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Borse 2026: spinte da utili solidi e nuove tecnologie

Il peso record dei titoli tech nell’S&P 500 non rappresenta un rischio particolare. I ricavi dell’IA stanno crescendo rapidamente, sostenendo la narrativa di mercato e i prezzi dei colossi del settore. Opportunità anche nei mercati emergenti, che potrebbero approfittare di un dollaro più debole.

09/01/2026
indicazioni stradali per wall street
Analisi sulle prospettive 2026 delle Borse

Le Borse mondiali approdano nel 2026 con un sorprendente clima positivo. È quanto prevede Alex Tedder, portfolio manager & CIO (Equities) di Schroders, che nel suo nuovo outlook evidenzia come gli utili in crescita, l’innovazione tecnologica e le politiche monetarie in progressivo allentamento possano sostenere ancora i mercati azionari, nonostante le valutazioni elevate e il timore di una bolla per quanto riguarda l’IA. Il 2025 (+20,5%, in dollari) ha performato ancora meglio del già sorprendente 2024 (+18%). Un rendimento che ha superato molte aspettative, grazie soprattutto alla solida economia Usa. Le politiche sui dazi, secondo Tedder, hanno favorito investimenti interni senza generare inflazione e gli utili dell’S&P 500 nel 2025 dovrebbero crescere del 13%.

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Azionario: ancora margini di crescita per Europa e Asia

L’azionario ha mostrato una dinamica positiva anche in Europa e in Asia, dove gli investitori scommettono su una ripresa economica nel 2026 e stimano una crescita degli utili tra il 12% e il 15% su tutti i principali Paesi sviluppati. Certamente i mercati appaiono cari rispetto alla media degli ultimi anni e molti investitori temono che questo possa anticipare un ribasso. Tuttavia, secondo Tedder, i prezzi correnti sono supportati da diversi fattori: il probabile calo dei tassi nel 2026, la trasformazione tecnologica della Cina (veicoli elettrici, rinnovabili, robotica) e gli investimenti strutturali europei in infrastrutture digitali ed energia pulita. Secondo l’analisi, questi elementi potrebbero permettere alle valutazioni di rimanere elevate ancora per un po’.

La concentrazione dei titoli non è necessariamente un rischio

Negli Stati Uniti, i dieci maggiori titoli tecnologici pesano circa il 40% nell’S&P 500, un record storico. Ma il gestore invita a non vedere questo fenomeno come un campanello d’allarme: ogni grande ciclo di innovazione, osserva, ha portato periodi di forte concentrazione. Il peso delle ‘Magnifiche Sette’ (Alphabet, Meta, Amazon, Apple, Microsoft, Nvidia e Tesla) è legato soprattutto agli investimenti nell’infrastruttura dell’IA, anche se i dubbi non mancano, specie per quanto riguarda la capacità di monetizzare questi investimenti.

Tuttavia, i primi risultati sono incoraggianti: Alphabet registra ricavi legati all’IA nel cloud, nella ricerca e su YouTube. Altro esempio è ChatGPT, che genera già circa 20 miliardi di dollari nel 2025 e potrebbe arrivare a 200 miliardi entro il 2030. Questo renderebbe più comprensibile anche la valutazione potenziale di 2mila miliardi di dollari per la società di OpenAI, qualora fosse quotata. Senza contare che, in un contesto in cui Nvidia vale circa 5mila miliardi, in Schroders ritengono che l’entusiasmo sull’IA non sia del tutto irrazionale.

Mercati: ottimismo, ma utilizzare prudenza

Nonostante il quadro positivo, i rischi non mancano. Con i mercati già alti, basta un catalizzatore per innescare una correzione: un possibile aumento dell’inflazione Usa, problemi di debito o la fragilità dell’economia britannica. In caso di scosse, stima l’esperto, molte asset class potrebbero deludere, ma alcuni settori difensivi — come sanità, beni di consumo e utilities — potrebbero offrire maggiore protezione.

Focus sui mercati emergenti

La seconda parte dell’outlook, curata da Tom Wilson, analizza i mercati emergenti, che nel 2025 hanno sovraperformato gli indici globali (l’80% dell’indice MSCI EM è concentrato su quattro Paesi: Cina, India, Taiwan e Corea). In particolare, l’esperto prevede per il dollaro un indebolimento strutturale che renderebbe più competitivi i Paesi emergenti. Restano i rischi — IA, geopolitica, volatilità — ma il giudizio finale è chiaro: i Paesi emergenti continuano a offrire valore e il 2026 potrebbe essere un anno ancora favorevole per loro.

Ottimismo per la Cina che, nonostante debito elevato, crisi immobiliare e deflazione, vanta un’elevata capacità innovativa e il dominio nelle terre rare. Per l’India, dopo un 2025 in rallentamento, le valutazioni migliorano, così come la bassa inflazione favorisce politiche monetarie più morbide e un eventuale calo dei dazi potrebbe rilanciare la crescita. Taiwan e Corea dominano nell’hardware per l’IA, che ha spinto fortemente i rendimenti nel 2025. Il 2026 dovrebbe essere ancora positivo, ma restano dubbi sulla sostenibilità degli investimenti nel 2027. Wilson vede opportunità anche in Brasile, che mostra valutazioni attraenti, tassi reali elevati e una possibile svolta politica nel 2026 che potrebbe ridurre i tassi e sostenere i mercati.

A cura di: Fernando Mancini

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