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Mercati: arriva l’inverno, settore energetico sotto i riflettori

Le soluzioni, come l’attivazione dei rigassificatori, per compensare in Europa l’impennata del caro gas faranno sentire i loro effetti solo sul lungo termine. Questo comporta il rischio di un ulteriore rallentamento della transizione energetica a favore del ritorno del più inquinante carbone.

20/09/2022
salvadanaio su termosifone
Analisi sugli effetti del caro gas per il riscaldamento in Europa

L’Europa è sotto lo schiaffo russo per quanto riguarda le forniture di gas naturale. Mosca ha recentemente minacciato di adottarne il blocco totale, dopo avere ridotto significativamente il flusso giustificandolo con la necessaria manutenzione del North Stream. Il vertiginoso rincaro della materia prima (di ben nove volte dalla scorsa primavera) sta impattando sia sulla vita dei consumatori, considerato che nel continente il gas riscalda circa la metà delle case e alimenta buona parte dell’economia. Uno scenario che mina le prospettive della produzione industriale e alimenta i timori di recessione che, di riflesso, si ripercuotono sulle Borse e sul debito. E l’orizzonte non è per niente sereno.

Dipendenza Ue dal gas elevata per almeno altri dieci anni

Infatti, osserva Rob Lambert, senior corporate analyst di BlueBay AM, nonostante gli investimenti fatti nelle rinnovabili, queste rappresentano meno del 20% del mix energetico europeo. Questo vuol dire che la dipendenza dell’Europa dal gas naturale in generale (e non solo perché la Russia è uno dei suoi principali fornitori) per riscaldamento, raffreddamento e industria rimarrà elevata anche nel prossimo decennio. Nel breve, inoltre, deve fare i conti con una serie di fattori che sta esacerbando la domanda e l’offerta di energia: come le interruzioni dell'energia nucleare e la siccità, che impattano sull’attività delle centrali nucleari e sull’output idroelettrico, costringendo così il sistema a fare ulteriore affidamento sul gas naturale per la produzione di energia.

Tornerà in auge il carbone?

Questo scenario, a livello dei mercati, implica un cambio di rotta per gli investimenti ESG. Mentre è probabile che i rincari vengano trasferiti in qualche modo ai consumatori. La crisi del costo della vita continua e, con l'arrivo dell’inverno, per coloro che appartengono alle fasce socioeconomiche più basse, la mancanza di un'offerta a buon mercato per il riscaldamento potrebbe avere conseguenze pesanti. C'è anche l'ovvio impatto ambientale che tali eventi stanno avendo, alimentando l’idea – rileva Lambert - di abbandonare il gas, anche come combustibile di transizione. Una domanda a questo punto sorge spontanea: tornerà in auge il carbone? I segnali che arrivano dalla Germania vanno in questa direzione. Il Paese, infatti, ha avviato la fase 2 del suo piano di emergenza del gas che prevede l'aumento dell'uso delle centrali elettriche a carbone, che sono in via di dismissione totale (entro il 2030).

Difficoltà di interconnessione con i rigassificatori

L’Europa, per scongiurare la recessione e stravolgimenti sul piano sociale, per compensare lo stop alle forniture russe ha messo in atto piani per aggiungere oltre 100 miliardi di metri cubi di capacità di rigassificazione di gas naturale liquefatto (GNL), pari a un aumento del 50% rispetto all'attuale capacità. Però per vederne i risultati bisognerà aspettare diversi anni. Inoltre, sottolinea l’analista di BlueBay, c’è da considerare che l'attuale capacità di rigassificazione è concentrata in Paesi (come la Spagna) che non hanno la necessaria interconnessione per portare gas ai mercati che ne hanno più bisogno (come Germania e Italia). Di conseguenza, data la complessità con cui si presentano oggi gli approvvigionamenti di gas, Lambert si aspetta che i prezzi di gas e dell’energia rimangano elevati per tutto l'inverno e non esclude il rischio concreto che ci possano essere blackout e razionamenti.

La transizione è già notevolmente rallentata

Le conseguenza a livello ambientale rischiano di essere assai profonde. La potenziale cessazione delle forniture di gas russo - o anche volumi molto inferiori - comporterebbe più investimenti per assicurarsi il gas, probabilmente a scapito degli investimenti nelle energie rinnovabili. È inoltre probabile, secondo l’esperto, che questa situazione ostacoli i recenti progressi verso il target climatico Ue Fit for 55 per il 2030, poiché le emissioni quasi certamente aumenteranno col ritorno del carbone. Gli investitori ESG, secondo Lambert, farebbero bene a considerare l'importanza della sicurezza energetica, dato l'impatto dell'aumento dei prezzi sulle famiglie a basso reddito e la diminuzione della produzione industriale, prima di penalizzare le utility, costrette a riaprire le centrali a carbone per soddisfare l'urgente necessità.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

transizione energetico bluebay
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