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Quali prospettive per il settore Biotech?

28/09/2016

Il calo delle quotazioni seguito all'intenso rally conclusosi nel settembre del 2015 potrebbe rappresentare una buona opportunità per l'acquisto di titoli biotech. Tuttavia, una view più chiara arriverà solo nel post-voto Usa.

Negli ultimi mesi, quello dell’industria biotecnologica è stato uno dei settori che ha accusato le maggiori sofferenze in Borsa. Le perdite sono da imputare alle elevate quotazioni raggiunte da alcuni titoli e dai timori per un possibile intervento di natura politica nel post presidenziali statunitensi.

I listini guardano sempre con molta attenzione a quello che potrebbe influenzarli nel lungo termine e tendono a scontare nel presente anche il potenziale materializzarsi di rischi futuri. Il 21 settembre del 2015 le quotazioni dei titoli biotecnologici hanno cominciato ad accusare i primi colpi e mostrare segni di instabilità. Il tutto perché Hillary Clinton, la candidata democratica alla Casa Bianca, aveva lanciato un avviso ai naviganti, sostenendo che il prezzo di alcuni importanti farmaci era eccessivo. La Clinton sostenne che, se avesse vinto le elezioni presidenziali, sarebbe intervenuta per calmierare i prezzi di alcuni medicamenti.

Il mercato ha subito interpretato le dichiarazioni della Clinton come una seria minaccia per i conti dell’industria farmaceutica in generale, e ancor più per quella del comparto delle biotecnologie, che in molti casi ospita aziende il cui business è strettamente legato ai risultati conseguiti da uno scarso numero di farmaci, peraltro destinati alla cura di malattie poco conosciute.  

I rischi in comune con il settore farmaceutico sono legati alla concorrenza dei farmaci generici, alla limitata diversificazione delle fonti di ricavo e al possibile irrigidimento burocratico da parte delle autorità. In tutti i casi, le parole della Clinton sono state pronunciate in un momento poco propizio e caratterizzato da una sicura sopravalutazione di un gran numero di titoli del settore: le quotazioni avevano registrato un’impennata di quasi il 300% in appena cinque anni, nettamente al di sopra della performance media del mercato Usa nello stesso periodo di tempo.

Dopo vari mesi di difficoltà finanziaria per il settore biotech, con gli indici (come l’MSCI Healthcare) che raggruppano questa tipologia di titoli che si sono svalutati di almeno il 40% (alcune aziende minori hanno perso fino all’80%), il comparto ha cominciato l’estate con il giusto piglio ed ha recuperato una parte delle perdite.

Tuttavia, Nonostante il recupero messo a segno negli ultimi mesi, da quando la Clinton si è pronunciata a favore di un maggiore controllo sui prezzi dei farmaci, l’indice settoriale ha perso quasi il 20%. I titoli biotech sono stati tra quelli che hanno saputo approfittare della scalata realizzata dagli indici azionari statunitensi da quando, lo scorso 27 giugno, le Borse nordamericane hanno avviato il trend rialzista che ne ha caratterizzato l’andamento durante l’ultima estate.

Dall’inizio del 2016, l’indice Standard and Poor’s 500 sale del 6% e l’indice settoriale delle biotecnologie sta accusando una perdita dell’11%. In scia a questi movimenti, il ratio P/e dell’industria si è ridimensionato fino a quota 30. Nonostante la discesa, il settore presenta multipli nettamente più attraenti nel resto del mondo rispetto agli Usa.

Amgen, Biogen e Incyte sono i titoli più gettonati dai gestori di fondi comuni d’investimento. I flussi d’investimento destinati al comparto si stanno concentrando quasi esclusivamente sui titoli a più elevata capitalizzazione. Nel gruppo di società che vengono considerate più sottovalutate e, conseguentemente, in grado di esprimere i maggiori potenziali di rivalutazione nei prossimi mesi, troviamo Alexion, Gilead e Illumina.

A cura di: Rocki Gialanella
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