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Proseguirà il rialzo del petrolio?

20/06/2018

Proseguirà il rialzo del petrolio?

Nel 2017 in pochi avrebbero scommesso che la quotazione del barile di Brent (petrolio di riferimento per il mercato europeo) sarebbe riuscita a risalire la china fino ai 75 usd al barile durante il primo semestre dell’anno

La forza dello shale oil negli Stati Uniti, i progressi compiuti dalle case automobilistiche nel segmento delle auto elettriche e le incomprensioni in seno all’Opec, sembravano il mix ideale per pilotare l’oro nero verso una lunga fase di quotazioni basse. Nelle ultime settimane, il prezzo del greggio si è posizionato intorno ai 75 usd, in un periodo in cui i fondamentali del mercato e la curva dei futures lasciano intravedere ulteriori scalate.

Offerta versus domanda

La causa più semplice del rialzo delle quotazioni è la contrazione dell’offerta verificatasi negli ultimi diciotto mesi. Le riserve accumulate nel periodo 2014-2016 sono diminuite nettamente a causa dell’impennata della domanda globale e dei tagli alla produzione decisi dai paesi Opec e dalla Russia. Anche se l’Opec potrebbe comunicare nei prossimi mesi di aver centrato l’obiettivo di ridurre le riserve in eccesso, sono in molti a sostenere che l’Agenzia Internazionale per l’Energia abbia sottostimato l’effetto delle scelte del cartello sul rapporto tra domanda e offerta. Questo scenario potrebbe offrire ulteriori margini di crescita ai prezzi del barile.

Saudi Aramco
L’Arabia Saudita –guida de facto ma indiscussa dell’Opec- sta preparando il debutto in Borsa del colosso petrolifero nazionale Saudi Aramco, la cui quotazione di partenza potrebbe trarre grandi vantaggi dalla permanenza del prezzo del barile sopra i 70 usd. Il paese sta affrontando un periodo di riforme sociali che, per essere implementate, hanno bisogno di risorse. Entrambi i temi supportano l’ipotesi che l’Arabia Saudita non farà nulla per provocare un calo delle quotazioni.

Rischi geopolitici
L’altro tema –interno all’Opec- favorevole al mantenimento di quotazioni elevate è rappresentato dalla crisi del Venezuela e del colosso petrolifero nazionale Pdvsa. Il Venezuela potrebbe dover fare i conti anche con nuove sanzioni imposte dagli Usa dopo la conferma elettorale di Nicolas Maduro.

Dal canto suo la Libia ha recuperato la sua produzione riportandosi sul milione di barili giornalieri, tuttavia, continua a essere un paese molto instabile a sette anni dallo scoppio della guerra civile.

Alcuni analisti sostengono che i rischi geo-politici sono quelli che offrono il maggiore supporto al trend rialzista delle quotazioni nel medio periodo.

Gli hedge fund
La presenza di questi veicoli d’investimento nel segmento Energy continua ad essere massiccia. Fino a questo momento, non sono stati registrati deflussi tali da far pensare che gli hedge fund abbiano deciso di portare in cassa i guadagni conseguiti negli ultimi anni. Gli esperti sostengono che questo comportamento sia dovuto al fatto che il petrolio –come le altre materie prime- faccia parte di quelle asset class che beneficiano del ‘ciclo tardivo’ (cioè che continuano a seguire un trend ascendente anche dopo la fine di un periodo prolungato di espansione economica).

Gli idrocarburi non convenzionali
Per ora l’incremento della domanda è stato tale da assorbire l’effetto sui prezzi generato dall’aumento della produzione di shale oil. Lo shale oil made in Usa sta superando le aspettative di crescita e si stima che nel 2018 la sua produzione possa accelerare del 10%.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: petrolio, barile, west texas, brent
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