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Bond, investire ai tempi di Trump

03/02/2017

Quando si parla di questa nuova era contrassegnata da Trump (in realtà il fenomeno è molto più complesso e probabilmente il neo-presidente Usa è più un effetto che una causa), quasi sempre chi è dentro la finanza si domanda quali siano le scelte giuste nell'azionario: tutti si stanno chiedendo quali effetti avranno le decisioni della nuova amministrazione sull'economia e sulle aziende quotate a Wall Street e nelle altre principali piazze del pianeta; tutti cercano di individuare settori e società beneficiati dalla Trumpeconomics.

In realtà ha forse un senso maggiore capire come investire gli oltre 100 trilioni di dollari collocati nell'obbligazionario globale di fronte a un cambio di trend dopo decenni di caduta dei tassi. Oggi l'incremento che si sta verificando negli Stati Uniti sta cambiando profondamente la struttura del debito mondiale e per chi vuole acquistare è necessario trovare titoli che non siano troppo influenzati dal rialzo in corso, per la verità abbastanza timido. In pratica chi compra ora deve cercare obbligazioni che abbiano rendimenti in discesa o quanto meno stabili, per non correre il rischio di vedere azzerate le proprio cedole a causa delle minusvalenze che si creerebbero sui bond già esistenti in caso di rialzo degli interessi.

Vediamo qualche idea.

Finanziari. I titoli del reddito fisso che fanno capo alle istituzioni finanziarie Usa ed europee, con motivazioni diverse, potrebbero oggi rappresentare un'isola abbastanza in controtendenza rispetto al mercato generale. I finanziari a stelle e strisce, infatti, sono oggi uno dei settori più sulla cresta dell'onda di tutto il mercato Usa e stanno vedendo una crescita degli utili media ampiamente sopra le due cifre. Ciò comporta che il rating di molte aziende è destinato ad aumentare e che di conseguenza gli emittenti possono andare sul mercato a tassi più bassi, senza danneggiare chi ha già in portafoglio le stesse obbligazioni.

Per quanto riguarda l'Europa, alcune banche, che escono da una situazione molto pesante, potrebbero vedere storie di turnaround value e ricominciare a entrare sul mercato del reddito fisso con tassi che rispecchino un rischio calante, quindi in discesa. Anche i coco, che forniscono rendimenti persino del 6-7% potrebbero rappresentare, se utilizzati con la massima cautela e per una parte minima del portafoglio, un'interessante alternativa.

Emergenti. Tendenzialmente una fase di rialzo dei tassi dei Treasury porta a un'altrettanta risalita degli interessi negli emerging market: i capitali tendono a spostarsi verso gli Usa nel momento in cui la più grande e sicura economia del mondo fornisce ritorni alti, con un rapporto rischio/rendimento certamente eccellente. Ma in questo caso potrebbe essere diverso: la nuova presidenza per migliorare il livello di export sta cercando di abbassare il valore del dollaro, anche nei confronti di molti paesi in via di sviluppo, e la componente valutaria potrebbe avere un'influenza notevole. Di conseguenza è possibile che bond in divisa locale diventino di notevolissimo interesse, se saputi scegliere con attenzione. Alcune delle maggiori economie asiatiche, come Cina e Indonesia, potrebbero fornire prodotti da prendere in considerazione per il proprio portafoglio.

India. Un discorso a parte tra gli emergenti lo merita l'India. Il paese sotto la guida di Modi sta profondamente cambiando: la crescita del Pil ben sopra il 7% è saldamente superiore a quella della Cina, la massa di investimenti è molto rilevante e l'inflazione sta calando. In queste condizioni i rendimenti dovrebbero calare e le quotazioni degli attuali bond potrebbero salire. Non guasta neppure il fatto che la nuova amministrazione Usa vanta eccellenti rapporti con il governo indiano.

Altri. Opportunità interessanti, anche se da monitorare con estrema attenzione, ci sono anche tra gli high yield europei e Usa, che in una fase di crescita dell'economia (se ci sarà) potrebbero vedere un calo o comunque una stabilità dei rendimenti, nel Sud Europa, in cui è facile che diminuisca l'attuale spread con il Bund, in alcune società produttrici di materie prime, che dovrebbero riprendere fiato con il rialzo dei corsi delle commodity.

A cura di: Alessandro Secciani
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