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Brexit, l’unica certezza resta l’incertezza

12/04/2019

Brexit, l’unica certezza resta l’incertezzaPer il momento, l'unica certezza è che l'estensione significa più incertezza per un periodo più lungo. Ciò continuerà a pesare sulle decisioni delle imprese - in particolare sugli investimenti - che a loro volta si tradurranno in una crescita economica lenta e scarse prospettive di una produttività già depressa.

 Il processo Brexit ci ha regalato l'ennesimo giorno della marmotta, poiché il termine per l'uscita è stato rinviato alla fine di ottobre. In teoria, questo dovrebbe dare al Regno Unito abbastanza tempo per riorientare la sua strategia per la Brexit e raggiungere una soluzione. In pratica, non è chiaro se l'estensione cambierà le posizioni consolidate del governo e dei parlamentari. Il rischio è che un minore senso di urgenza porti ad una situazione di stallo nelle settimane e nei mesi a venire.

I leader dell’Unione Europea hanno trovato un compromesso tra la posizione della Francia, che chiedeva un’estensione più corta, e quella della maggioranza degli altri Paesi che avrebbe preferito una concessione più lunga, fino a un anno. Viene alleggerita la pressione sul primo ministro britannico, senza dare abbastanza tempo per un effettivo cambio di approccio, a meno che i Tories non trovino un modo per sostituire Theresa May o i laburisti non riescano a forzare un voto anticipato.

L'estensione non fornisce alcuna chiarezza sugli scenari della Brexit per il futuro. È possibile che il governo e il partito di opposizione raggiungano un compromesso su una soft Brexit, compreso l'accordo di uscita di Theresa May e l'impegno per un accordo di unione doganale con l'UE (e/o accesso al mercato unico).

La flessibilità prevista dalla proroga - che consente al Regno Unito di uscire prima della nuova scadenza del 31 ottobre se si raggiunge una soluzione in tempi più brevi - crea un incentivo in questa direzione. Tuttavia, le posizioni sono molto distanti e radicate, per cui sembra più probabile che lo stallo proseguirà e sarà necessario un cambiamento più deciso per rompere gli schemi. In particolare, sono possibili una crisi di governo ed elezioni generali anticipate, che riporterebbero il dibattito sulla Brexit al punto di partenza, con tutte le opzioni sul tavolo - compreso il no-deal.

Nonostante rimanga tangibile il rischio che si vada a elezioni anticipate, le preoccupazioni sul fronte Brexit è probabile saranno messe da parte per un pò. Almeno questa dovrebbe essere la reazione dei mercati finanziari. Diversa è la situazione per aziende e famiglie, la cui spesa è cruciale per l’economia. Per queste categorie l’incertezza sull’esito della saga Brexit salirà come mai prima ed è difficile vedere come questa possa essere una cosa positiva.

Nel frattempo gli utili societari britannici hanno retto in gran parte e ci sono società che offrono eccellenti prospettive e valutazioni attraenti. Se l’azionario britannico vedesse una crescita del 6% negli utili societari nel 2019, le azioni avrebbero un rapporto prezzo/utili pari a 13x, inferiore alla media di lungo termine di 14x. Escludendo i titoli dei settori delle risorse e dei financials, il dato scenderebbe ulteriormente a 11x per quest’anno.

GlaxoSmithKline, Smith & Nephew ed Experian sono esempi di società che hanno generato rendimenti per gli investitori nel 2018. E sebbene l’azionario britannico non sia particolarmente amato in questa fase, è importante notare che esiste domanda per gli asset locali: basti pensare per esempio all’acquisizione da 3,9 miliardi di sterline da parte di Coca Cola per il business di caffetteria di Whitbread.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: brexit, ue, pil, azioni
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