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Alla ricerca della sicurezza

05/08/2016

Le decisioni prese da Mario Draghi e dal direttivo della Bce nello scorso marzo (tagliati i tre tassi principali, quantitative easing portato a 80 miliardi al mese ed esteso ai bond delle aziende), benché in linea teorica avrebbero dovuto galvanizzare i mercati, poco alla volta sono state sterilizzate da alcuni focolai di crisi più o meno estesi, vedi Brexit o la crisi del sistema bancario.

Fatto sta che, come ampiamento riportato dai media, sul fronte finanziario le politiche monetarie espansive hanno ridotto i rendimenti per gli investitori da sempre focalizzati sui titoli obbligazionari di maggiore qualità. Si è più volte detto che per portare a casa un po’ di rendimento in uno scenario del genere diventava una scelta quasi obbligata alzare il grado di rischio dei propri investimenti. Quella che è apparsa una regola generale agli occhi di tutti gli investitori, non sembra aver, tuttavia, convinto gli italiani.

“L’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2016” condotta da Intesa Sanpaolo e il Centro Einaudi e presentata il 21 luglio scorso, fa emergere chiaramente che i risparmiatori del Belpaese non abbandonano la ricerca della sicurezza negli investimenti.

Se in passato si stava facendo strada un approccio più articolato da parte dei risparmiatori, i quali dedicavano una certa attenzione a tutte le principali caratteristiche di un investimento: la liquidità, la sicurezza e il rendimento di breve e di lungo periodo, adesso il quadro sembra cambiato. Con i tassi a zero, una perdita in un investimento sbagliato non è più facilmente recuperabile, pertanto la sicurezza diventa la caratteristica essenziale. E così il 58,3% degli intervistati mette al primo posto, tra gli obiettivi dei propri investimenti, la ricerca della sicurezza, mentre questo dato solo 12 mesi fa era al 52% e nel 2011 si attestava, appena, al 23,8%.

Se includiamo anche le motivazioni citate al secondo posto, quattro investitori su cinque (81,7%) dichiarano di prestare attenzione all’aspetto sicurezza nel momento in cui decidono dove allocare i propri averi. L’aumento della domanda di sicurezza si riscontra anche analizzando la propensione al rischio dichiarata dagli intervistati. Torna infatti a crescere, dal 66% dell’anno scorso al 74,2% di quest’anno (un consistente 8,2% di aumento), la quota di coloro che si considerano poco o per niente favorevoli a correre rischi nel campo degli investimenti finanziari al fine di aumentarne il rendimento atteso. Va da sé che siano diminuiti ancora, dal 27,1 al 19,7%, gli intervistati che si dichiarano mediamente favorevoli a rischiare, mentre passano dal 6,9 al 6,1% coloro che sono favorevoli o molto favorevoli a intraprendere questa strada.

Nel dettaglio, sono più prudenti le donne (l’80,1% delle intervistate sono poco o per niente propense a rischiare, contro il 71% degli uomini), gli over 65 e i pensionati (79,8% e 80,3%), coloro che non risparmiano (80,9%), i piccoli risparmiatori (75,4%). La propensione al rischio è inoltre inversamente proporzionale al grado di istruzione e al livello di reddito, in coerenza con l’utilità marginale decrescente delle somme di denaro a disposizione.

A cura di: Rocki Gialanella
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