Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per conoscere la nostra policy o negare il consenso al loro utilizzo clicca qui. Continuando la navigazione o chiudendo il banner ne autorizzi l'uso.
Scopri gratuitamente il nostro servizio

COMPILA IL MODULO PER ESSERE RICHIAMATO

Se sei interessato al nostro servizio lasciaci i tuoi dati. Un nostro operatore ti contatterà per fornirti gratuitamente e senza impegno tutte le informazioni relative a FondiOnline.it

DATI DI CONTATTO

* Nota: i campi indicati con l'asterisco sono obbligatori

INFORMAZIONI ADDIZIONALI

PRIVACY E CONDIZIONI DI UTILIZZO

Btp, rischio ancora alto

22/12/2018

Btp, rischio ancora alto

L’anno in Italia, dopo tante polemiche, si chiude con un minimo di ottimismo: è stata evitata la procedura d’infrazione in sede europea e lo spread del Btp a 10 anni con il Bund di pari durata è, al momento in cui viene scritto questo pezzo, a 258 punti base, un livello ancora altino, ma certamente molto lontano dai massimi di 340 raggiunti soltanto poche settimane fa, quando lo scontro con le istituzioni europee era al top. L’attuale rendimento del 2,80% è certamente interessante e può indurre molti investitori a puntare, adesso che le acque sono più calme, sul titolo decennale italiano.

Ma possiamo dire che ogni pericolo è passato e che vale la pena incassare oggi un rendimento elevato? La risposta è abbastanza articolata, ma pensare che l’attuale tregua si trasformi presto in una pace è probabilmente fuori luogo. La trattativa con la Commissione europea quest’anno è stata un importante ostacolo superato, ma non certo l’ultimo.

Vediamo quali altri devono ancora essere affrontati prima di potere affermare che l’Italia è diventata un paese affidabile cui affidare con ragionevole sicurezza i propri risparmi.

Rapporto con la Commissione europea. Nell’accordo di fine anno è stato dato il via libera alla manovra italiana, ma a gennaio, quindi prestissimo, si riaprirà l’esame dei conti dell’Italia e soprattutto verrà giudicato se l’attuale governo di Roma avrà fatto i compiti come concordato. Nel caso che venga dato un giudizio negativo, si riaprirà tutto.

Ma al di là di questa tagliola, le prospettive per il prossimo anno non sono particolarmente favorevoli: la riduzione della spesa è stata realizzata sulla base del fatto che alcuni provvedimenti partiranno ad anno già inoltrato e di conseguenza agiranno sul fronte spese solo per alcuni mesi, con un consistente calo dei costi previsti. Ma questo elemento non varrà più per il 2020, quando reddito di cittadinanza e pensioni a quota 100, comunque vengano fatti, incideranno dal primo giorno dell’anno. Non a caso è stata prevista la possibilità di alzare l’Iva per il prossimo triennio fino al 26,5%. In pratica qualcosa di simile a un disastro per i consumi.

Fine del quantitative easing. A partire dal 1° gennaio la Bce non acquisterà più titoli obbligazionari sui mercati e i bond governativi italiani non avranno più il sostegno della Banca Centrale. In pratica i rendimenti obbligazionari saranno determinati esclusivamente dal mercato e rischieranno per i titoli italiani di salire in maniera consistente. È una minaccia di non poco conto.

Rating. Attualmente le agenzie di rating hanno preso un atteggiamento attendista nei confronti del Tesoro italiano e non è prevedibile che le nostre obbligazioni scendano a un livello di titoli spazzatura, almeno a breve. Un peggioramento della situazione o un riavviarsi dello scontro in sede europea probabilmente farebbe cambiare idea in negativo alle maggiori agenzie internazionali. Anche in questo caso lo spread e i rendimenti crescerebbero pesantemente.

Perturbazioni internazionali. La situazione attuale dei mercati nel mondo non è delle migliori, sia per le azioni, sia per le obbligazioni. Un crollo dei listini dei bond e delle azioni non è certo da escludere, anzi molti la stanno ritenendo un’eventualità sempre più probabile. In un contesto generalizzato di rialzo dei tassi i titoli più deboli per sopravvivere dovrebbero incrementare molto i loro rendimenti e probabilmente il Btp italiano non uscirebbe immune da un tracollo generalizzato di questo genere.

Conclusione. Un risparmiatore può anche decidere che vuole mantenere il suo investimento in Btp in portafoglio per 10 anni e al termine passare alla cassa e farsi rimborsare l’intera cifra prestata. In questo caso avrebbe garantito il suo rendimento del 2,80% annuo e il rimborso del capitale. Certo, se si verificassero alcuni degli eventi ipotizzati nel corso del decennio, il valore dei titoli acquistati oggi scenderebbe brutalmente e in caso di necessità di liquidare anticipatamente sul mercato le obbligazioni ci si troverebbe il capitale iniziale pesantemente decurtato.

Inoltre che cosa succederà nei prossimi 10 anni non lo sa nessuno (questo in fondo vale anche per il Bund tedesco) e non è detto che quando si deciderà di passare alla cassa nel 2028 si verrà immediatamente rimborsati.

In sintesi, attenzione, il rischio è ancora alto.

A cura di: Alessandro Secciani
Come valuti questa notizia?
Btp, rischio ancora alto Valutazione: 1/5
(basata su 1 voti)
Qualsiasi decisione di investimento che venga presa in relazione all'utilizzo di informazioni ed analisi presenti sul sito è di esclusiva responsabilità dell'investitore, che deve considerare i contenuti del sito come strumenti di informazione. Le informazioni, i dati e le opinioni fornite all’interno della sezione “news” di questo sito si basano su fonti ritenute affidabili ed in buona fede; in nessun caso, tuttavia, si potrà ritenere che Innofin SIM abbia rilasciato attestazioni o garanzie, esplicite o implicite, in merito alla loro attendibilità, completezza o correttezza. Lo scopo dei dati e delle informazioni divulgate attraverso la sezione “news” del sito è prettamente informativo; esse non rappresentano, in alcun modo, una sollecitazione all'investimento in strumenti finanziari.
« Notizia precedente
Cosa succede alle Borse?
Notizia successiva »
Dalla parte degli ottimisti
ARTICOLI CORRELATI
Le diverse facce del debito pubblicato il 27 marzo 2019
Addio quantitative easing pubblicato il 14 dicembre 2018
Un margine ristretto per il debito pubblico italiano pubblicato il 11 ottobre 2018
Investment grade bond, sotto osservazione pubblicato il 13 febbraio 2019
Orientarsi nell’universo delle obbligazioni societarie pubblicato il 28 febbraio 2019