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Mercati, discreti profitti

22/10/2016

La stagione delle trimestrali sta cominciando a entrare nel vivo e sta portando tutto sommato buoni risultati, quanto meno per i tempi attuali. I colossi finanziari statunitensi, da American Express a Goldman Sachs e Morgan Stanley, hanno messo a segno questa settimana in generale ottimi risultati. Buoni numeri sono arrivati anche da alcuni colossi dell'It, quali Microsoft e Intel, nonostante quest'ultima abbia perso il 3% immediatamente dopo l'annuncio a causa di una guidance del quarto trimestre un po' sotto le aspettative, mentre nel campo delle telecom Verizon ha deluso le attese per quanto riguarda il fatturato. Ancora prima di questa pletora di risultati alla fine della settimana scorsa le previsioni di FactSet per il terzo trimestre, con solo il 7% delle aziende che avevano riportato i profitti degli ultimi tre mesi, vedevano un calo, rispetto al terzo trimestre del 2015, dell'1,8%, che è un sensibile miglioramento rispetto al -2,1% della settimana precedente.

Visto il passo attuale dei profitti, non è improbabile che si riesca a evitare un sesto trimestre di fila di discesa degli utili dell'S&P 500 su base annuale. Martedì prossimo, comunque, arriveranno i risultati di Apple. Il colosso statunitense dell'elettronica di consumo rappresenta un interessante spunto per capire l'andamento delle spese dei consumatori mondiali in It e su come si stanno indirizzando i loro gusti.

In Europa dovrebbe continuare invece la recessione dei risultati aziendali: il consensus degli analisti vede per lo Stoxx 600 un calo intorno al 12% e circa del 10% al netto del settore energetico. A incidere brutalmente sul differenziale fra le due aree del mondo è il terribile andamento del comparto dei servizi finanziari, in particolar modo delle banche in Europa: in questo segmento i gruppi che finora hanno riportato i dati hanno visto una diminuzione dei profitti di circa un terzo rispetto a un anno fa.

La settimana ha visto comunque uno sviluppo abbastanza positivo per l'azionario europeo, con gli indici principali tutti in buon rialzo. La riunione della Bce di questa settimana è andata via liscia senza sorprese, né in una direzione, né in un'altra: Mario Draghi si è rifiutato, sia di indicare un percorso di tapering del quantitative easing, sia di stabilire con certezza una data per la fine dell'intera operazione, che ufficialmente dovrebbe scadere il prossimo marzo.

Anche nei sette giorni appena trascorsi, comunque, il movimento più rilevante si è avuto sul dollaro, in rafforzamento pressoché su tutte le valute. L'euro è sceso venerdì sotto quota 1,09 per la prima volta dallo scorso inverno. Sicuramente non si tratta per le aziende americane, che comunque ricavano una quota non indifferente dei propri profitti all'estero, di un fenomeno che viene salutato con piacere. Se il bull market sul biglietto verde dovesse inasprirsi, non ci sarebbe da sorprendersi di vedere una Federal Reserve tornare a tutta velocità nel campo delle colombe.

La prossima settimana è prevista per gli Usa l'uscita di una serie piuttosto importante di dati, fra cui la prima lettura del Pil del terzo trimestre. Gli analisti si aspettano una crescita congiunturale annualizzata del 2,8%. Dati interessanti verranno pubblicati anche in Europa, fra cui le vendite al dettaglio tedesche e la produzione industriale italiana.

Salvo sorprese molto negative da questi indicatori e sul fronte aziendale, probabilmente non vedremo la prossima settimana altri pesanti scossoni sui mercati, caratterizzati comunque da un grado crescente di fiducia, per quanto cauta, nei confronti degli asset rischiosi.

A cura di: Boris Secciani
Parole chiave: mercati, profitti, Usa, Europa
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