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17/03/2017

I dati storici dimostrano che i business non etici come armi, tabacco e gioco d’azzardo non seguono l’andamento dei cicli economici e riescono a performare meglio dei principali indizi azionari internazionali

Anche se molti investitori sono restii ad acquistare azioni di cui non condividono il business perché legato allo sviluppo di attività non proprio positive per la società,non bisogna dimenticare che spesso si tratta di segmenti che hanno performato bene anche nei momenti di crisi, offrendo rendimenti medi superiori a quelli dei principali indici di riferimento.

Il riferimento va alle cosiddette ‘sin stocks’, imprese il cui core business può essere catalogato come amorale o poco etico. Nella maggior parte dei casi si tratta di aziende che approfittano delle debolezze umane per fare profitti e che, volendo utilizzare un eufemismo, non apportano alcun beneficio alla società. Settori come armamenti, bevande alcoliche, gioco d’azzardo o tabacco sono i principali componenti di quest’asset class.

Se mettiamo a confronto, sia per la quotazione sia per il rendimento total return, l’indice Standard and Poor’s 500 con il Vicex fund (fondo che investe solo in quest’asset class), si nota che, negli ultimi tredici anni, il primo ha registrato un progresso del 229% (fino a fine gennaio 2017) e il secondo ha accumulato una rivalutazione del 289%. Tra i titoli più performanti presenti nel portafoglio del fondo troviamo Bud (il più grande produttore di birra), Diageo (superalcolici), MGM (casinò); Philip Morris; Sturm Ruger (armi).

Se soffermiamo la nostra attenzione al comportamento seguito dai due valori durante la crisi del 2009, lo S&P500 si contraeva del 14% e il Vicex fund metteva a segno un rialzo del 16%.

Nel caso in cui il confronto venga effettuato con il Russell 2000 index (indicatore che offre una rappresentazione più ampia del tessuto produttivo statunitense), i livelli di rendimento del fondo sono leggermente inferiori (305% quello del Russell inclusi i dividendi). Tuttavia, lo scarto torna favorevole al fondo se osserviamo la reazione del Russell alla crisi del 2009 (-3,37%).

La ragione fondamentale di questo buon comportamento risiede in tre fattori: a) la domanda di beni ‘poco etici’ non cessa di crescere – o si riduce meno della media-  nelle fasi di rallentamento dell’economia; b) i margini di profitto di queste attività sono spesso molto elevati; c) le società ‘poco etiche’ offrono rendimenti da dividendo elevati. Se analizziamo il rendimento total return, è possibile verificare come quasi il 117% della performance accumulata dal fondo proviene proprio dallo stacco delle cedole.

Gli investitori che prediligono questo tipo di azioni e fondi argomentano che si tratta di andare alla ricerca di assets che presentino un’evoluzione storica indipendente dal resto dell’economia. Le performance conseguite durante le fasi d’incertezza confermerebbero la bontà della diversificazione del portafoglio basata su questi asset poco o per nulla etici.

Per molti investitori che seguono linee di condotta dettate dal rispetto di principi etici, si tratta di titoli da evitare perché l’eventuale acquisto significherebbe destinare i propri risparmi alo sviluppo di attività dannose per molti essere umani, In altre parole, vorrebbe dire trarre vantaggio dagli altrui drammi.

Per gli investitori meno sensibili a queste tematiche e dotati di un certo cinismo, la selezione di questi titoli rappresenta un’opportunità sia per le performance conseguite dal segmento sia per le occasioni nascoste tra le pieghe di una minore copertura e maggiore inefficienza di questo segmenti di mercato (imputabile anche alla minore presenza di investitori interessati e, conseguentemente, minori analisi dedicate alle aziende dal business poco etico).

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: armi, tabacco, decorrelazione, indici
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