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Mercati: l’IA motore per nuove opportunità, con qualche dubbio
La crescita legata all’IA potrebbe non tradursi subito in maggiori redditi per le famiglie, il cosiddetto Pil fantasma ma, nel lungo periodo, potrebbe ridurre posti di lavoro o comprimere i salari in alcuni settori. L’innovazione tecnologica potrebbe favorire alcuni Paesi e settori più di altri.
L’intelligenza artificiale sta trasformando i mercati globali, aprendo nuove opportunità di crescita ma anche alimentando dubbi e timori. I suoi effetti dividono però analisti e investitori. Se da un lato gli ingenti investimenti stanno sostenendo economia e Borse – aprendo nuove opportunità e ridisegnando gli equilibri settoriali – dall’altro emergono interrogativi su occupazione, consumi, distribuzione dei benefici e stabilità economica. Per gli investitori, più che chiedersi se l’IA cambierà l’economia, la vera sfida oggi è capire chi riuscirà davvero a trarne vantaggio in un contesto sempre più incerto e competitivo. È il quadro che emerge mettendo a confronto i pareri di Tim Murray (capital markets strategist, multi-asset division di T. Rowe Price) e di Mark Dowding, CIO per il reddito fisso di RBC BlueBay AM.
Una nuova fase per i mercati
Appare sempre più chiaro che la spinta verso l’IA potrebbe segnare un vero cambio di regime rispetto agli ultimi 15 anni. Un periodo, dopo la crisi finanziaria globale, in cui le grandi società del mondo high tech hanno beneficiato di una crescita elevata col favore di una scarsa concorrenza diretta. Oggi, però, il quadro è completamente diverso. I principali gruppi del cloud stanno investendo cifre record in infrastrutture e data center, entrando in competizione tra loro e con nuovi attori privati del calibro di OpenAI, Anthropic e xAI. Questa fase, ancora ‘infrastrutturale’ e i cui contorni non sono affatto definiti, sta sostenendo la crescita economica, in particolare, favorendo l’industria, i settori dell’energia e delle materie prime, grazie alla forte domanda di nuovi impianti, grandi semiconduttori e di elettricità.
Il ‘Pil fantasma’ e i timori sul lavoro
Dowding invita però alla cautela, sottolineando che l’effetto dell’aumento degli investimenti in IA – che sta gonfiando i dati sulla crescita economica – non sempre si vede nei redditi delle famiglie. È quello che viene definito il ‘Pil fantasma’, ovvero numeri positivi che non si traducono immediatamente in maggiore benessere diffuso. Il timore è che, passando dalla fase di costruzione delle infrastrutture a quella di adozione in scala, l’impatto sul mercato del lavoro possa diventare più evidente. L’IA promette efficienza e riduzione dei costi, ma questo potrebbe significare anche meno posti di lavoro o una pressione sui salari, soprattutto nei servizi professionali – come consulenza legale, assicurazioni e gestione patrimoniale – dove la tecnologia potrebbe abbassare i prezzi più che aumentare la domanda.
La prospettiva di disinflazione
Se il cambiamento fosse graduale, l’economia potrebbe assorbire l’urto. Ma, secondo gli esperti, la velocità con cui si stanno evolvendo gli strumenti di IA aumenta il rischio di uno shock più rapido, con effetti sui consumi e sugli investimenti. Uno scenario di forte innovazione tecnologica potrebbe avere un effetto disinflazionistico, cioè contribuire a contenere i prezzi nel medio periodo. Questa prospettiva ha sostenuto di recente i titoli di Stato a lunga scadenza, più interessanti con l’inflazione in calo. L’IA non creerà solo vincitori e vinti tra le aziende, ma anche tra i Paesi. L’India, ad esempio, potrebbe soffrire se l’IA colpisse i lavori esternalizzati che hanno sostenuto il suo Pil negli ultimi anni. Al contrario, la Corea del Sud, forte nella tecnologia e nella produzione avanzata, potrebbe beneficiarne.
Selettività sempre più decisiva
Sia Murray sia Dowding concordano su un punto: la fase attuale richiede maggiore selettività. Sicuramente, un mercato più competitivo e meno concentrato potrebbe riportare al centro la gestione attiva, dopo anni dominati da pochi big dell’high tech. Dowding, dal canto suo, individua settori più protetti – come le banche europee, sostenute da valutazioni contenute e contesto regolamentare – e altri più esposti, come parte del comparto software e alcuni segmenti dei mercati privati.
Chi vuole esplorare scenari ancora più estremi (dal boom al possibile ‘crollo’ dell’IA) può approfondire con l’analisi di FondiOnline Economia globale: IA, futuro tra boom e rischio bolla, mentre per capire perché nel 2026 il tema chiave è la redditività degli investimenti in IA è utile l’articolo Intelligenza artificiale: nel 2026 la sfida è la redditività, dedicato proprio alla capacità delle big tech di trasformare la spinta innovativa in utili sostenibili.
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