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Lavoro: italiani per settimana corta e più qualità della vita

La carriera è meno centrale: molti lavoratori cercano aziende con valori condivisi e difendono il diritto alla disconnessione, evitando comunicazioni fuori orario. Molti sono insoddisfatti di stipendi e valorizzazione, segnalano stanchezza e ansia. Cresce la preoccupazione per l’impatto dell’IA.

11/03/2026
giovane impiegato al computer
Ricerca Censis-Eudaimon sulla percezione del lavoro da parte degli italiani

Il lavoro non è tutto, oggi ancora di più: se ne sono accorti gli italiani, che chiedono meno ore e più qualità della vita. È questo il messaggio che emerge dal nono rapporto sul welfare aziendale di Censis-Eudaimon, secondo cui nel Belpaese cresce il desiderio di equilibrio tra lavoro e vita privata, mentre salgono stanchezza, insoddisfazione e timori per il futuro. La ricerca rileva dunque un cambiamento profondo, con la società che chiede meno centralità del tempo passato al lavoro e più attenzione al proprio benessere, ai valori e all’equilibrio tra il tempo professionale e la vita privata. Una sfida importante per le aziende e le istituzioni nei prossimi anni, che sta impegnando molti dei Paesi più sviluppati.

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Ci sono già le condizioni per tagliare le ore di lavoro

Lo studio (realizzato con il contributo di Campari, Credem, Edison e Michelin), fotografa un mondo del lavoro in trasformazione che punta direttamente a una settimana lavorativa corta. Un obiettivo sottolineato dal fatto che, per l’88,2% degli occupati, avere più tempo per sé e per il proprio benessere dovrebbe essere un diritto. Senza tralasciare che il 71,3% ritiene che esistano - già oggi - le condizioni tecnologiche ed economiche per ridurre l’orario di lavoro, ad esempio con la settimana di quattro giorni. Questa idea piace soprattutto ai giovani: è favorevole, al riguardo, l’82,8% dei lavoratori tra i 18 e i 34 anni, rispetto al 72,9% registrato tra i 35-49enni e al 64% tra gli over 50.

Carriera meno importante, contano i valori

Per oltre la metà dei dipendenti (55,1%) fare carriera non è una priorità nella vita. Inoltre, il 64,7% ammette di perdere a volte il senso del proprio lavoro, vissuto solo come fonte di reddito. In questo senso, anche il 44,7% che considera il lavoro più un obbligo che una passione. E più della metà (51,1%), secondo il report, sceglierebbe un’azienda di cui condivide i valori, anche rinunciando a uno stipendio più alto altrove. Quasi un lavoratore su due (45,8%) prova ansia quando riceve messaggi, telefonate o email fuori dall’orario di lavoro. Infatti, il 43,9% ha deciso di non rispondere più alle comunicazioni fuori orario, applicando il cosiddetto ‘diritto alla disconnessione’. Anche qui i giovani sono i più decisi: non risponde fuori orario il 57,7% dei 18-34enni, contro il 47,5% dei 35-49enni e il 33,7% degli over 50.

Stipendi e valorizzazione: molte insoddisfazioni

Il 57,7% degli occupati ritiene che la propria retribuzione non sia adeguata al lavoro svolto. Per il 55,4% lo stipendio non permette di risparmiare e per il 52,4% lavorando non si diventa benestanti. Il 78,9% non si sente abbastanza valorizzato e il 62,2% dichiara di non avere sufficiente autonomia. Ci sono pareri discordanti sul cosiddetto ‘job hopping’, cioè cambiare spesso azienda: è visto solo dal 32,5% come una strategia più efficace della fedeltà per ottenere stipendi più alti. Per contro, il 38% non è d’accordo su questa tesi, mentre quasi il 30% non ha ancora un’opinione precisa al riguardo.

Tuttavia, il disagio lavorativo è diffuso. Il 68,3% degli occupati dice di aver provato forme di forte stanchezza psicofisica. Più della metà (54%) ha sperimentato almeno una volta la paura di andare al lavoro. Il 21,7% soffre della cosiddetta sindrome dell’impostore, cioè dubita delle proprie capacità e cerca continuamente l’approvazione degli altri.

Intelligenza artificiale: tra uso e timori

Nella ricerca è presente un capitolo sull’influenza nel mondo del lavoro delle nuove tecnologie. A questo proposito, il 36,7% degli occupati utilizza l’intelligenza artificiale nel proprio lavoro, mentre il 42,6% teme di poter essere sostituito in futuro. Inoltre, il 55,3% pensa che i dirigenti ripongano più fiducia nelle nuove tecnologie che nei lavoratori stessi. Infine, secondo il 64,4% degli intervistati, i social media offrono un’immagine del lavoro fatta di successo, libertà e viaggi che non corrisponde alla realtà. Un modello, questo, giudicato fuorviante e poco realistico dalla maggioranza dei lavoratori.

Per chi vuole trasformare questi megatrend “People” (benessere, valori, nuovi equilibri vita-lavoro) anche in scelte di investimento, su FondiOnline è disponibile la scheda del fondo tematico Anima Megatrend People A, che investe proprio sulle imprese focalizzate su capitale umano, qualità del lavoro e sostenibilità sociale.

Per approfondire invece il ruolo dell’IA nei processi produttivi e i relativi timori per il lavoro, si può consultare l’analisi di FondiOnline Sostenibilità: la rivoluzione arriva dall’intelligenza artificiale, che esamina potenzialità e rischi dell’automazione sui settori produttivi e sull’occupazione.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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