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Mercati globali, nelle mani di Wall Street

28/07/2017

Abbiamo visto che, dopo un anno di crescita ottima del mercato azionario globale, sono presenti sul pianeta elementi positivi e negativi. Certamente chi ha puntato su un fondo comune che ha come benchmark l’Msci world, che ha avuto un incremento del 27% in dollari in 12 mesi, può ritenersi soddisfatto, ma non è detto che in futuro tutto filerà così liscio. Le nubi all’orizzonte sono molte e alcuni problemi potrebbero scoppiare in maniera eclatante.

A questo punto che fare? Credere agli ottimisti o ai pessimisti? È meglio accontentarsi dei vantaggi ottenuti finora e liquidare almeno in parte le posizioni che finora hanno dato i migliori risultati, oppure è il caso di insistere per la paura di perdere futuri buoni guadagni?

La risposta ovviamente è difficilissima anche per i gestori professionisti, ma alcuni punti fermi si possono stabilire.

Innanzitutto la ripresa economica non sembra così eclatante. Secondo gli ultimi dati del Fondo Monetario Internazionale, la crescita globale nel 2017 si dovrebbe attestare su +3,5% per passare a +3,6% nel 2018. Secondo l’Fmi si tratta di un buon risultato, ma nulla di clamoroso e soprattutto con alcuni pericoli sul medio termine.

E, se si guardano alcuni indicatori oggettivi, qualche dubbio viene. Le principali materie prime industriali, che rappresentano sicuramente un indicatore molto importante dello sviluppo in corso e di quello previsto, non stanno andando molto bene. Il petrolio, sia nella versione Wti, sia in quella Brent, non riesce ormai da diverse settimane a riportarsi sopra quota 50 dollari al barile, ma anche da altre commodity come rame e ferro, che sono strettamente in rapporto con la crescita mondiale, arrivano dati contraddittori. Il minerale di ferro che a marzo aveva superato 90 dollari per tonnellata metrica è oggi intorno a 66 dollari, mentre il rame con 2,71 dollari alla libbra nel corso di quest’anno ha messo a segno un discreto risultato. Non precisamente incoraggiante l’andamento dell’oro, che dall’inizio dell’anno è passato da 1.140 dollari per oncia agli attuali 1.257: il metallo giallo è notoriamente un bene rifugio cui gli investitori si rivolgono nei momenti di incertezza e una crescita di questa commodity non indica certo una fase di ottimismo.

Ma il vero punto cruciale è l’andamento degli Stati Uniti. Una caduta della borsa Usa provocherebbe conseguenze pesantissime sui mercati di tutto il mondo. E qualche apprensione c’è. Innanzitutto, sempre il Fondo Monetario ha abbassato le stime di crescita della prima economia mondiale, portandole dal 2,3% al 2,1% nel 2017 e dal 2,5% al 2,1% nel 2018. Chi aveva puntato i suoi capitali su Wall Street sperando che l’arrivo di Donald Trump portasse una nuova età dell’oro oggi sta cominciando a pentirsi, anche se l’indice S&P500 sta macinando un record storico dopo l’altro.

Inoltre il dollaro sta inaspettatamente perdendo quota sulle principali valute e chi ha capitali denominati in euro o in altre valute, anche con l’equity americano in salita, rischia di perdere, in quanto la svalutazione della moneta potrebbe essere superiore al guadagno delle azioni.

Certo, sono almeno due anni che si dice che il mercato Usa è pericoloso, che ha raggiunto ormai quotazioni troppo alte, che l’economia è ferma, che il rialzo dei tassi in corso inciderà negativamente. E sono due anni che Wall Street sorprende in positivo, smentendo regolarmente tutti gli uccelli del malaugurio.

Da non dimenticare, inoltre, che l’information technology made in Usa, insieme a quella cinese, sta cambiando il mondo, così come le biotech e altre forme di innovazione in tutti i campi. Si tratta di un complesso di aziende che continuano e continueranno ancora a lungo a crescere. Magari avranno momenti borsistici non eclatanti, ma il futuro è dalla loro parte.

In conclusione investire oggi a livello globale, per definizione il massimo di diversificazione che si può avere, dando per scontato che India e Cina continuino a crescere, significa fare una forte scommessa sul mercato americano. Se Wall Street tiene e magari cresce ancora, come sta facendo da anni, tutto bene. Se si andrà verso un forte ridimensionamento dell’equity Usa, almeno sul breve periodo i danni per gli indici globali saranno pesanti.

A cura di: Alessandro Secciani
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