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Corporate bond, meglio l'Europa o gli Usa?

20/03/2017

Per un investitore che punta sull'obbligazionario i corporate bond, vale a dire il debito emesso dalle aziende, sono una delle alternative più allettanti, specie se si tratta di emittenti che hanno una lunga tradizione industriale alle spalle e sono collocati in Europa o negli Stati Uniti, che oggi rimangono le aree finanziarie di maggiore stabilità, anche se non necessariamente le più dinamiche.

E chi ha investito in questa asset class, per la maggior parte nell'area high yield, proprio recentemente ha avuto grandi soddisfazioni: solamente nei primi due mesi dell'anno l'indice Bofa Merrill Lynch Us high yield total return ha fornito un rendimento intorno al 2,5%. Ovviamente risultati di questo tipo non sono facilmente ripetibili e nessuno si aspetta che il trend prosegua con questi ritmi nel corso del 2017, ma, secondo gli esperti, il mercato offre ancora notevoli opportunità di investimento in questo segmento.

A questo punto, però, è necessario prendere una decisione strategica fondamentale: Europa o Stati Uniti? Ambedue questi mercati hanno vantaggi e svantaggi.

Europa. In tutto lo spettro del reddito fisso il Vecchio continente offre tuttora rendimenti nettamente più bassi, ma nel campo specifico degli high yield le emissioni societarie appaiono quasi come una sorta di rifugio sicuro: i fondamentali restano stabili e continuano a sostenere l’asset class, l’indebitamento si attesta a livelli accettabili e i piani societari non prevedono eccessivi investimenti finanziati dal debito. Il livello di insolvenza resta ai minimi storici e il numero di emissioni in situazioni di difficoltà è in continua flessione rispetto al picco raggiunto a inizio 2016: il tasso di default per il 2017, secondo le previsioni degli analisti, dovrebbe risultare dell’1,3% per quanto riguarda l’Eurozona, ampiamente inferiore a quello registrato nel 2016.

I rendimenti medi sono considerati abbastanza bassi, intorno al 3% all'anno, ma con qualche minimo rischio in più, cioè avventurandosi su rating sotto BB, salire di un ulteriore 1% è ragionevole.

Per un investitore italiano c'è poi il vantaggio di non avere rischio di cambio, almeno se si resta nell'area euro.

In questo quadro il pericolo può venire dalla Bce, che potrebbe terminare il suo programma di quantitative easing. Un'ipotesi di questo tipo provocherebbe una serie di sconquassi non da poco per tutti i tassi europei, ma per fortuna oggi si tratta solamente di una possibilità abbastanza remota.

Stati Uniti. Se l'Europa, come sempre è una scelta più conservatrice e con una quantità minore di rischi, gli Usa appaiono anche nel reddito fisso un'opportunità che può fornire rendimenti più alti, ma anche un numero più elevato di incognite.

Comunque i dati provenienti dagli States rimangono forti e ci sono potenzialità che il quadro rimanga solido se la nuova presidenza riuscirà a mantenere le promesse sul taglio delle imposte, la deregulation a livello finanziario e le spese per infrastrutture.

Ma vediamo i guadagni: attualmente la cedola media di un high yield è intorno a 400 punti base di differenza rispetto al governativo equivalente: significa che per il decennale si va intorno al 6,5% all'anno.

Buone anche le prospettive per i default complessivi, che nel 2017, secondo le attese degli analisti, dovrebbero arrivare intorno al 2,6%, livello certamente molto più alto rispetto all'Europa, ma comunque non lontano dai minimi storici anche al di là dell'oceano. Se poi si considera che la maggior parte delle insolvenze sono concentrate nell'area dell'energia, che ovviamente si può evitare, i rischi non sono molto diversi rispetto all'Europa.

Dove i pericoli (ma anche le potenzialità) sono maggiori è sul piano valutario. È vero che il biglietto verde resta per il momento in un trend rialzista, ma un dollaro statunitense forte non supporta le esportazioni e la nuova amministrazione considera basilare sostenere l'industria locale.

A cura di: Alessandro Secciani
Parole chiave: corporate bond, high yield, europa, Usa
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