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Recovery Plan: Morgan Stanley più ottimista del Governo

Il Recovery Plan è il più ambizioso di quelli finora presentati nell’Ue e, secondo Morgan Stanley, potrebbe dare un contributo al nostro Pil superiore al 3,6 per cento stimato finora dal Governo. La chiave di volta saranno gli investimenti pubblici.

05/05/2021

Il Recovery Plan è una chance unica per rilanciare l’economia dell’Italia e il Governo è certo che riuscirà ad attuarlo perché l’onestà, l’intelligenza, il gusto del futuro prevarranno sulla corruzione, la stupidità e gli interessi costituiti. Sono queste, in sintesi, le parole con cui il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, l’ha presentato in Parlamento, fiducioso che quando l’emergenza chiama alla solidarietà e alla responsabilità la risposta del Paese sarà positiva. La Bce stima che il programma Next Generation Eu possa fornire un forte sostegno all’economia dell’Eurozona, di circa il 5% del Pil se utilizzato in pieno. Ma per il nostro Paese questo contribuito potrebbe essere superiore.

Il programma italiano è il più ambizioso

Pur considerando che circa due terzi di questi aiuti è destinato a soli sei Paesi con un rapporto debito/Pil superiore al 100%, a beneficiare maggiormente sarà proprio l’Italia che, dell’area, ha il secondo debito più elevato rispetto al proprio prodotto interno lordo. Infatti, come rileva l’analisi di Morgan Stanley, il Recovery Plan italiano è il più consistente tra quelli degli Stati membri dell'Unione Europea in termini di risorse, con 200 miliardi di euro di prestiti e sussidi dalla Recovery and Resilience Facility, a cui si aggiungono altri 30 miliardi di euro di nuovi investimenti finanziati direttamente dal Governo italiano.

Gli investimenti pubblici stimoleranno quelli privati

Il pacchetto, secondo gli esperti, ha il potenziale per favorire significativamente la crescita del Pil italiano nel medio termine per almeno due motivi. In primo luogo, il Piano mira a finanziare nuovi progetti con alto rendimento a lungo termine, investimenti infrastrutturali con un'impronta digital o green. La seconda ragione risiede nel fatto che il suo potenziale è ulteriormente consolidato dal marcato allentamento della nostra economia. Gli investimenti pubblici hanno infatti la capacità di attirare quelli privati e favorire i consumi, soprattutto se saranno realizzate le riforme strutturali previste: in particolare quelle che puntano a sburocratizzare e rendere il Paese più business-friendly.

Il +3,6% del Pil del Governo è ‘conservativo’

Per questo, la banca d’affari considera conservativa la stima del Governo, che limita la crescita del PIL a +3,6% entro il 2026. È indubbio, visti i massicci trasferimenti di cui è beneficiario, che quello italiano sia tra i piani più ambiziosi presentati finora: punta a raddoppiare la quota degli investimenti pubblici, che sono in costante calo dalla grande crisi finanziaria (2008), portandola al pari della spesa della Francia. A questo proposito, bisogna ricordare che nel documento originale del Recovery Plan della Commissione, si suggeriva che la spesa della Recovery and Resilience Facility avrebbe avuto un moltiplicatore di poco più di 0,4, mentre la stima di Roma di 0,3 è più prudente.

Rischio ritardi ma l’effetto moltiplicatore è sottostimato

L’effetto potrebbe essere quindi più elevato: Morgan Stanley stima un moltiplicatore di 0,6 che potrebbe raddoppiare i 3,6 punti percentuali di crescita del PIL attesi dal Governo italiano, con il Fondo che favorirebbe un incremento del PIL pari a un punto per ogni anno fino al 2026. Nonostante questo scenario positivo, gli stessi esperti intravedono anche rischi di ribasso nel breve termine, se l’assegnazione degli appalti in Italia e i dilatati tempi di approvazione rispetto alla decisione sulle risorse proprie - ancora in sospeso in nove Paesi Ue - dovessero ritardare l’esborso. Tuttavia, la banca d’affari ritiene che tali ritardi possano essere mitigati se i Governi attingessero direttamente ai mercati, come prevede di fare la Spagna con il suo schema di finanziamento anticipato.

I 4 fattori a favore dell’Italia

In conclusione, la banca d’affari rileva quattro fattori positivi che spiegano questo suo ottimismo rispetto alle valutazioni del Governo. In primo luogo, gli investimenti pubblici (in capitale umano e infrastrutture) rappresentano la spesa fiscale più produttiva poiché – oltre a favorire la domanda aggregata – stimolano la crescita potenziale di lungo termine attraverso una maggiore produttività. In secondo luogo, il forte allentamento economico vissuto oggi dal nostro Paese implica che i fattori produttivi non siano pienamente sfruttati e quindi lo stimolo si tradurrà in misura maggiore in una crescita reale più elevata, piuttosto che in una maggiore pressione sui prezzi. Il terzo elemento da non sottovalutare è l’espansione coordinata a livello europeo: questo, secondo gli analisti, avrà effetti positivi correlati, con l'Italia ben posizionata per beneficiarne, considerato il suo importante settore manifatturiero. Quarto fattore positivo è la politica della Bce, che con tutta probabilità rimarrà accomodante: con i tassi nominali sul debito pubblico ai minimi storici, infatti, anche il rischio di shock negativi che tarpino la domanda aggregata sembra basso.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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