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Sempre più locomotiva

13/09/2016

In Europa si può affermare, senza troppe remore, che la ripresa continua grazie a un fenomeno emerso negli ultimi anni: l'aumento dei consumi tedeschi.

Ad avere stimolato la crescita del Pil sono state soprattutto le spese dei privati e dello stato. La macchina industriale del paese resta comunque il punto di forza dell'intera economia

Fino a un biennio fa, infatti, la possente locomotiva teutonica sembrava trainata soprattutto dalle esportazioni, con investimenti (aziendali e pubblici) e domanda delle famiglie piuttosto in sordina. Ciò che è cambiato di recente è che la componente investimenti continua a essere abbastanza depressa, peraltro un problema comune a tutto il mondo, così come le esportazioni che non sono certo brillanti, anche se comunque il paese ha beneficiato della riduzione delle importazioni di materie prime, mentre una notevole vivacità la stanno dimostrando gli acquisti. La piena occupazione, per anni piagata dalla creazione di molti lavori sottopagati e instabili, ha finalmente portato a un aumento dei salari tale da innescare il circolo virtuoso accennato.

Vale la pena fornire qualche cifra: nel secondo trimestre del 2016 il Pil del paese è cresciuto dello 0,4% su base congiunturale, a fronte di aspettative di +0,3%, mentre rispetto al secondo trimestre del 2015 l'economia è aumentata dell'1,7%. Si tratta di un valore più o meno in linea con quello del primo trimestre (+1,8%) e con il resto dell'Eurozona (+1,6%). Questo fatto a testimonianza di quanto sempre più l'economia del Vecchio Continente, a parte forse il Regno Unito, dipende sempre più dall'andamento tedesco e dal blocco dei paesi circostanti.

Se si va a scavare nei dati congiunturali (trimestre su trimestre) si scoprono alcuni elementi interessanti: vi è stato infatti un forte calo degli  investimenti, complessivamente pari a -2,1%, con una diminuzione generalizzata che va dall'acquisto di macchinari industriali all'edilizia. Viceversa le esportazioni rispetto ai primi tre mesi del 2016 sono cresciute dell'1,2%, a fronte di un calo dell'import pari a -0,1%: complessivamente anche se l'andamento del commercio estero non è da boom, il paese continua essere iper-competitivo sui mercati esteri e, nei momenti di stanca, a comprare dal resto del mondo molto meno di ciò che colloca.

Infine, come dicevamo, vi è stata una certa spinta dai consumi: +0,2% sempre su base congiunturale quelli privati, mentre quelli pubblici hanno mostrato un brillante +0,6%. Infatti non solo le famiglie tedesche, ma anche lo stato ha allargato un poco i cordoni della borsa a causa, tra le tante cose, della crisi dei rifugiati. Questi sviluppi costituiscono forse l'evento più importante per l'assetto dell'economia europea nel difficilissimo decennio che stiamo vivendo: è estremamente positivo che la possente macchina industriale teutonica oggi riesca a lavorare anche per il mercato domestico, elemento che dovrebbe favorire la solidità della ripresa di tutta l'Eurozona e una sua continuazione in futuro. Se a ciò aggiungiamo anche una maggiore vivacità demografica rispetto al recente passato, generata va detto in gran parte dall'immigrazione, extra e intra europea, allora si può guardare con un moderato ottimismo al ruolo della Germania nei prossimi anni. 

È interessante notare anche che la Repubblica Federale sia stata l'unica, fra le economie maggiori, che abbia visto negli anni 10 di questo secolo un aumento della crescita del Pil rispetto al periodo precedente la crisi finanziaria. Dall'altra parte invece l'America da 10 anni non riesce a toccare il 3% di crescita e ha oggi praticamente annullato il surplus di sviluppo rispetto all'Europa, un fenomeno praticamente unico da decenni a questa parte.

A cura di: Rocki Gialanella
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