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Italia, il vero rischio è qui

26/06/2017

Si sta chiudendo una prima parte dell’anno con un sospiro di sollievo da parte degli investitori europei: il temutissimo rischio politico sembra essersi dissolto come per incanto. L’elezione di Emmanuel Macron in Francia, avvenuta peraltro con una larghissima maggioranza, e la sconfitta del partito populista in Olanda hanno dato fiato agli ottimismi su questo argomento. Anche le elezioni in Germania a settembre dovrebbero essere all’insegna della continuità.

Ma quando si parla di rischio politico se tende a sottovalutare quella che oggi è la vera mina politica all’interno dell’Unione Europea, cioè l’Italia. Il paese ha problemi politici, economici e finanziari che, se esaminati con freddezza, appaiono semplicemente irresolubili. E oggi investire su Piazza Affari, dopo una tornata elettorale in cui tutti si sono proclamati vincitori, certamente non è una passeggiata. Vediamo perché.

Ingovernabilità. È uno dei rischi peggiori: con l’attuale legge elettorale non appare possibile la vittoria di nessun partito e anche mettere insieme due gruppi disposti a qualsiasi compromesso pur di governare non porterebbe automaticamente a un esecutivo stabile. In un paese che ha un’assoluta necessità di cambiare passo, di prendere decisioni coraggiose, la prospettiva di andare incontro a una serie di governicchi incapaci di portare avanti una qualsiasi politica di crescita è semplicemente terrificante.

Debito pubblico. Se ne parla sempre meno, ma il debito pubblico dell’Italia è sempre lì anzi è salito a 2.260 miliardi di euro, oltre il 132% rispetto al Pil. Anche in questo caso sarebbe necessaria una politica molto energica di taglio della spesa pubblica, ma per ora nemmeno a parlarne. Per di più il periodo dei tassi a zero, se non addirittura negativi, è passato e lo spread del Btp decennale rispetto al corrispondente Bund è a 165 punti circa (in realtà un po’ in discesa): dove potrebbe arrivare con un’Italia senza governo?

Fine del quantitative easing. Ormai si sta parlando apertamente della fine del Qe in Europa. Significherebbe semplicemente che la Bce non comprerebbe più titoli obbligazionari di ogni genere, a cominciare dai governativi italiani. E di conseguenza i tassi oscillerebbero sul libero mercato, con i risultati per l’Italia che tutti possono facilmente immaginare. Finora il servizio del debito è stato quasi gratuito, con i tassi liberi di fluttuare l’impegno per lo stato italiano rischierebbe di essere insostenibile.

Banche. Si è arrivati a una soluzione per le due banche venete in difficoltà, Veneto Banca e Popolare di Vicenza, che verranno rilevate da Banca Intesa con un consistente aiuto dello stato. Ma se questa vicenda può chiudersi in maniera positiva, certamente altre aree del sistema finanziario italiano sono ancora in balia dei marosi. Lo stesso Monte dei Paschi di Siena è tutt’altro che fuori dai suoi problemi. E gli istituti di credito costituiscono il settore più importante del listino azionario italiano.

Enormi squilibri economici. È appena uscito uno studio della Camera di commercio di Mestre che dimostra inequivocabilmente che il paese è sempre più spaccato tra un Nord su livelli quasi europei e un Sud sempre più vicino alle realtà mediterranee più in difficoltà. Praticamente un abitante su due nel Sud Italia è a rischio povertà, mentre il Pil pro capite del Nord è a 32. 889 euro, contro 17.984 del Meridione, con la differenza in aumento tra le due aree. In crescita anche la distanza sulla disoccupazione. In pratica se metà paese in qualche maniera sembra restare attaccata al resto dell’Europa, l’altra metà se ne sta sempre più distaccando.

Conclusione. A questo punto è razionale investire sulla borsa di casa? Vale la pena cercare storie di successo, che indubbiamente ci sono? Qualche dubbio sinceramente viene, anche se l’andamento nel corso dei primi sei mesi con +9,90% del Ftse Mib fa bene sperare. Ma per quanto?

A cura di: Alessandro Secciani
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