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Trump, la delusione e l’incertezza

19/05/2017

Ci sono due cose che i mercati odiano: le delusioni e l’incertezza. Bene, Donald Trump è riuscito nell’intento di provocare ambedue queste condizioni e di fare scendere un mercato, come quello Usa, che sembrava deciso a proseguire nella sua corsa dopo il massimo assoluto a 2.404 dell’S&P 500 raggiunto nella giornata di lunedì 15 maggio. I giorni successivi in verità non hanno certo registrato un crollo, visto che si è arrivati al minimo di 2.354 in apertura giovedì 18, per poi ripartire nel corso della giornata fino e chiudere 2.365.

Però Wall Street, sostenuta ormai da anni da un vento favorevole fatto di fatturati in aumento e incrementi degli utili nettamente migliori delle attese, ha accusato psicologicamente il colpo e attualmente le incertezze legate agli atti del nuovo presidente rischiano di pesare fortemente sul mercato. L’atmosfera di spensierato ottimismo che si respirava fino a pochi giorni fa sembra svanita di colpo.

A questo punto vale la pena vedere quali possono essere gli scenari futuri e quali conseguenze possono avere per gli investitori in azioni.

Impeachment (probabilità scarse). I giornali, dopo l‘avvio del Russia-gate, hanno immediatamente cominciato a parlare di possibilità di impeachment, specie dopo la nomina di un procuratore che indagherà su tutta la questione. In effetti la procedura avviata potrebbe portare alla fine prematura dell’esperienza presidenziale di Trump.

Nella realtà si tratta di un’evenienza ancora molto lontana, che necessita di diversi passaggi che dimostrino la colpevolezza dell’inquilino della Casa bianca. Oltretutto un’azione di questo genere a pochissimi mesi dalla nomina del neo-presidente sarebbe un atto totalmente nuovo nella politica americana e provocherebbe sconquassi non da poco. È probabile che il Partito repubblicano, che ha la maggioranza al Senato e alla Camera, non accetti un fatto di questo tipo, a meno che non si trovi di fronte a prove schiaccianti di comportamenti censurabili. Oggi un’ipotesi del genere è solamente un’iperbole giornalistica. Certo se si andasse in quella direzione per i mercati si aprirebbero fasi di volatilità feroci.

Indebolimento e conseguente paralisi dell’azione di governo (probabilità molto alte). Nei suoi primi mesi di governo Trump ha dato al mondo l’idea di non essere per nulla in grado di dominare la situazione. Anche le sue promesse elettorali, che avevano esaltato i mercati, sembrano risolversi in una delusione. L’avvio di un piano di realizzazione di infrastrutture non è all’ordine del giorno, l’abbassamento delle tasse per le imprese non verrà neppure preso in considerazione prima del 2018, le nuove regole per l’immigrazione sembrano impantanate in sabbie mobili giuridiche che nessuno sa come superare, per non parlare di deregulation o di abolizione dell’Obamacare, che deve ancora affrontare un voto tutt’altro che scontato del Senato. Per di più con un indebitamento dello stato che supera il 100% del Pil e con i Treasury decennali che pagano il 2,2-2,3%, le possibilità offerte dal bilancio statale Usa non appaiono certo entusiasmanti.

Il rischio vero e concreto a questo punto è che il nuovo presidente si trovi relegato in un ruolo secondario, incapace di prendere iniziative e di fatto commissariato dai poteri forti del Partito repubblicano. Per certi versi sarebbe lo scenario peggiore, perché eliminerebbe di colpo tutti gli stimoli che erano stati promessi all’economia e la situazione andrebbe avanti per anni con una guerra di trincea tra i vari poteri Usa senza che nessuno sia in grado di compiere un’azione determinante.

Per i mercati in questo caso non si andrebbe incontro a fasi di forte volatilità, ma probabilmente si verificherebbe un lungo costante andamento laterale. E purtroppo questo quadro oggi appare come largamente il più probabile.

Ripresa dell’iniziativa da parte di Trump (probabilità scarse, ma non minime). Potrebbe succedere che il nuovo presidente, dopo una serie di gaffe piuttosto pesanti, riprenda in mano la situazione, si circondi di collaboratori capaci e rilanci, magari senza le asprezze della campagna elettorale, gli elementi base del suo programma. Chiaramente è questa l’ipotesi preferita dai mercati, che amano sempre avere prospettive chiare e un potere forte alla base.

Quante sono le probabilità che questa ipotesi si avveri? Attualmente siamo abbastanza lontani, ma è indubbio che una soluzione di questo genere farebbe troppo comodo a tutti per essere scartata a priori. Il Partito repubblicano, che non ha mai considerato Trump uno dei suoi, avrebbe però tutto da guadagnare se si arrivasse a un compromesso di potere che desse di nuovo il via all’economia e ai mercati.

A cura di: Alessandro Secciani
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