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Swg: più paura per il lavoro, meno per il contagio

20/04/2020

Swg: più paura per il lavoro, meno per il contagio

Il periodo di quarantena cui sono sottoposti gli italiani li ha rassicurati per quanto riguarda la diffusione del coronavirus. Tuttavia, anche se al termine della quarta settimana di lockdown è calato il loro sentimento di paura per il contagio è sceso, sono cresciute nel frattempo le loro incertezze sul futuro, soprattutto dal punto di vista lavorativo. È quanto emerge dalla tradizionale ricerca ‘Radar, niente sarà più come prima’ condotta da Swg nel periodo compreso tra il 30 marzo e il 5 aprile scorso. 

Si allungano i tempi per la fine dell’emergenza

Negli ultimi giorni è apparso anche più chiaro che le tempistiche per superare l’emergenza sanitaria non saranno brevi e che, di riflesso, tra gli italiani è cresciuta la consapevolezza che il percorso di uscita dalla crisi sarà più lungo del previsto. Nonostante questo, il trascorrere dei giorni ‘in reclusione’ non sembra incidere sulla loro capacità di reagire positivamente alla situazione, che rimane infatti stabile. Per contro risulta peggiorata l’immagine del futuro che si prospetta per il Paese. 

Meno certezze sulla capacità di reazione dell’Italia

Sono sempre meno gli italiani, secondo la ricerca di Swg, “che pensano che la nostra nazione uscirà rafforzata da questa crisi, così come diminuisce la percezione che le persone in generale e gli stessi intervistati al termine della crisi saranno migliori”. I numeri sono più esplicativi: solo il 24% pensa che l’Italia uscirà più forte dalla crisi (27% nella settimana precedente), diminuiti al 29% (dal 33%) quelli che pensano che alla fine saremo persone migliori. Stabili al 22% le persone che pensano che le aziende saranno più etiche e attente alla persona. 

Dopo la quarantena il Covid-19 fa meno paura

Alla domanda su quanto è preoccupato per la diffusione del coronavirus il 95% ha risposto ‘molto+abbastanza’ (in lieve calo dal 96% rilevato nella settimana al 29 marzo). Nello stesso periodo la quota dei ‘molto preoccupati’ è scesa al 51% (dal 55%). Tra le emozioni provate più spesso in questo periodo spiccano l’incertezza (53%), la speranza (39%), paura (30%), rabbia (17%). La preoccupazione per il posto di lavoro (52%) è più alta di quella per il contagio (50%), quest’ultima in calo dal 55% della settimana precedente (mentre la prima è rimasta stabile). 

Più risparmio per timore di non farcela

Il 57% degli italiani ha iniziato a risparmiare per paura di non farcela economicamente, mentre per il prossimo mese il 61% pensa che sarà costretto a intaccare i risparmi e il 39% che non sarà in grado di pagare tasse, mutui, affitti, bollette e altre spese fisse. Il 26% pensa che potrebbe essere costretto a ricorrere a un prestito. È cresciuta sensibilmente la quota di chi crede che la crisi sanitaria durerà più di tre mesi (al 39% dal 34% della settimana precedente), mentre è calata (al 54% dal 59%) quella che limita il periodo della crisi a non più di tre mesi.  

Molto critici nei confronti dell’Ue

Sul piano europeo invece, le dinamiche recenti hanno incrinato fortemente il rapporto dei cittadini con le istituzioni europee (la fiducia nell’Ue è crollata al 27% dal 42% di settembre e quella nella Bce al 25% dal 43%), ma ha anche diviso le opinioni pubbliche dei diversi stati membri. Gran parte degli italiani, come anche la maggioranza dei francesi, sostiene il bisogno di politiche solidali tra i paesi per condividere i costi della crisi. In termini finanziari ciò si traduce nell’assenso (83%) con l’ipotesi degli Eurobond, strumento che però trova la contrarietà di due terzi dei tedeschi. Nel frattempo è salito al 46% (dal 30% del 2019) l’apprezzamento per la politica estera dell’Italia.  

Per il 60% c’è bisogno di riaprire il prima possibile

Vi è ampia consapevolezza tra i cittadini che è importante non aspettare troppo con la riapertura delle attività produttive, seppure con tutti gli standard di sicurezza. Questa tendenza si lega ai diffusi timori per le ripercussioni economiche della pandemia: il 60% ritiene che ci sia bisogno di riaprire il prima possibile le aziende che possono garantire la sicurezza ai lavoratori, contro il 34% che pensa che devono rimanere chiude fino alla fine dell’emergenza. Sul piano dei consumi, al momento della riapertura degli esercizi, gli italiani prevedono di acquistare più di tutto capi d’abbigliamento (22%) e viaggi (19%).  

Aumenta senso di lontananza con le banche

In ogni situazione di crisi le banche rivestono una posizione centrale. In questa fase viene percepito che stiano rispondendo in maniera meno efficace rispetto al passato alle esigenze dei cittadini e del tessuto produttivo, anche se nell’epicentro della crisi, nel Nord-ovest, questo giudizio risulta meno severo. Rispetto ai dati riferiti al marzo del 2019, è aumentata la percezione che gli istituti di credito si siano allontanati dalle esigenze sia delle famiglie (al 44% dal 38%), sia dalle imprese (al 38% dal 30%). La banca nel periodo dell’emergenza resta comunque un punto di riferimento per il 27% degli italiani, quota che nel Nord-Ovest sale al 34%.

A cura di: Fernando Mancini
Parole chiave: coronavirus, swg, lavoro, italia, ue
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