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L’aumento dei tassi non farà crollare gli EM

14/03/2018

L’aumento dei tassi non farà crollare gli EM

Quali potrebbero essere i mercati azionari emergenti da preferire nell’attuale scenario di mercato permeato da un dollaro debole e da aspettative di rialzi dei tassi d’interesse?

La crescita economica mondiale rivista al rialzo continua a essere sana e l’inflazione resta contenuta, nonostante un leggero aumento delle attese. Allo stesso tempo, la crescita degli utili all’interno dei mercati emergenti ha favorito il mercato, cosa che riteniamo possa verificarsi anche nel 2018. Quest’anno, la graduale riduzione delle politiche di quantitative easing potrebbe incrementare la volatilità, soprattutto quella dei mercati valutari. Di conseguenza questo sarà un elemento da tenere attentamente sotto controllo. Inoltre, come sempre, bisogna tener conto dei rischi geopolitici, come per esempio in Corea e Medio Oriente, le spinte anti globalizzazione e il fitto calendario di elezioni politiche.

Il dollaro debole è potenzialmente favorevole a un rialzo dei prezzi delle commodities e favorisce quindi i Paesi esportatori di materie prime. I tassi d’interesse non possono salire molto. Il mondo occidentale ha troppo debito per poter fare politiche monetarie davvero restrittive perché se i tassi salgono troppo il costo del debito diventa immediatamente insostenibile. Quindi si delinea uno scenario dove i tassi nel mondo occidentale rimarranno decisamente bassi. Questo meccanismo innescherà una ricerca dei rendimenti nel mondo emergente, dove i tassi sono ancora decisamente alti. Il dollaro debole favorirà i carry trades verso i Paesi a più alto tasso d’interesse con rendimenti ancora interessanti. Quindi  i Paesi più interessanti potrebbero essere, oltre a quelli legati ai prezzi delle commodities, anche quelli con i tassi d’interesse più elevati, che per i motivi che ho appena descritto, saranno destinati a scendere in modo significativo.

La stretta ai tassi di interesse non è necessariamente negativa per i mercati emergenti. Se la Fed e le altre banche centrali stanno operando queste scelte è perché l’economia è solida, e una maggiore attività economica è positiva per i Paesi in via di sviluppo poiché esse alimenta la domanda di beni e servizi prodotti in questi Stati. Di fatto, la Federal Reserve ha iniziato a risollevare il costo del denaro nel dicembre del 2015 e da allora l’azionario emergente ha garantito un ritorno del 68%. Questo non vuol dire che non ci si deve aspettare alcun impatto della politica monetaria sui mercati, ma che, finché la stretta avverrà all’interno di un solido contesto, i mercati emergenti e gli asset esposti al rischio di crescita dovrebbero fare comunque bene.

Nel 2017, il rally è stato trainato dalle big-tech come Alibaba Group, Tencent, Samsung Electronics, Naspers e Taiwan Semiconductor Manufactoring. Quest’anno il gruppo potrebbe espandersi a quelle aziende e settori che supportano la crescita dei digital leader, come i produttori di DRAM e componenti elettronici di Taiwan e Corea del Sud. Occhi anche alle grandi banche cinesi che scambiano a circa la metà della valutazione degli altri player globali, nonostante una redditività superiore e un rendimento sul dividendo doppio. Inoltre, il contesto nelle quali operano sta diventando più propizio: le società in Cina stanno rafforzando la loro redditività, le autorità di Pechino hanno dato una stretta al fenomeno dello “shadow banking”, diffuso soprattutto tra le realtà di dimensioni più ridotte. Questo suggerisce come l’efficienza del sistema finanziario stia migliorando.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: em, tassi, debito, investimenti
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