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Oro, punite le scelte razionali

22/12/2016

Un investitore che per la paura della Brexit, dell'avvento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti e del referendum italiano avesse scelto di tutelarsi con il bene rifugio per eccellenza, cioè l'oro, non avrebbe compiuto la scelta giusta. Potrebbe rivendicare sicuramente la totale razionalità della sua azione, ma i numeri sono completamente a suo sfavore.

Il metallo giallo, infatti, negli ultimi 12 mesi ha avuto un andamente quasi perfetto a V rovesciata: un anno fa quotava 1.109 dollari per oncia e alla metà di giugno, in corrispondenza con la Brexit, ha raggiunto il suo massimo a quota 1.374. Da quel momento ha cominciato a calare e il 21 dicembre, primo giorno d'inverno è ritornato a circa 1.136-1.137 dollari, nonostante si siano verificati i già citati avvenimenti politici che hanno indubbiamente aumentato considerevolmente i rischi sistemici sia in America, sia in Europa, e che dovevano rilanciare in pieno la corsa di tutti i beni rifugio. In pratica il 2016 si chiude all'insegna dell'ottimismo e fatti che venivano considerati catastrofici dalle borse sono stati reinterpretati talora in poche ore e dagli stessi operatori come altamente positivi. Clima sicuramente negativo per qualsiasi bene rifugio.

A questo punto, proprio partendo dall'oro, vale la pena porsi qualche domanda. La principale di queste è: ma è davvero giustificato il clima di ottimismo che sta pervadendo i mercati? In pratica non sarebbe il caso di approfittare del fatto che il metallo giallo è ai minimi e acquistare con un'ottica di hedging proprio nell'ipotesi che non tutto vada come previsto e si manifestino focolai di crisi inaspettati? I punti in questione non sono da poco. Vediamo di riassumerli.

Guerra commerciale con la Cina. La nuova amministrazione Usa ha promesso di rimettere completamente in discussione lo status quo dei trattati che regolano i commerci internazionali, soprattutto quelli che sono stati firmati con Pechino. È possibile che si tratti di schermaglie elettorali e post-elettorali, anche se l'apertura a Taiwan non lo fa pensare, però un conflitto economico pesante con il Dragone lascerebbe sicuramente enormi danni a tutte le parti in causa. È difficile quantificare se a subire le peggiori perdite sarebbe la Cina o gli Stati Uniti (probabilmente tutti e due), ma per i mercati si tratta in ogni caso di una situazione molto pericolosa e di totale incertezza.

Medio Oriente. Altra zona calda del mondo dove la nuova amministrazione statunitense ha deciso di entrare con un intervento a gamba tesa, nominando ambasciatore in Israele un ultrafalco e spostando la sede diplomatica a Gerusalemme. Se a questo fatto si aggiunge la chiara impostazione antislamica di tutta l'amministrazione, in questa area potrebbe esserci un'accelerazione della conflittualità enorme. Il che significa forte aumento del terrorismo, perturbazioni sul mercato petrolifero e la ripresa della più totale irrazionalità politica.

Economia Usa. La scelta di abbassare le tasse negli States e di aprire un programma di investimenti in infrastrutture ha eccitato la fantasia dei money manager, che hanno visto in questo programma la possibilità che si verifichi un forte sviluppo dell'economia. Al di là del fatto che la Fed sta riprendendo a rialzare i tassi e che la manovra ha sempre inciso negativamente sull'economia e sull'equity, questo tipo di intervento non ha mai dato risultati così eclatanti. O quanto meno non sono da dare così per scontati.

Super-dollaro. Tra dollaro e oro c'è da sempre una correlazione inversa: più sale la divisa Usa, più scende il metallo prezioso e viceversa. È davanti agli occhi di tutti che il dollaro è sui livelli massimi da diversi anni a questa parte e di conseguenza è normale che l'oro sia depresso. Ma quanto durerà il rally del biglietto verde? Oggi una valuta prezzata ai massimi sicuramente non fa bene all'economia Usa e non è certamente da escludere qualche azione per cercare di abbassarne il valore.

Se poi a questi elementi aggiungiamo altri fattori di instabilità non da poco, come il problematico andamento del mercato obbligazionario, una forte accelerazione del rischio politico in Europa, con il concreto pericolo che sia in discussione la stessa esistenza dell'Unione europea, la difficile transizione cinese e una serie di focolai sparsi, beh, forse qualche dubbio sullo splendido avvenire del mondo nei prossimi mesi sarebbe bene averlo. E oggi l'oro a 1.136 dollari potrebbe essere un'ottima occasione per tutelarsi contro i rischi ancora incombenti.

Certo si tratta solo di una scelta razionale, tutt'altro che sicura. E chi ha compiuto azioni razionali negli ultimi sei mesi è stato ampiamente punito.

A cura di: Alessandro Secciani
Parole chiave: oro, rischio, bene rifugio, azioni
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