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Russia, i fondamentali sembrano reggere l’urto delle sanzioni

16/05/2018

La volatilità sulla Borsa di Mosca è aumentata dal 6 aprile, quando Washington ha imposto sanzioni a primarie società russe e ad alcuni dei più importanti uomini d’affari del Paese ma ci sono alcuni segnali di ridimensionamento delle tensioni

Dopo due anni di recessione, l’anno scorso la crescita del PIL è tornata all’1,5%. L’inflazione ha rallentato (lasciando Banca Centrale Russa spazi per un allentamento della politica monetaria, se necessario), il commercio globale è rimasto robusto nonostante le tensioni commerciali e il prezzo del petrolio è recentemente aumentato a causa delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Attualmente, circa un terzo dei titoli di stato russi è nelle mani di stranieri.

Escludendo un’ulteriore escalation delle sanzioni economiche contro la Russia, stimiamo che su un orizzonte di un anno, l’impatto negativo dell’attuale regime di sanzioni sulla crescita del PIL potrebbe essere compreso tra lo 0,2% e l’1,0%. Ciò potrebbe essere compensato da variazioni positive delle ragioni di scambio commerciale e da un continuo impulso fiscale dato il programma infrastrutturale associato ai Mondiali di calcio, che la Russia dovrebbe ospitare questa estate. Gli effetti a lungo termine delle sanzioni dipenderanno dall’evoluzione delle relazioni della Russia con l’Occidente.

Il deprezzamento del rublo non deve essere considerato come una conseguenza della vulnerabilità, bensì come ammortizzatore utilizzato per ristabilire l’equilibrio delle partite correnti (sebbene potenzialmente a costo di un’inflazione più elevata, al momento ai minimi storici). Il più grande shock “esterno” per la Russia sarebbe rappresentato da un significativo calo del prezzo del petrolio.

L’economia della Russia è ancora legata al prezzo del petrolio. Nonostante un contesto più favorevole per un rafforzamento del prezzo del petrolio, sono necessari ulteriori progressi in termini di riforma fiscale per proteggere i conti fiscali del Paese. Gli esperti considerano un valore equo del prezzo del petrolio, basato sui fondamentali (dinamica della domanda e dell’offerta), tra i 60 e i 70 dollari al barile. Detto questo, gli eventi geopolitici sembrano attualmente spingere al rialzo i prezzi del petrolio e, a breve termine, potrebbero aumentare ulteriormente.

La recente adozione di una nuova legislazione fiscale ha reso i conti fiscali del Paese meno vulnerabili, rispetto al passato, al calo dei prezzi del petrolio. La soglia fissata per il bilancio dell’esercizio in corso è pari a 40 dollari al barile, il che consente di accumulare un cuscinetto fiscale significativo al prezzo attuale del petrolio. Questa soglia era molto prudente quando era stata a suo tempo definita; è ancora più prudente ora e può essere aumentata alla prossima discussione sul budget. Detto questo, a nostro avviso dovrebbe essere portata avanti una riforma fiscale più completa che riduca l’inefficienza dal lato della spesa e protegga i conti fiscali del Paese per il futuro.

I rischi di inclusione di ulteriori aziende o uomini d’affari nell’elenco delle sanzioni rimangono tuttavia sullo sfondo a meno che non si assista ad un significativo passo avanti tra la Russia e gli Stati Uniti (abbastanza improbabile a breve termine). Inoltre, la Siria rimane un motivo di disaccordo. L’indice azionario russo sembra al momento abbastanza conveniente. Il team di Amundi prevede ancora una crescita degli utili a due cifre per la Russia nel 2018, sostenuta dal prezzo del petrolio, ma le recenti sanzioni potrebbero influire in qualche modo negativamente sulle prospettive macroeconomiche e aumentare il rischio di risultati societari inferiori alle aspettative per molte aziende. Inoltre, l’incertezza potrebbe peggiorare il sentiment degli investitori.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: russia, petrolio, sanzioni, putin
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