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Economica: frena per crisi in M.O. tra inflazione e incertezza
L’inflazione è destinata a salire, fino al 2,6 per cento o oltre, riducendo il potere d’acquisto. I consumatori rimandano gli acquisti importanti e riducono il risparmio. Le imprese affrontano costi alti e domanda incerta, mentre gli investimenti rallentano. In controtendenza l’occupazione.
La guerra in Medio Oriente sta pesando sempre di più sull’economia globale, aggravando un quadro già fragile. Il conflitto tra Usa, Israele e Iran colpisce in particolare il settore energetico, con il blocco dello Stretto di Hormuz che ha fatto impennare i prezzi di petrolio e gas, come approfondito anche nell’analisi Energia: nuovo ciclo in arrivo già prima della guerra in Iran. Questo aumento ha alimentato l’inflazione e aumentato l’incertezza sui mercati finanziari, dove si registrano cali delle Borse e un aumento dei costi del denaro. In tutto il mondo, rivela il bollettino di Banca d’Italia, la crescita mostra segnali di rallentamento. Negli Stati Uniti l’espansione è sempre sostenuta dagli investimenti tecnologici e in Cina dall’export. Tuttavia, secondo le stime, la crescita mondiale potrebbe scendere nei prossimi anni, soprattutto se il conflitto dovesse protrarsi.
Italia: crescita debole e rischi in aumento
In questo contesto, la nostra economia continua a crescere, ma a ritmi contenuti. Nel quarto trimestre del 2025 è salita dello 0,3%, sostenuto soprattutto dagli investimenti, in particolare nel settore edilizio grazie agli incentivi. Anche nei primi mesi del 2026 la crescita è proseguita, ma con un ritmo moderato. Il problema principale resta l’incertezza, con i prezzi energetici e il clima geopolitico che influenzano negativamente sia le imprese sia le famiglie. Le aziende devono affrontare costi più elevati per l’energia e le materie prime, i consumatori sono più prudenti. Secondo le stime, il Pil italiano crescerà dello 0,5% nel 2026-27, con un lieve miglioramento nel 2028, come evidenziato anche nell’articolo Italia: crescita lenta fino al 2028, tra caro-energia e incertezze. Tuttavia, non è escluso uno scenario peggiore, la crescita potrebbe rallentare ulteriormente.
Famiglie più caute e consumi in rallentamento
L’inflazione in Italia è rimasta finora sotto la media europea, ma è destinata a salire. I rincari dei carburanti si sono già fatti sentire e nei prossimi mesi potrebbero estendersi anche a gas ed elettricità. Le stime indicano un’inflazione intorno al 2,6% nel 2026, ma in caso di scenario negativo potrebbe arrivare al 4,5%. Questo aumento rischia di ridurre il potere d’acquisto e frenare i consumi: quelli delle famiglie rimangono cauti dopo la modesta crescita degli ultimi mesi. L’aumento dei prezzi e l’incertezza economica hanno peggiorato la loro fiducia dei consumatori, che tendono a rimandare acquisti importanti, soprattutto di beni durevoli. Anche il risparmio è diminuito, tornando ai livelli pre-Covid. Questo indica che molti italiani stanno usando le risorse accumulate per far fronte all’aumento del costo della vita, un tema collegato anche a Inflazione: dalla guerra in Iran rischio stangata per le famiglie.
Imprese sotto pressione, ma con occupazione in crescita
Intanto dalle imprese italiane arrivano segnali contrastanti. Alcuni settori, come quello legato alla transizione digitale ed energetica, continuano a crescere. La manifattura risente invece dell’aumento dei costi e di una domanda più debole, soprattutto dall’estero. Nel mentre, gli investimenti restano positivi anche se in frenata, proprio a causa dell’incertezza: un quadro che spiega condizioni operative più difficili e aspettative peggiori per il futuro. Il mercato del lavoro mostra però dati positivi: l’occupazione è aumentata e la disoccupazione è scesa a livelli storicamente bassi. Tuttavia, diminuisce la partecipazione al lavoro, soprattutto tra i giovani. Le retribuzioni crescono in modo moderato e, almeno per ora, non si prevede un forte aumento dei salari per compensare l’inflazione.
Conti pubblici e credito
Sul fronte dei conti pubblici, il deficit è in calo, ma il debito resta elevato. Il Governo è intervenuto con misure temporanee per contenere il costo dell’energia. Il credito mostra segnali misti: i prestiti alle imprese crescono poco, mentre quelli alle famiglie aumentano leggermente. Tuttavia, l’aumento dei tassi potrebbe rendere più difficile ottenere finanziamenti nei prossimi mesi. In sostanza, Banca d’Italia registra che l’economia italiana resta in crescita, ma con basi fragili. Il principale fattore di rischio è rappresentato dalla guerra in Medio Oriente, che continua a influenzare i prezzi dell’energia, l’inflazione e la fiducia delle imprese e delle famiglie, come emerge anche da Energia: con rincari più rischi di errore delle Banche centrali. Se il quadro internazionale non migliorerà, il rischio è quello di una crescita ancora più debole, accompagnata da prezzi più alti e minori investimenti.
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