SEI UN CONSULENTE FINANZIARIO AUTONOMO? 
Scopri i vantaggi del nostro servizio
Chiama gratis 800 92 92 95 CONTATTACI

Compila il modulo per essere richiamato

Se sei interessato al nostro servizio lasciaci i tuoi dati. Un nostro operatore ti contatterà per fornirti gratuitamente e senza impegno tutte le informazioni relative a FondiOnline.it

Dati di contatto

Errore nella compilazione del campo
Errore nella compilazione del campo
Errore nella compilazione del campo
Errore nella compilazione del campo

Informazioni addizionali

Errore nella compilazione del campo
* Nota: i campi indicati con l'asterisco sono obbligatori

Privacy e condizioni di utilizzo

Guerra in M.O.: credito sovrano regge, incognita petrolio

L’Ue dipende dall’import di combustibili fossili e ha scorte di gas inferiori rispetto al 2025. Tuttavia, oggi le sue forniture sono più diversificate rispetto all’inizio della guerra Russia-Ucraina. Tra i Paesi più esposti Grecia, Cipro, Malta, Irlanda e alcune economie dell’Est. Meno colpiti gli Usa.

19/03/2026
proiezione cartografica del mondo
Analisi di Scope Ratings sugli effetti della guerra in Medio Oriente sul mercato del credito sovrano

Sui mercati si respira un clima di profonda incertezza, anche se per ora le conseguenze economiche e finanziarie del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran restano gestibili per i Paesi sovrani. Tuttavia, l’indirizzo che prenderà la crisi dipenderà dalla durata e dalla sua intensità e, soprattutto, dagli effetti che avrà sulle forniture energetiche globali. È quanto stima Alvise Lennkh-Yunus, responsabile del settore sovereigns and public di Scope Ratings, secondo cui uno scenario di conflitto breve e circoscritto avrebbe effetti macrofinanziari limitati. In tal caso, le banche centrali e le autorità fiscali potrebbero ignorare eventuali pressioni inflative temporanee, confermando le rispettive politiche.

Scopri i principali fondi di investimento Fai subito una ricerca

Il rischio di un conflitto prolungato

C’è comunque il rovescio della medaglia: la situazione cambierebbe se il conflitto dovesse prolungarsi o allargarsi nella regione. I Paesi più esposti, in questo caso, sarebbero quelli direttamente coinvolti nelle operazioni militari e/o geograficamente vicini al teatro di guerra, le economie fortemente dipendenti dalle supply chain di petrolio e gas del Medio Oriente e gli Stati con margini fiscali ridotti per affrontare un eventuale shock economico. Uno dei principali fattori di rischio – e che tutti seguono con molta attenzione - riguarda lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale. Infatti, oltre il 30% del petrolio trasportato via mare passa da questo canale, insieme all’export di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq e Kuwait. Inoltre, accentuando la crisi, contribuisce il fatto che circa il 20% del GNL scambiato a livello globale arriva da Emirati e Qatar.

La vulnerabilità dell’Europa

Va da sé, che qualsiasi interruzione prolungata delle strutture di esportazione, delle infrastrutture energetiche o dello stesso stretto, unita a un aumento dell’instabilità regionale, potrebbe provocare uno shock dell’offerta. Il risultato sarebbe un rincaro del petrolio e del gas con possibili effetti economici, fiscali e politici a livello globale. L’Europa, in questo contesto, resta particolarmente esposta a eventuali tensioni energetiche perché continua a dipendere dall’import di combustibili fossili, soprattutto gas naturale liquefatto. Le riserve di gas dell’Ue sono attualmente attorno al 30% della capacità, meno rispetto al 38% registrato nello stesso periodo dell’anno scorso. Tuttavia, la domanda è destinata a calare con la fine dell’inverno e, comunque, oggi il sistema energetico europeo è più diversificato rispetto all’inizio della guerra Russia-Ucraina.

Torna ad agitarsi il fantasma dell’inflazione

C’è un altro aspetto che gli esperti continuano a monitorare molto attentamente: l’inflazione. Nell’area euro si colloca vicino al target della Bce (1,9% in febbraio). Alla luce della situazione attuale, secondo Scope Ratings, è improbabile che il prezzo del gas torni ai picchi del 2022, quando il TTF aveva raggiunto una media di 133 euro per megawattora, contro i 36 euro registrati nel 2025. Resta comunque il rischio di sperimentare prezzi energetici elevati per un lungo periodo. Un gas stabilmente vicino ai 50 euro/MWh e un petrolio intorno ai 100 dollari al barile potrebbero avere – secondo l’esperto – effetti macroeconomici rilevanti. Le stime della Bce indicano che un quadro di questo tipo potrebbe aumentare l’inflazione dell’area di circa 1,25 punti percentuali nel medio periodo e ridurre la crescita di circa 0,75 punti.

I Paesi europei più esposti, effetti anche per gli Usa

Gli effetti dell’eventuale peggioramento della crisi energetica non sarebbero uniformi: anche se circa il 20% delle importazioni europee di petrolio proviene dal Medio Oriente, l’esposizione varia tra i Paesi. Le economie più vulnerabili sono quelle fortemente dipendenti da petrolio e gas, come Paesi Bassi, Grecia, Malta, Cipro e Irlanda. Considerando anche la struttura economica, risultano particolarmente sensibili a un aumento duraturo dei prezzi energetici Cipro, Grecia e alcuni Paesi dell’Europa centro-orientale come Polonia e Bulgaria. Tra le principali economie Ue, Italia, Spagna e Germania hanno livelli di esposizione simili, mentre la Francia è meno esposta grazie al peso del nucleare. Negli Usa il rincaro dell’energia avrebbe un impatto diretto limitato grazie all’autosufficienza energetica e all’export di GNL. Tuttavia, una guerra prolungata rischia di far risalire l’inflazione, far crescere la spesa militare e aggravare le tensioni fiscali. Oltreoceano restano anche rischi politici, con un sostegno pubblico limitato alla guerra e possibili tensioni in vista delle elezioni di metà mandato.

Per chi desidera approfondire l’intreccio tra energia, inflazione e portafogli delle famiglie, l’analisi di FondiOnline “Inflazione: dalla guerra in Iran rischio stangata per le famiglie” esamina proprio gli scenari di rincaro prolungato di petrolio e gas e i loro riflessi sull’economia reale.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

credito sovrano scope ratings guerra
Qualsiasi decisione di investimento che venga presa in relazione all'utilizzo di informazioni ed analisi presenti sul sito è di esclusiva responsabilità dell'investitore, che deve considerare i contenuti del sito come strumenti di informazione. Le informazioni, i dati e le opinioni fornite all’interno della sezione “news” di questo sito si basano su fonti ritenute affidabili ed in buona fede; in nessun caso, tuttavia, si potrà ritenere che Innofin SIM abbia rilasciato attestazioni o garanzie, esplicite o implicite, in merito alla loro attendibilità, completezza o correttezza. Lo scopo dei dati e delle informazioni divulgate attraverso la sezione “news” del sito è prettamente informativo; esse non rappresentano, in alcun modo, una sollecitazione all'investimento in strumenti finanziari.

Articoli correlati