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La super-tigre a prezzi di saldo

27/07/2016

Da un punto di vista strettamente economico la Corea del Sud è una delle storie di maggiore successo dell'umanità. Solamente un paio di generazioni fa il Paese era uno dei più miseri dell'Asia nonché del mondo intero, con standard di vita paragonabili alle nazioni più disperate dell'Africa e un livello di instabilità politica più o meno equivalente.

Oggi le aziende coreane vantano posizioni di leadership in alcuni dei comparti più ricchi e importanti del pianeta, mentre i cittadini godono di standard di vita che hanno ben poco da invidiare al vicino e odiato Giappone, nonché alle maggiori economie europee.

Questo strepitoso successo industriale e tecnologico però non sempre si è traslato in performance borsistiche così lineari. Intendiamoci: la capitale Seoul è oggi uno dei primi 10-12 maggiori centri finanziari della Terra e spesso il Kospi, il principale indice di borsa locale che raccoglie tutti i titoli del listino principale, ha messo a segno nel corso degli anni rendimenti strepitosi. Ad esempio probabilmente non ci sarà mai più un'occasione di entrare sui mercati emergenti come quella offerta dalla borsa coreana ai tempi del disastro del 97-98, cui seguì una serie di riforme impressionanti che hanno dato rapidi frutti. Anche nella decisa ripresa dei mercati emergenti, fra i quali per varie ragioni tecniche Msci classifica ancora il listino coreano, fra il 2009 e il 2011 si è visto un fortissimo recupero, con il Kospi che è stato fra i primi benchmark al mondo a tornare ai massimi storici.

Da allora però è iniziato un periodo di crisi che ha visto il listino di Seoul muoversi con un andamento laterale: tuttora le quotazioni, peraltro ai massimi dell'anno, sono un 10% sotto i picchi dell'aprile del 2011. In parte ciò è dovuto al cosiddetto perenne Korean discount: il P/E forward attuale fluttua intorno a 10-11, sconto che è generato dalla natura fortemente ciclica dei titoli presenti, dalla minaccia di un conflitto con il Nord e da un governance aziendale su cui c'è molto da lavorare.

A danneggiare ulteriormente l'andamento del mercato sono state le difficoltà dei due maggiori titoli: Samsung Electronics e Hyundai Motor. Entrambi però sono in ripresa, con il colosso dell'elettronica che è salito di recente ai massimi storici, apprezzandosi per più del 20% dall'inizio del 2016.

Ciò si inserisce in un quadro di rallentamento strutturale dell'economia coreana, ormai incapace, anche per ovvie ragioni di raggiunto sviluppo, di mettere a segno le crescite di un tempo. Non sorprende peraltro che in quest'ottica invece le small cap del paese, legate a comparti della nuova economia coreana quali i cosmetici, l'entertainment e le biotecnologie, tutti settori in cui il paese vanta la leadership asiatica, abbiano invece messo a segno performance a doppia cifra nel biennio buio 2014-2015.

In definitiva quello che potrebbe succedere sul listino locale è una buona rotazione e un ritorno di interesse verso alcuni leader globali industriali e tecnologici, negli ultimi anni finiti per varie ragioni ai margini dei portafogli internazionali. Questo effetto potrebbe peraltro venire amplificato dal varo di riforme orientate a costringere le conglomerate  a trattare meglio i propri azionisti in termini di distribuzione di liquidità.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: tigre, kospi, samsung, small cap
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