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Le asset class più volatili del 2016

03/02/2017

Fondi specializzati sulle azioni russe e brasiliane tra i best performers. Veicoli focalizzati sul settore healthcare, sulle sorti del cambio della sterlina e sui listini dei paesi emergenti tra i peggiori.

I prodotti più redditizi dell’anno hanno realizzato rivalutazioni che oscillano dall’80% al 90& ed appartengono ai comparti mining e natural resources, che negli ultimi 3-4 anni avevano accumulato solo performance negative. Un buon comportamento è stato registrato anche dai veicoli che focalizzano l’attenzione sul mercato azionario russo, uno dei più redditizi dell’anno grazie all’andamento favorevole delle quotazioni del petrolio, al recupero dell’economia russa e alla vittoria di Trump (più vicino alle posizioni di Putin rispetto a quanto non lo fosse Obama).

Spostando l’attenzione sui prodotti settoriali che hanno invece deluso profondamente le aspettative dei sottoscrittori nel 2016, troviamo in cima alla lista dei worst performers i fondi del settore healthcare, il peggiore nella maggior parte dei listini dei paesi che fanno parte del mondo industrializzato.

I fattori che hanno guidato il ribasso del settore health e biotech

Il 50% dei peggiori fondi dell’anno presentano una forte esposizione ai settori healthcare e biotech, che hann
o dovuto fare i conti con la presenza di un environment sfavorevole imputabile, curiosamente, ai timori per la potenziale vittoria di Hillary Clinton alla presidenziali Usa di novembre. Il programma economico della candidata democratica includeva l’introduzione di una normativa molto più stringente che avrebbe determinato un taglio degli utili delle società operanti in questi settori.

La minaccia Clinton si era materializzata il 21 settembre 2015 e aveva innescato quello che gli esperti del settore denominarono lo ‘scoppio di una piccola bolla speculativa di tipo settoriale’ del comparto biotecnologico. In effetti le quotazioni dei titoli del settore avevano subito una forte accelerazione nel precedente biennio.

Tuttavia, nei mesi successivi alla sconfitta della Clinton, il settore, dopo uno slancio rialzista durato tre settimane, non ha saputo recuperare del tutto le perdite accumulate nell’anno che ha preceduto l’appuntamento elettorale.

Dietro questo gruppo di fondi troviamo quelli che offrono un’esposizione diretta alle sorti della sterlina britannica e quelli specializzati nel listini azionari dei paesi emergenti.

La svalutazione della divisa britannica, che ha toccato il livello più basso registrato dal 1985 nel cambio con il biglietto verde, ha provocato perdite superiori al 40% nei veicoli d’investimento che offrono esposizione diretta nei confronti della divisa britannica.

Negli ultimi mesi dell’anno, molti listini dei paesi emergenti sono riusciti a recuperare le perdite accumulate nei primi tre trimestri dell’anno, tuttavia, alcuni fondi gestiti seguendo una sistema di trading basato su posizioni long/short, non hanno saputo approfittare dell’inversione di tendenza e hanno chiuso con perdite vicine al 28%.

Un’asset allocation destinata a investitori dotati di una propensione al rischio superiore alla media, può includere anche piccole percentuali di patrimonio da destinare a veicoli d’investimento settoriali. Si tratta di strumenti caratterizzati da una volatilità molto elevata e da un livello di diversificazione quasi nullo (estremamente focalizzati su un attività). Queste peculiarità ne amplificano il livello del rischio e le performance –positive o negative- che riescono a conseguire nel corso degli anni.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: mining, oro, healthcare, russia
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