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Farmaceutici Usa, tanto valore inespresso

19/03/2018

Farmaceutici Usa, tanto valore inespresso

Sui mercati azionari di tutto il mondo, che ormai mostrano una correlazione altissima, sia al rialzo, sia al ribasso, è possibile identificare un outlier (anomalia) per certi versi clamoroso. Stiamo parlando del settore farmaceutico degli Stati Uniti, il paese di gran lunga dominante per quanto riguarda la cura della salute. Questo importantissimo segmento dell'economia americana ha visto performance borsistiche pessime nell'ultimo triennio: l’indice di categoria, l’S&P Pharmaceuticals, ha raggiunto il massimo storico nel luglio del 2015, superando la barriera di 7.200; dopodiché si è avuta una caduta rovinosa fino a circa 4.310 nel novembre 2016 e attualmente siamo poco sotto quota 5.000.

L'entità del bear market, la sua durata e la modestia della ripresa fanno comprendere che la definizione di outlier è giustificata, viste le straordinarie performance che l'equity statunitense è stato capace di fornire nello stesso periodo. In particolare fa specie che ad andare male sia un insieme di aziende di così grande successo in un segmento dominato dalla forte ascesa del biotech, che fornisce cinque dei 10 farmaci più venduti del pianeta. In un mondo affamato di crescita una simile débâcle indubbiamente lascia abbastanza a bocca a aperta, visto che, come vedremo fra poco, la produttività tecnologica di Big Pharma è ai massimi storici.

Allora che cosa è successo? In parte il cattivo andamento (quasi -24% nel 2016 e meno del 13% di rendimento totale nel 2017) si spiega con il fatto che in precedenza eravamo in una bolla clamorosa, che aveva portato il biotech a diventare il comparto di maggiore successo dell'azionario globale, praticamente quintuplicando le sue quotazioni dagli abissi di inizio 2009 fino ad arrivare ai massimi. Oggi invece costituisce probabilmente la porzione più conveniente di tutta Wall Street, con un P/E forward di poco superiore a 15.

Nel frattempo continua la straordinaria produttività in termini scientifici: l'anno scorso la Fda americana (food&drugs administration, l'agenzia federale responsabile dell'approvazione della vendita delle medicine) ha dato il via libera a 46 nuovi prodotti, un record storico. Tecnologie molto promettenti vi sono nell'uso del sistema immunitario a scopi oncologici, nell'editing genetica e nella cosiddetta gene therapy, ossia l'utilizzo di vettori come i virus per recapitare parti del dna umano in luoghi specifici del corpo a scopo terapeutico. Viviamo dunque in un mondo che solo pochi anni fa sarebbe sembrato fantascienza e che invece probabilmente condurrà da qui a 15-20 anni a una vera e propria rivoluzione nella cura della salute.

Perché gli investitori si rifiutano di pagare per i maggiori gruppi del settore multipli paragonabili a quelli di Amazon e Alphabet? Le risposte possono essere molteplici: innanzitutto i capitali non sono infiniti e, si sa, i mercati girano anche a seconda delle mode del momento; specialmente per un comparto che ha preso una lisciata epica ci vuole tempo per ritornare in auge. Lo stesso in fondo è successo per l'It dopo il collasso del 2000-2002.

Ovviamente poi vi è la questione del rischio politico, visti i costi esorbitanti di molte nuove terapie. Questo ragionamento può sembrare curioso: poteva magari avere un senso nel 2015-2016 quando tutti davano per scontata la vittoria di Hillary Clinton, che prometteva di ridurre i guadagni giudicati scandalosi delle case farmaceutiche, ma attualmente con un presidente repubblicano che, malgrado qualche sparata, rimane solidamente pro-business, in teoria avremmo dovuto assistere a un gigantesco relief rally.

Così non è stato e appare ragionevole ritenere che i problemi siano molto più profondi rispetto alle differenze ideologiche fra repubblicani e democratici e indubbiamente è necessario approfondire l’analisi. Nel frattempo non rimane che concludere che sì Big Pharma rappresenta oggi forse l'unica, vera limpida occasione value (insieme alle banche cinesi per chi ama le scelte osé) disponibile sui mercati globali, non si tratta però di un'opzione priva di rischi e destinata a fornire risultati nel brevissimo termine.

A cura di: Boris Secciani
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