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Mercati emergenti, dalla pandemia un’opportunità per la ripresa

Il rincaro delle materie prime, il risparmio accumulato durante la pandemia, una minore dipendenza dai capitali stranieri fanno dei Paesi emergenti una buona occasione d’investimento. Il miglioramento dei fondamentali, inoltre, frena la svalutazione delle loro valute.

29/07/2021
Le potenzialità dei mercati emergenti nel dopo pandemia

Per i mercati emergenti il dopo-pandemia potrebbe essere il tempo della rivincita. Le performance sottotono dell’ultimo decennio e, in diversi casi, la gravità con cui si è abbattuto il Covid-19 potrebbe essere presto un ricordo. Nonostante le incertezze in cui navigano in questo momento, gli analisti sostengono che questi Paesi potrebbero avere l’opportunità inaspettata di riemergere più forti dalla crisi. Per gli investitori, secondo Kristjan Mee, strategist research and analytics di Schroders, questi sviluppi probabilmente giustificano una rivalutazione delle sfide e delle opportunità poste dai mercati emergenti.

Economie in passato troppo legate ai capitali stranieri

La principale causa per cui diverse economie emergenti sono state in difficoltà negli ultimi anni può essere individuata nella loro incapacità di accumulare sufficienti risparmi. Paesi come Brasile, Sudafrica e Messico hanno avuto tassi di risparmio insufficienti per finanziare l’economia. Una condizione, sottolinea Mee, che ha comportato una crescita strutturalmente bassa, alta inflazione e crescente debito pubblico. Al fine di colmare il gap tra risparmi e investimenti, questi Paesi hanno dovuto gestire i deficit delle partite correnti, legandoli ai flussi di capitale straniero. Tuttavia, quando il sentiment verso questi Paesi si è inasprito a metà dello scorso decennio, gli afflussi si sono interrotti, portando ad una persistente debolezza delle valute emergenti.

Lo spunto arriva dai risparmi in periodo di Covid

Un aspetto positivo avvenuto durante la pandemia è che i risparmi privati, nella maggior parte dei casi, sono aumentati anche più dei deficit pubblici. Le partite correnti delle economie emergenti (rapporto tra risparmio e investimenti) sono infatti migliorate notevolmente. Probabilmente per alcuni di questi miglioramenti ci sarà uno storno una volta che le restrizioni saranno allentate, ma la crescita dei risparmi privati è stata una tendenza di lungo periodo in molti Paesi, già prima del Covid-19. Anche se è troppo presto per dire se questo trend proseguirà, si può già notare il primo effetto dell’aumento dei risparmi: le nuove emissioni dei Paesi emergenti sono state finanziate quasi esclusivamente dagli investitori locali, piuttosto che da investitori stranieri.

Il forte rincaro delle materie prime

Questo rinnovato interesse dall’interno, secondo l’esperto, potrebbe aiutare a porre fine almeno alla forte debolezza della valuta che ha pesato sugli asset delle economie emergenti nell’ultimo decennio. Il secondo fondamentale driver - che è diventato più positivo per gli emergenti nel corso della pandemia – consiste nel rincaro delle commodity. Per capire esattamente quello che è successo su questo fronte ci aiuta il Bloomberg Spot Commodity Index, un indice ampio sulle commodity, che è cresciuto del 72% da marzo 2020 e ora si trova sui livelli massimi dal 2011.

Potrebbe essere un nuovo super-ciclo delle commodity

Secondo Mee ci sono buoni motivi per credere che questo potrebbe essere l’inizio di un nuovo super-ciclo per le commodity, soprattutto perché sta emergendo un disallineamento tra offerta e domanda. Da un lato, infatti, c’è una carenza della capacità produttiva causata dai bassi investimenti effettuati negli ultimi dieci anni e, dall’altro lato, la domanda di commodity, soprattutto quelle legate alla transizione energetica globale, probabilmente aumenterà notevolmente nel prossimo decennio. Un livello più elevato dei prezzi delle materie prime è cruciale per molti Paesi emergenti, che hanno affrontato diverse difficoltà negli ultimi 10 anni, soprattutto in America Latina.

Il miglioramento dei fondamentali un freno alla svalutazione

Con la crescita dei risparmi privati, i prezzi più elevati delle commodity e l’aumento degli scambi globali, i fondamentali dei Paesi emergenti sono forse più positivi di quanto si temesse a causa della pandemia globale. Sebbene le prospettive di crescita sul lungo periodo restino contenute a causa degli anni di investimenti insufficienti, il miglioramento dei fondamentali potrebbe almeno mettere un freno alla precipitosa debolezza valutaria che ha pesato sugli asset dei Paesi emergenti. L’unico dubbio è se questi miglioramenti saranno sostenibili nel tempo. Per gli investitori, conclude l’esperto di Schroders, i cambiamenti portati dalla pandemia potrebbero giustificare un nuovo modo di guardare ai mercati emergenti. Alcuni dei venti contrari strutturali, se non sono scomparsi, si sono ridotti.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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