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Economia globale: IA, futuro tra boom e rischio bolla
Se l’IA si rivela trasformativa, gli investimenti riprenderebbero e la produttività crescerebbe, stimolando l’economia, ma con possibili effetti paradossali sull’occupazione e sui consumi a causa dell’automazione. Rilevanti effetti macroeconomici e fiscali, con eventuale inflazione a due velocità.
L’intelligenza artificiale è una sfida piena di incognite, perché rimane oggetto di una massiccia ondata di investimenti e anche di molte aspettative. Una domanda accomuna gli esperti: questa corsa porterà a una nuova fase di crescita diffusa oppure si trasformerà in una bolla destinata a scoppiare? Secondo David Rees, head of global economics di di Schroders, esistono due principali scenari: un ‘boom dell’IA’ oppure un ‘crollo dell’IA’. Entrambi partono da una stessa base: l’economia globale appare solida e le grandi aziende high tech attualmente stanno investendo enormi risorse nelle infrastrutture digitali. Questo dovrebbe sostenere gli investimenti e i mercati azionari nel 2026. Tuttavia, verso fine anno, gli investitori potrebbero iniziare a chiedersi se l’IA sia davvero in grado di generare utili sufficienti a giustificare queste spese. Da quel momento, i percorsi possibili si separano.
Scenario uno: l’ipotesi di un crollo dell’IA
Lo scenario peggiore disegnato da Rees poggia su un possibile crollo dell’IA. In questo caso, gli investitori perdono fiducia nella capacità delle aziende tecnologiche di trasformare l’IA in profitti concreti. I prezzi delle azioni scendono e molte imprese tenderanno a ridurre gli investimenti. L’effetto sarebbe simile a quanto accaduto dopo lo scoppio della bolla internet nei primi anni Duemila. Le conseguenze sono imprevedibili: una frenata degli investimenti e un aumento della disoccupazione potrebbero spingere gli Stati Uniti in una lieve recessione. Di riflesso, la Federal Reserve, di fronte a una domanda più debole e a un’inflazione in calo, avrebbe maggiore spazio per tagliare i tassi di interesse. Con il supporto di eventuali stimoli pubblici, l’economia statunitense potrebbe così tornare a crescere dalla fine del decennio, ma con nuovi protagonisti nei mercati finanziari.
Scenario due: il boom dell’IA
Nell’ipotesi opposta avanzata dall’economista, l’IA dimostra rapidamente di essere una tecnologia davvero trasformativa, non solo nei software ma anche nella robotica, nei trasporti e nell’industria. Dopo una breve fase di incertezza, le aziende tornerebbero a investire massicciamente per adottare queste soluzioni. Questo slancio potrebbe portare a una forte crescita dell’economia statunitense, grazie a un aumento deciso della produttività. Tuttavia, l’automazione potrebbe anche sostituire molti lavoratori, creando un paradosso: più crescita, ma meno occupazione. I consumi, così, diventerebbero meno prevedibili.
Su questo punto si inserisce il dibattito tra chi ritiene che il boom dell’IA abbia fondamentali solidi e non sia una bolla e chi, invece, invita alla prudenza, sottolineando l’incertezza sulla reale capacità di monetizzare gli investimenti in corso.
Inflazione a due velocità
In uno scenario di boom tecnologico, alcuni settori potrebbero vedere prezzi in calo, soprattutto nei servizi di base e nel mercato immobiliare, per la minore domanda. Al contrario, l’elevata richiesta di infrastrutture per l’IA potrebbe far aumentare i prezzi di beni ed energia. Secondo Rees, un nodo centrale sono i data center, grandi consumatori di elettricità: se la domanda energetica crescesse molto, i costi del gas naturale potrebbero salire, con ricadute anche sui prezzi alimentari.
Le sfide per Governi e Banche centrali
Un mondo con più automazione e meno lavoro tradizionale metterebbe sotto pressione i bilanci pubblici, tenuto conto che gran parte delle entrate statali deriva dalle imposte sul lavoro, mentre la spesa per il welfare resterebbe verosimilmente elevata. I Governi potrebbero essere così costretti a ripensare i sistemi fiscali, aumentando il peso delle tasse sulle imprese. C’è una domanda che, sottolinea l’esperto, rimane aperta: i governi permetteranno davvero una diffusione senza limiti dell’IA, se questa dovesse avere effetti così profondi sull’occupazione? Per gli investitori, la risposta (suggerimento) è chiara: quando i possibili sviluppi vanno da un grande boom a un brusco crollo, il rischio principale è sottovalutare l’incertezza. Per questo, aggiunge Rees, bisogna monitorare attentamente l’evoluzione della tecnologia IA, sarà fondamentale per capire quale dei due futuri prenderà forma.
Chi vuole seguire più da vicino questi sviluppi può consultare la sezione dedicata a tutte le news su intelligenza artificiale, oppure gli approfondimenti su Borse 2026 e nuove tecnologie, che analizzano proprio il legame tra IA, utili aziendali e valutazioni di mercato.