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Idee per chi è a caccia di valore

19/04/2018

Idee per chi è a caccia di valoreTre spunti per cercare valore nei mercati. In primis evitare strumenti sopravalutati.  Puntare sulle obbligazioni a breve scadenza e sulle asset class non statunitensi in grado di offrire performance positive a chi privilegia gli strumenti in usd

Il team di Neuberger Berman ha individuato tre idee da sviluppare per gli investitori a caccia di valore.  La prima è semplice: evitare gli strumenti sopravvalutati. Nel contesto attuale è consigliabile adottare tattiche leggermente difensive, in previsione di un miglioramento delle valutazioni. Spesso questo significa ricorrere ai “titoli di Stato”. Ma da inizio anno, i titoli di Stato si sono rivelati piuttosto instabili e non hanno in realtà consentito alcuna diversificazione significativa nei momenti di maggior debolezza dei mercati : al 12 aprile, la performance dei Treasury USA a 10 anni era pari al -3,0%, ad esempio, mentre quella dei Treasury a 30 anni era del -4,9%.

Dove il team vede del valore? Un segmento è quello del reddito fisso con duration breve. Spesso ricordato che l’appiattimento delle curve porta in sé il seme della propria rovina, poiché esercita sugli investitori una forte spinta a ricercare scadenze più brevi. All’inizio dell’anno, il team aveva evidenziato  che l’aumento dei tassi da parte della Federal Reserve avrebbe riportato la liquidità alla ribalta, trasformandola addirittura in una classe di attivo competitiva per chi investe in dollari. L’aumento dei tassi crea nicchie di valore nei prestiti bancari, nell’obbligazionario investment grade o high yield con duration breve e nei titoli a tasso variabile. Se non altro, chi investe in dollari non deve più aspettare 10 anni per un rendimento del 3%: oggi è possibile ottenere quel risultato attraverso portafogli diversificati con duration breve.

La terza idea consiste nel concentrarsi su classi di attivo non statunitensi che offrono una dinamica positiva a chi investe in dollari. Alcune opportunità, come il debito messicano in valuta locale, offrono rendimenti reali più elevati, contrariamente ai mercati investment grade e high yield statunitensi che offrono rendimenti relativamente ridotti. Inoltre, poiché i rialzi della Fed e la stabilità delle politiche monetarie della BCE creano un differenziale sui tassi di interesse, gli investitori in dollari possono attualmente guadagnare circa il 3% all’anno coprendo i dollari in euro, rendendo pertanto interessante persino l’high yield europeo, una classe d’attivo relativamente scialba. Allo stesso tempo, questa dinamica è sfavorevole per gli investitori in euro che sono meno incentivati a investire in attivi denominati in dollari, poiché la necessaria copertura valutaria incide per il 3%.

Le politiche monetarie sono la causa principale della volatilità

Il rincaro della copertura valutaria e il rischio che possa produrre ripercussioni a catena nei flussi di investimento sono argomenti pertinenti alla nostra seconda domanda: quanto potrebbe durare questa volatilità?

Ora come ora, la principale causa della volatilità è la politica commerciale statunitense che, tuttavia, secondo il team, uscirà lentamente di scena. Ad ogni modo, è essenziale riconoscere che l’aumento della volatilità va ricondotto anche a cambiamenti veri e propri in atto nei mercati. L’aumento dei costi della copertura valutaria, l’aumento dei tassi e l’allargamento degli spread LIBOR-OIS e persino la sottoperformance dei titoli investment grade rispetto a quelli high yield o la sottoperformance dei titoli con rating BB rispetto ai titoli con rating CCC sono tutti fenomeni causati da un fattore semplice ma potente: la politica di irrigidimento adottata della Federal Reserve con un aumento dei tassi e una riduzione del proprio bilancio.

Le politiche commerciali, le vicende politiche statunitensi, la Brexit, le tornate elettorali nei mercati emergenti sono tutti eventi che produrranno un loro impatto. Ma il principale fattore alla base della volatilità è la normalizzazione delle politiche della banca centrale e rimarrà tale anche nel futuro immediato. Nei prossimi 12-18 mesi altre banche centrali seguiranno le orme della Fed e, finché la normalizzazione non sarà in vista o imminente, il team ritiene  che il contesto attuale sia favorevole a portafogli obbligazionari con un leggero orientamento relative value, anziché posizionati in vista di drastici mutamenti in quei mercati.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: bond, azioni, valutazioni, assets
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