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Investimento: italiani più sensibili al tema ESG

La pandemia ha cambiato, aumentandola, la percezione degli italiani per quanto riguarda la sostenibilità. Oggi bel il 55 per cento degli investitori è infatti favorevole a sposare l’idea di avere un portafoglio con asset interamente sostenibili. Non sono i giovani i più attenti al futuro.

10/11/2021
Sensibilità degli investitori italiani al tema della sostenibilità

Gli italiani e la sostenibilità, un binomio difficile da immaginare fino a poco tempo fa e che la pandemia ha contribuito ad avvicinare, in linea con quanto si registra a livello mondiale. In particolare, più della metà degli investitori del nostro Paese, esattamente il 55%, è pronto ad abbracciare l’idea di un portafoglio interamente sostenibile, posto che i livelli di rischio, diversificazione e commissioni restino gli stessi. Una percentuale, secondo quando emerge dal ‘Schroders Global Investor Study 2021’ (indagine annuale che ha coinvolto oltre 23mila persone in 33 Paesi), molto vicina al 57% riscontrato nel mondo.

Non sono i giovani i più attenti al futuro

A sorpresa lo spaccato generazionale mostra che i più inclini ad avere un approccio agli investimenti sempre più responsabili non sono i giovani, ma quelli in età compresa tra 51 e 70 anni (58%), seguiti dai più giovani (18-37 anni) e dagli over 71 (entrambi con il 52%) e infine dalla fascia 38-50 (49%). Alla domanda se è stata la pandemia a dare un’ulteriore spinta a questo trend, la risposta sembra affermativa: il 56% degli italiani dichiara di assegnare più importanza ai temi questioni sociali rispetto al pre-Covid, e il 55% ha la stessa percezione in riferimento a quelle ambientali. (dati in linea con le medie globali, rispettivamente 57% e 55%).

Come la pandemia ha cambiato la nostra percezione

L’avvento del Covid-19 ha sicuramente cambiato l’importanza che assegnavamo in passato alle problematiche legate alla sostenibilità: una sensibilità che in Italia accomuna – in termini generali - sia i più giovani (18-37 anni) che i più anziani (71+). Nel dettaglio, le questioni sociali sono diventate più rilevanti per il 63% degli investitori più giovani (18-37 anni) e per il 60% degli over 71, seguiti dalla fascia d’età 38-50 (56%) e 51-70 (55%). A loro volta quelle ambientali risultano più importanti per il 58% della fascia d’età 18-37, per il 57% degli over 71, per il 56% della fascia 51-70 e per il 51% della fascia 38-50.

I giovani più consapevoli del potenziale di rendimento

Per quanto riguarda i motivi, il 36% degli italiani indica di apprezzare gli investimenti sostenibili per le implicazioni che hanno sulla società e il 49% per quelle sull’ambiente, in linea con i dati globali (39% e 52%). Spicca però un’altra percentuale: il 40% degli italiani li ritiene attraenti per il profilo di rendimento che possono offrire, dato superiore al 38% registrato a livello globale. È interessante notare che i più giovani sembrano più consapevoli del potenziale di rendimento degli investimenti ESG: per 54% della fascia 18-37 sono interessanti per il profilo di rendimento, contro il 42% dei 38-51enni e il 38% degli over 51.

Ampi margini di crescita per gli investimenti sostenibili

Sebbene nel nostro Paese la sensibilità verso gli investimenti sostenibili sia molto cresciuta, lo spazio per ulteriori progressi è ampio. Infatti, dallo studio di Schroders è emerso che ben il 48% degli investitori italiani (53% il dato globale) sarebbe incoraggiato ad aumentare la propria allocazione sostenibile se avesse a disposizione dati o prove che dimostrino che questi investimenti generano rendimenti migliori. In particolare, tra gli elementi che potrebbero incoraggiare un maggiore peso ESG spiccano una reportistica regolare che mostri l’impatto sociale e ambientale dei propri investimenti (37%, 40% il dato globale) e una certificazione ESG di ente terzo (34%, 29% il dato globale).

Da Governi e imprese misure contro pratiche non sostenibili

Se da un lato la pandemia ha fatto crescere l’importanza delle questioni ambientali e sociali, dall’altro gli investitori sono sempre più convinti che sia necessario intraprendere concretamente azioni volte a mitigare le pratiche non sostenibili e che la responsabilità di tali mosse sia da assegnare prevalentemente a Governi e aziende, con un certo ruolo riconosciuto anche agli asset manager. Dalla ricerca emerge infatti che il 75% degli investitori italiani ritiene che la responsabilità di mitigare i cambiamenti climatici dovrebbe ricadere sulle spalle dei Governi nazionali e delle autorità normative, mentre più di due terzi (68%) ha indicato le aziende come enti responsabili.

A cura di: Fernando Mancini

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