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Una sorpresa value

09/09/2016

Il 2016 ha visto un grande ritorno dei mercati emergenti, dopo un inizio di 2016 a dir poco disastroso. Nel corso dell'anno la grande paura di una catastrofe epica dell'economia cinese, l'architrave del boom di questa asset class negli anni 2000, ha lasciato spazio a un collettivo sospiro di sollievo e ha dato il via alla caccia ai pochi titoli sulla terra in grado di fornire rendimenti tuttora interessanti. Se il mondo emergente, sia a livello obbligazionario, sia azionario, è diventato territorio value per eccellenza, ancora di più la cosa è vera per quanto riguarda alcune delle nazioni considerate più rischiose.

Un dato appare particolarmente interessante: se andiamo a vedere l'andamento dell'Msci emerging market nei primi otto mesi di quest'anno scopriamo che è cresciuto del 15,5%, mentre per quanto riguarda l'indice equivalente per l'Asia ex-Japan si è arrivati intorno all'11%. Ciò vuol dire che a offrire ricche sovraperformance sono stati soprattutto quelle economie e quei listini particolarmente sensibili al ciclo delle materie prime.

Nulla di tutto ciò è più vero che in Russia: nonostante le sanzioni, le tensioni politiche, le debolezze strutturali dell'economia locale, dall'inizio dell'anno l'indice Rts, che raccoglie le 50 principali blue chip del paese, è salito di circa il 28%, e di quasi il 50% dai minimi della crisi di febbraio. Questo in valuta locale, ma se si considera che attualmente il rublo veleggia intorno a 64-65 contro il dollaro, mentre a inizio 2016 scambiava a 73-74, si comprende che la Russia finora si sia confermata una delle migliori scommesse value dell'anno in corso.

Ovviamente a dare una mano non da poco è stata la ripresa dei corsi del petrolio e di altre materie prime dal cui andamento Mosca è dipendente e i cui cicli i mercati russi spesso amplificano. Ciò si riflette anche in ambito economico: il Pil russo ha messo a segno nel primo trimestre un calo del 3,8% e nel secondo uno più contenuto pari a -1,2%. Entrambi i valori sono risultati comunque migliori delle aspettative e il dato più recente peraltro costituisce il valore più positivo dal quarto trimestre del 2014.

In pratica, grazie a un mondo che ha schivato la recessione, la Russia sta faticosamente tornando alla crescita. Questa semplice constatazione con ogni probabilità resterà ancora a lungo un faro per orientarsi sulle potenzialità future del paese. Diciamo che un ulteriore rialzo di circa una decina di dollari dei corsi del greggio, attualmente oscillanti nella fascia di 45-50 dollari al barile, e un generale clima di maggiore ottimismo indotto dalle speranze di ripresa gioverebbero molto alla continuazione del trend positivo sui mercati russi.

Se nei prossimi mesi arrivassero notizie positive sui principali indicatori economici dei tre blocchi economici maggiori (Usa, Ue e Cina) aumenterebbe notevolmente la propensione al rischio, nonché la convinzione da parte degli investitori che emergenti come la Russia non costituiscono un caso di value trap, da approcciare esclusivamente in un'ottica speculativa di breve termine.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: mosca, petrolio, russia, barile
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