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Il lato negativo di Wall Street

24/05/2017

Abbiamo visto che, in una fase di delusione nei confronti della nuova amministrazione Usa, Wall Street disporrebbe comunque di notevoli elementi sui quali fare leva per proseguire nella sua strada. Ma a fianco a una forte importante serie di fattori che tendono a spingere l’S&P 500 verso nuovi massimi assoluti, ci sono anche fatti negativi dei quali tenere conto prima di investire sul mercato americano. Ed è necessario mettere a confronto con molta attenzione questi punti con quelli positivi.

Vediamo i principali.

 Aumento dei tassi. La Federal Reserve da circa un anno ha iniziato a rialzare i tassi di interesse. Lo sta facendo con estrema gradualità e dopo moltissime esitazioni, ma lo sta facendo. Attualmente i Fed funds, che rappresentano il livello di riferimento, sono allo 0,75%-1% e, secondo le previsioni, entro quest’anno due rialzi dello 0,25% sono dati per scontati, così come almeno altri due sono attesi nel 2018. C’è che pensa che si possa arrivare al 3% entro il 2019.

Si tratta di correzioni minime, che la Fed ha ampiamente preannunciato ai mercati, ma pur sempre ritocchi verso l’alto. E le due ultime fasi di rialzo hanno provocato forti perdite dell’intero listino azionario. Finora Wall Street si è sempre dimostrata estremamente sensibile ai tassi e praticamente non ha mai avuto un bull market con gli interessi in crescita.

Concorrenza dell’obbligazionario. Strettamente connesso al rialzo dei tassi c’è l’incremento degli interessi pagati da tutto l’obbligazionario. In pratica con tassi di riferimento che arrivassero al 3% sarebbe ipotizzabile che il Treasury decennale si spostasse su un rendimento di circa il 4% e gli high yield di almeno il 7-8% (a essere molto cauti). A quel punto l’azionario, che ha per definizione un rischio nettamente maggiore, difficilmente potrebbe garantire guadagni sugli stessi livelli e molti capitali si sposterebbero sul reddito fisso, determinando una caduta dei listini equity. Anche questo è uno scenario tutt’altro che nuovo e che si è verificato tutte le volte che c’è stata una crescita degli interessi.

Inoltre le condizioni dello stato Usa non sono stupende, con un indebitamento che supera il 100% del Pil. Se il presidente Trump abbasserà le tasse e darà il via alle nuove infrastrutture avrà bisogno di molto denaro e l’unico modo per averlo è emettere titoli di stato, che ovviamente dovranno pagare interessi sempre più alti.

Borsa cara. Attualmente con un P/E forward (guadagni futuri in rapporto al prezzo di mercato dell’azione) per l’intero S&P 500 di 17,5-18, con alcune azioni di punta che superano ampiamente questo livello, sicuramente l’azionario Usa appare caro. Non si tratta sicuramente di valori di bolla, ma sono quotazioni indubbiamente alte. Inoltre l’Europa e gli emergenti si muovono tra 14-15 e appaiono quindi molto più convenienti. Di conseguenza è del tutto naturale che diversi investitori istituzionali comincino a prendere profitto sul mercato Usa, magari per rivolgersi alle azioni del Vecchio continente o degli emerging market. Senza contare che, con il rialzo dei tassi delle obbligazioni, molti troveranno più conveniente semplicemente ridurre il peso dell’azionario.

Riforme incorporate nei prezzi. Dopo un iniziale momento di sbandamento, i mercati hanno abbracciato con entusiasmo il programma di Donald Trump, che prevede il ribasso delle tasse per le aziende, enormi investimenti in infrastrutture, il pieno appoggio al programma petrolifero, l’aumento della spesa per la difesa e una forte deregulation nella finanza. Immediatamente le quotazioni delle azioni, specie di quelle più sensibili alle riforme, hanno cominciato a salire e a incorporare nei prezzi i maggiori utili che il cambiamento di governo avrebbe portato. Oggi ci sono però forti dubbi che l’amministrazione Usa sia in grado di portare avanti totalmente o anche parzialmente il suo programma, per cui nel momento in cui fosse chiaro che ciò non succederà, diversi titoli dovrebbero rivedere la loro quotazione al ribasso alla luce dei mancati utili che tutti già davano per scontati.

A cura di: Alessandro Secciani
Parole chiave: Wall Street, Trump, Fed, Tassi, Riforme
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