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Pmi italiane: segnali di fiducia ma pesa il nodo energia
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente spingono al rialzo i prezzi di petrolio e gas, con effetti già visibili in Italia e impatti sull’inflazione che potrebbero emergere pienamente nei prossimi mesi. La Borsa italiana è in recupero e le PMI orientate al mercato interno performano meglio.
Le piccole e medie imprese italiane, nonostante il complicato clima geopolitico mondiale (con tutte le sue ripercussioni a livello finanziario ed economico) a marzo hanno mostrato un cauto segnale di ottimismo. Il sentiment degli imprenditori, secondo l’indicatore PMI Tracker di AcomeA, risulta essere cresciuto, con aspettative positive per quanto riguarda tre aspetti fondamentali della loro attività: produzione, occupazione e prezzi di vendita, tutti sopra la soglia che indica un’espansione economica. Un elemento chiave – commentano Martina Daga e Simone Benini, analisti di AcomeA SGR - è la capacità delle aziende di trasferire almeno parte dei costi ai consumatori finali. Questo segnala un certo ‘potere di prezzo’, nonostante un contesto ancora incerto.
Quadro che sconta solo parzialmente la crisi in M.O.
C’è comunque un rovescio della medaglia meno positivo: restano infatti più deboli gli ordini, soprattutto quelli provenienti dall’estero. Tuttavia, secondo i due esperti, questa contrazione appare meno pronunciata rispetto ai mesi precedenti e questo suggerisce un possibile miglioramento nel breve periodo. Va comunque considerato che questi dati riflettono solo le prime settimane di marzo, prima che le tensioni geopolitiche si intensificassero. Una crisi, quella relativa al Medio Oriente, che sta alimentando nuovi timori. Il conseguente rialzo dei prezzi di petrolio e gas, infatti, ha riacceso il tema dell’inflazione energetica. Il greggio incide rapidamente sui carburanti, con aumenti visibili in tempi brevi e in modo simile tra i Paesi Ue.
Il vero impatto sull’inflazione solo nei prossimi mesi
Diverso il discorso per l’elettricità e il gas domestico. Qui, come osservano Benini e Daga, l’impatto varia molto da Paese a Paese, in base al mix energetico e alle regole nazionali. In Italia, ad esempio, si registra già un aumento dei prezzi domestici (+1,6% congiunturale), mentre altrove l’effetto è più contenuto. Altro esempio, ci sono Paesi meno dipendenti dall’import energetico, come la Francia (forte del contributo del nucleare) o la Spagna (avvantaggiata dagli investimenti effettuati negli anni nelle fonti rinnovabili). L’esperienza della crisi energetica del 2021-22 conferma differenze: alcuni mercati hanno visto rialzi più rapidi, altri più graduali. Anche oggi il quadro resta eterogeneo, con possibili effetti sull’inflazione nei prossimi mesi.
Tensioni geopolitiche e impatti economici
Le tensioni in Medio Oriente hanno avuto effetti immediati sui mercati energetici, con forti oscillazioni nei prezzi di petrolio e gas, che ormai viaggiano costantemente su livelli record. Questo tipo di shock può influenzare direttamente e indirettamente la nostra economia reale, i cui effetti completi potrebbero emergere soltanto nei prossimi mesi. Se poi la guerra dovesse prolungarsi, le imprese - secondo i due esperti - potrebbero trovarsi ad affrontare nuovi aumenti dei costi, con ripercussioni su produzione e consumi. In quel caso la minaccia dell’inflazione che diventerebbe più concreta e preoccupante. Per ora, però, il quadro imprenditoriale del nostro Paese resta in equilibrio tra segnali di ripresa e alcuni non trascurabili fattori di rischio.
Borsa in recupero, PMI protagoniste
Anche tra gli investitori si respira questo clima positivo. Dopo una fase negativa legata alle tensioni internazionali, i mercati azionari italiani hanno recuperato rapidamente. Inizialmente hanno brillato energetici e commodity, mentre finanziari e consumi hanno sofferto. Successivamente, la situazione si è riequilibrata: i finanziari hanno recuperato terreno e anche il settore tecnologico ha mostrato buone performance. In questo contesto, le aziende italiane più orientate al mercato interno – in gran parte PMI – hanno continuato a fare meglio di chi esporta, con una crescita significativa da gennaio. Bisognerà capire se il miglioramento del sentiment si tradurrà in una ripresa più solida o le tensioni globali finiranno per frenare nuovamente la ripresa economica.