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Wall Street, il buono nonostante Trump

22/05/2017

Al di là delle difficoltà che oggi ha il presidente Trump e che potrebbero portare a fortissimi problemi per tutto l’azionario Usa, quale necessità ha Wall Street che non si verifichino terremoti a livello politico? Per meglio dire: se l’inquilino della Casa bianca si rivelasse inadeguato al suo ruolo o comunque incapace di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, il mercato statunitense avrebbe la forza per proseguire la sua corsa che lo ha portato nella corsa settimana all’ennesimo record assoluto con l’S&P sopra 2.400? La risposta non è facilissima e vanno considerati elementi positivi e negativi. In questo articolo vediamo i principali fattori che spingono i listini Usa; in una prossima analisi vedremo i punti negativi, che non sono certamente di poco conto.

Crescita degli utili. Sicuramente tra i punti che depongono a favore di un’ulteriore crescita dell’equity Usa c’è l’andamento degli utili: le previsioni di crescita dei profitti per il primo trimestre sono superiori all'8% e in condizioni favorevoli si potrebbe arrivare nell'anno anche alla doppia cifra. Per il resto del 2017 si prevede per l'Eps generale dell'indice una crescita del 10% e addirittura dell'11% per il 2018. Inoltre viene considerato positivo il fatto che l’incremento degli utili non deriva, come avvenuto negli anni passati, da operazioni finanziarie e dal recupero di produttività, ma da un robusto incremento dei fatturati che nel corso dell’anno dovrebbero infatti salire  di oltre il 7%, il valore più elevato dalla fine del 2011.

Equity risk premium ragionevole. Un altro punto sicuramente a favore del mercato è che, nonostante l’S&P sia ai massimi di sempre, l’equity risk premium resta per ora ampiamente ragionevole. Le valutazioni del listino azionario statunitense rispetto ai rendimenti obbligazionari appaiono meno gonfiate e tali dovrebbero rimanere fino a un livello dei rendimenti sul decennale Usa intorno al 3% (oggi 2,2-2,3%).

La forza dell’information technology. A spingere l’intero listino Usa oggi c’è soprattutto un elemento: la grande forza dell’information technology, settore nel quale Wall street ha una potenza che non ha uguali in tutto il pianeta. Per di più l’intero It si sta muovendo con una velocità impressionante: l'indice S&P 500 information technology, che raccoglie le aziende tecnologiche racchiuse nel benchmark principale nei primi quattro mesi del 2017, è salito di oltre il 15%, se includiamo la quota di dividendi accumulata, un valore più che doppio rispetto al circa 7% messo a segno dall’S&P 500.

Ma a dare speranze a questo settore è il fatto che il futuro promette di essere ancora più innovativo con l'ascesa di tecnologie potenzialmente rivoluzionarie, come quelle basate su paradigmi blockchain o in generale dedicate all'internet delle cose (IoT), alla robotica, alla marea di applicazioni dell'intelligenza artificiale e del machine learning: in pratica sempre più filiere dell'economia tradizionale sono inghiottite dai colossi tecnologici.

Infine, non ultimo elemento, c’è il fatto che l’intero comparto hi-tech non ha certamente un feeling particolarmente solido con il presidente Trump e da esso non si aspetta nulla: una sua eventuale caduta non provocherebbe i danni che si verificherebbero in altri settori, come le infrastrutture o la finanza, che dalla nuova amministrazione attendono provvedimenti determinanti.

Grande quantità di temi. La borsa statunitense offre una quantità enorme di opportunità agli investitori e se alcuni segmenti possono trovarsi in difficoltà, altri sono in grado di dare la spinta che viene meno ad altri. Per esempio l’energia, che un anno fa era considerata una sorta di paria dell’S&P500, ha visto una grande rinascita con una crescita dei fatturati prevista per il 2017 del 21% e del 290% degli utili. Grande interesse anche per il biotech, che è stato ampiamente penalizzato negli ultimi due anni, ma che dovrebbe vedere per un quinquennio una crescita costante degli utili del 15% e ha fondamentali di grande interesse.

A cura di: Alessandro Secciani

Parole chiave:

wall street utili it equity risk premium stati uniti
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