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Microimprese: più competenze finanziarie ma nel digitale sono indietro
Il 44 per cento delle microimprese usa il cloud, mentre IA, robotica e interconnessione sono adottate solo da circa il 5 per cento. Il 19 per cento sperimenta l’IA o prevede di introdurla. Oltre l’80 per cento considera gli aspetti ambientali e sociali negli investimenti e nella scelta dei fornitori.
Le microimprese italiane migliorano la propria alfabetizzazione finanziaria, ma procedono ancora lentamente sulla strada della digitalizzazione. Più esattamente, se la loro preparazione sui temi finanziari mostra segnali di crescita, il nostro Paese sul fronte dell’intelligenza artificiale risulta ancora piuttosto indietro. È quanto emerge da un’indagine di Banca d’Italia - condotta nel 2025 - su un campione di 5mila imprenditori. Il punteggio medio di alfabetizzazione finanziaria raggiunge il 74% del massimo, con un incremento del 2% rispetto alla ricerca precedente (2021). Il 45% del campione possiede una conoscenza elevata dei principali concetti finanziari, mentre il 40% si colloca nella fascia intermedia e il 15% in quella più bassa.
Le competenze risultano maggiori tra gli imprenditori più istruiti, nelle aziende con fatturato più elevato e tra quelle che operano anche sui mercati esteri. Dallo studio emerge invece un aspetto negativo: le differenze significative tra uomini e donne.
Buone abitudini, ma c’è ancora da fare
Quasi tutti i microimprenditori italiani dichiarano di monitorare regolarmente la situazione finanziaria della propria attività. Circa il 90% di loro tiene inoltre separati i conti personali da quelli dell’impresa e prepara previsioni sulla redditività. Più limitato è il confronto tra le diverse offerte finanziarie e assicurative, effettuato dal 66% degli intervistati. Solo poco più della metà dichiara di pianificare attivamente le proprie scelte e di negoziare con gli istituti di credito le condizioni dei servizi finanziari. Anche gli strumenti di pagamento aziendali sono ormai diffusi in questo segmento di imprese: le carte di debito sono usatge dall’86% dei microimprenditori, quelle di credito dal 62% e le prepagate dal 33%. Il 21% usa anche portafogli elettronici.
L’intelligenza artificiale resta una scommessa
Lo studio mette in evidenza che il divario maggiore riguarda però le tecnologie digitali. Il cloud è per esempio utilizzato solo dal 44% delle microimprese, mentre intelligenza artificiale, robotica e interconnessione dei processi sono ancora adottate solo da circa appena il 5% delle aziende. Il dato sulle intenzioni future è però più incoraggiante: il 19% sta infatti sperimentando l’intelligenza artificiale o prevede di introdurla entro un anno. Per quanto riguarda l’interconnessione dei processi la quota è del 13%, mentre robotica e cloud si fermano al 12%. L’innovazione è più diffusa nei servizi di informazione e comunicazione e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche relative all’IA, mentre la robotica trova maggiore spazio nel manifatturiero.
L’indagine di Banca d’Italia evidenzia inoltre un legame tra competenze finanziarie e innovazione: ovvero gli imprenditori che possono vantare una maggiore preparazione economica mostrano una maggiore propensione a sperimentare le nuove tecnologie.
Più attenzione a sostenibilità e rischi climatici
Oltre l’80% presta attenzione agli effetti ambientali e sociali degli investimenti e alla sostenibilità dei fornitori. Anche in questo caso, la sensibilità è maggiore tra chi possiede conoscenze finanziarie più solide. Cresce inoltre la consapevolezza dei rischi legati al clima. Nel 2025 il 6,4% delle microimprese ha subito danni causati da eventi climatici estremi. Il 39% ha adottato almeno una misura di prevenzione: il 28% ha sottoscritto una copertura assicurativa, il 26% ha investito nella sicurezza e il 14% ha previsto lo spostamento della produzione. Questa propensione è più accentuata tra le imprenditrici (42%) e tra chi proviene da famiglie con tradizione imprenditoriale (54) ed è invece meno diffusa tra gli imprenditori meno istruiti (32).
Emerge dunque un sistema di piccole imprese più consapevole nella gestione delle proprie risorse e dei rischi, ma ancora prudente nell’adozione delle tecnologie più avanzate. La sfida per i prossimi anni sarà trasformare questa maggiore preparazione in investimenti capaci di rafforzare produttività e competitività.