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I trend di lungo termine del mercato Usa

18/04/2017

La storia di Wall Street dal 1900 ai nostri giorni evidenzia tre fasi laterali lunghissime, tre grandi periodi rialzisti  e un solo pesante mercato ribassista. Quali indicazioni trarre per il futuro?

Da quando l’indice S&P500 ha superato i suoi massimi storici nel 2013, sembra essere stato archiviato il periodo di lateralizzazione secolare. Questo concetto, che indica una lunga fase in cui la quotazione dell’indice si muove all’interno di un range, è stata utilizzata dagli esperti in particolare durante l’ultima grande crisi del mercato azionario statunitense (quella del biennio 2008-2009). Una volta fatta questa necessaria puntualizzazione per descrivere –in modo estremamente sintetico- la situazione degli ultimi anni, possiamo spostare la nostra attenzione al lungo termine e precisare che la storia dei mercati americani (che oggi, ma anche in passato, dettano il trend del mercato mondiale), può riassumersi sostanzialmente così dal 1900 ad oggi:

Tre fasi laterali durante le quali gli indici non sono andati da nessuna parte, pur oscillando spesso notevolmente. Questi tre mercati sono stati quello di inizio ‘900 e fino agli anni ’20, quello da fine anni ’60 fino ad inizio anni ’80 e, l’ultimo, quello a noi vicino dal 2000 fino ad inizio 2013. In questo periodo, la strategia migliore è stata quella basata su entrate ed uscite tattiche in modo da partecipare (parzialmente) ai rialzi, evitando però (parzialmente) le perdite.

Tre grandi bull market: dal 1920 al 1929, dalla fine degli anni ’40 fino quasi alla fine degli anni ’60 e, l’ultimo, dall’inizio degli anni ’80 fino al 2000. In questi grandi mercati al rialzo le quotazioni nominali sono cresciute moltissimo e in modo esponenziale (più o meno triplicate negli anni ’20, settuplicate negli anni ’50 e ’60 e addirittura moltiplicate quasi per quindici durante gli anni ’80 e ’90, il tutto escludendo i dividendi). Gran parte dei guadagni sui mercati azionari sono stati fatti in questo periodo e per guadagnare era molto semplice, perché è risultata vincente la strategia compra e tieni.

Un solo grande bear market (mercato ribassista), quello degli anni ’30, dove le ricchezze create nel precedente mercato al rialzo furono distrutte. Solo in questa occasione vennero fatti dei minimi più bassi rispetto a quelli da cui era partita la precedente fase ribassista (nota, negli anni ’20 e soprattutto ’30 i dividendi erano molto più alti ed una componente molto più importante di oggi; considerando i dividendi, il mercato al ribasso fu comunque devastante, ma meno pesante di come sembra). In questo periodo, l’unica strategia vincente fu quella di uscire dal mercato azionario; nessun’altra operatività di medio-lungo periodo avrebbe evitato le perdite.

Con la rottura dei massimi del 2013 ed il proseguimento dei rialzi, secondo alcuni esperti potremmo essere entrati in un nuovo bull market, che come negli anni ’50-’60 o ’80-’90 potrebbe accompagnarci per i prossimi lustri. Nelle ultime due occasioni l’indice triplicò in pochi anni rispetto ai precedenti massimi, mentre ora siamo “solo” a +50% dai precedenti massimi del 2007.

Volendo farci guidare dall’ottimismo, non è detto che, come allora, le quotazioni possano moltiplicarsi, non c’è alcune garanzia in questo, ma se anche dovessero solo triplicare dai precedenti massimi, ci sarebbe ancora spazio per un raddoppio da questi livelli.

Questo non vuol dire che gli indici Usa siano destinati a salire senza battute d’arresto, ma semplicemente che le perdite e le correzioni che inevitabilmente incontreremo potrebbero avere una valenza temporanea ed essere riassorbite in periodi di tempo non troppo lunghi.

A cura di: Rocki Gialanella
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