare, privilegiando persone formate nei Paesi d’origine e già in possesso delle competenze richieste dalle imprese italiane. Tra le ipotesi figura la creazione di corsie preferenziali per chi abbia frequentato corsi di lingua italiana e conseguito qualifiche professionali coerenti con le esigenze del mercato del lavoro. Alle imprese spetterebbe però un ruolo decisivo: garantire occupazione stabile e sostenere i nuovi lavoratori anche nella ricerca di un alloggio dignitoso e accessibile.
Pensioni e sanità, le altre sfide
L’invecchiamento della popolazione pone interrogativi anche sulla sostenibilità del sistema pensionistico. Le proiezioni di Istat e Ministero dell’Economia e delle Finanze indicano un aumento transitorio della spesa previdenziale, destinata a passare dall’attuale 15,4% del Pil a un picco vicino al 17% intorno al 2040, per poi scendere gradualmente sotto il 14% entro il 2070. Il problema, tuttavia, riguarda anche l’importo delle pensioni future. I giovani di oggi, spesso alle prese con carriere discontinue e salari contenuti, rischiano di ricevere assegni insufficienti a garantire una vecchiaia economicamente serena. Per questo, secondo la CGIA, sarebbe necessario incentivare maggiormente la previdenza complementare. La sfida sarà anche sanitaria. Oggi gli over 65 rappresentano circa un quarto della popolazione italiana e assorbono circa il 60% della spesa sanitaria nazionale. Entro il 2050 potrebbero arrivare a costituire il 35% della popolazione complessiva, con un aumento della domanda di cure, assistenza e servizi per la non autosufficienza.
Italia maglia nera in Europa per la perdita di giovani
Tra il 2015 e il 2025, la popolazione italiana tra i 15 e i 34 anni è diminuita del 4,3%, contro una media dell’Eurozona del -0,4%. La Germania ha registrato un calo dell’1,8%, mentre Francia, Spagna e Paesi Bassi hanno segnato una crescita, anche grazie all’apporto della popolazione immigrata. In Italia, i giovani tra i 15 e i 34 anni sono oggi circa 12,1 milioni. Le proiezioni indicano però un calo a 11,8 milioni nel 2035 e a 10,1 milioni nel 2045: quasi 2 milioni in meno rispetto a oggi. Il fenomeno è particolarmente grave in Calabria, che negli ultimi dieci anni ha perso il 18% dei giovani, seguita da Sardegna (-17,2%) e Basilicata (-16,6%). In controtendenza Liguria, Lombardia ed Emilia-Romagna. La questione demografica, dunque, non riguarda soltanto le nascite: coinvolge lavoro, pensioni, sanità e competitività. Nei prossimi anni l’Italia dovrà sostituire milioni di lavoratori mentre la platea dei giovani disponibili a entrare nel mercato si restringerà. La domanda è quindi destinata a diventare sempre più urgente: chi lavorerà in Italia nel 2030?