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Distorsioni da iperinflazione

04/05/2018

Distorsioni da iperinflazione

La continua svalutazione del Bolivar, la divisa venezuelana, è talmente fuori controllo che potrebbe comportare lo scoppio del sistema di negoziazioni sul listino domestico. In Venezuela l’iperinflazione sta facendo lievitare le quotazioni azionarie espresse in valuta locale

La Borsa valori di Caracas è probabilmente la più rialzista del panorama globale. Prima di tutto, il forte rialzo delle quotazioni si deve all’iperinflazione che sta dominando l’economia del paese caraibico. In secondo luogo, il sistema informatico della Borsa locale è sotto pressione a causa dei continui rialzi dei prezzi dei titoli e potrebbe non essere in grado di reggere ancora per molto.

Nel mercato non ufficiale, ogni dollaro Usa viene scambiato a 623 bolivares. Negli ultimi anni, la moneta locale ha perso più del 99% del suo valore rispetto al biglietto verde. A partire dal 2 maggio  entrerà in vigore un provvedimento che eliminerà tre zeri dalle quotazioni registrate dai computer per fare in modo da evitare il tracollo del mercato azionario. L’esecutivo di Caracas aveva già annunciato la messa a punto di un piano per svalutare il bolivar per un fattore 1.000 a giugno, ma i funzionari della Borsa valori locale hanno dovuto muoversi con largo anticipo per evitare di dover fare i conti con gravi limiti tecnici al funzionamento dei sistemi informatici.

Il principale indice del mercato azionario venezuelano è lievitato del 1580% dall’inizio del 2018, dopo aver sperimentato nel 2017 un rialzo del 3.884%. Tuttavia, questo trend rialzista non ha nulla a che vedere con il buon andamento dell’economia e la fiducia riposta dagli investitori nelle potenzialità delle aziende locali. Al contrario, aziende e cittadini venezuelani stanno accumulando azioni nell’intento disperato di proteggere i propri risparmi da una divisa che sprofonda e da un’inflazione a quattro cifre.

L’andamento delle quotazioni azionarie sta tentando di tenere il passo dell’iperinflazione, seguendo un iter classico per i mercati che vengono colpiti da fasi di inflazione molto elevata. In linea di massima, le azioni sono un’asset class le cui quotazioni tendono a sviluppare un legame con l’inflazione perché le imprese tendono ad adeguare i prezzi dei beni e servizi al nuovo contesto economico. Questa situazione comporta un rialzo smisurato delle quotazioni denominate in valuta locale in Borsa. Tuttavia, questo trend rivalutativo non trova spazio quando il valore dei titoli viene espresso in valute straniere.

Il Fondo Monetario Internazionale prevede un’inflazione di quasi il 14.000% in Venezuela per l’anno in corso e una contrazione del Pil del 15% (in tal caso si tratterebbe del quinto anno consecutivo di recessione). Il report del FMI dedicato alle Prospettive Economiche Mondiali stima per l’economia venezuelana un calo del Pil del 15% nel 2018 e un ulteriore battuta d’arresto del 6% nel 2019.

Le stime sono state riviste al ribasso lo scorso ottobre (le precedenti stime indicavano un calo del Pil nell’ordine del 9% per il 2018 e del 4% per l’anno prossimo). Il report si sofferma sulla significativa diminuzione della produzione petrolifera, passata dai 2,38 milioni di barili quotidiani del 2016 ai 2,10 mln di barili diari nel terzo trimestre del 2017.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: iperinflazione, azioni, petrolio, indice
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