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Valanga Brexit sulla Polonia

24/05/2017

Varsavia è stata la principale beneficiaria degli aiuti erogati dall’Unione Europea ai paesi meno sviluppati dell’area. Dal 2004, anno del suo ingresso nell’Unione, al 2020 riceverà in totale 250 mld di euro.

La Polonia è il principale beneficiario dei fondi erogati dall’Unione Europea. Il Regno Unito è invece uno dei paesi che apporta le maggiori risorse ai fondi strutturali e d’investimento europei. Questa situazione potrebbe trasformare la Polonia in uno dei grandi perdenti della Brexit a causa dell’inevitabile ridimensionamento del bilancio UE dopo l’abbandono di Londra. In altri termini, i paesi beneficiari degli aiuti UE si troverebbero a fare i conti con somme meno cospicue in futuro.

Ma non è solo una questione di denaro. Il problema coinvolge anche temi quali la nazionalità, la residenza e la libertà di movimento. Stando ai dati aggiornati al 2015, circa 916.000 persone nate in Polonia vivono nelle isole britanniche (i polacchi sono il primo gruppo straniero in Uk).

Un report pubblicato da Bloomberg sottolinea che, nel computo complessivo degli aiuti ricevuti da quando è entrata a far parte dell’Unione (2004) la Polonia riceverà 250 mld di euro fino al 2020. Questa somma –sostengono da Bloomberg- è superiore all’intero Piano Marshall (calcolato in dollari attualizzati) promosso dagli Stati Uniti per aiutare il Vecchio Continente a risollevarsi dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Il Piano pluriennale messo a punto dalle autorità europee per il periodo 2014-202 prevede che la Polonia riceverà 82.500 mln di euro dai Fondi Strutturali e dai Fondi per la Coesione. Grazie a queste risorse, il governo polacco può incrementare i suoi investimenti in infrastrutture e ambiente, in educazione e nello sviluppo della digitalizzazione  della sua economia.

La Brexit potrebbe avere anche importanti conseguenze dal punto di vista politico. Il maggiore successo della Polonia non è imputabile al solo utilizzo dei fondi europei, ma anche all’apertura della sua economia al mercato unico. Se le negoziazioni sulla Brexit dovessero portare a un distacco duro del Regno Unito, è probabile che le autorità dell’Ue optino per un’accelerazione del processo d’integrazione delle economie facenti parte dell’area. Quest’opzione potrebbe essere poco gradita all’attuale leadership politica polacca, concentrata sulla costruzione di rapporti meno stretti e più orientati alla conservazione di un buon livello di sovranità politica ed economica.

Nell’ipotesi che alcuni stati membri dell’Unione optino per una maggiore integrazione senza il placet della Polonia, per Varsavia si aprirebbe uno scenario caratterizzato da vantaggi sempre più risicati. Nonostante i  grandi passi in avanti compiuti grazie alle risorse comunitarie, una quota importante di cittadini polacchi non è favorevole all’introduzione dell’euro e chiede di continuare a utilizzare lo zloty come divisa nazionale. Beata Szydlo, primo ministro polacco, ha accusato l’Unione Europea di minacciare la sovranità del paese e ha messo in discussione gli impegni presi per accettare le direttive europee.

Varsavia è favorevole a una Brexit blanda che si concluda con uno scenario quanto più possibile vicino a quello che ha caratterizzato la permanenza del Regno Unito all’interno dell’Unione Europea.

Il Piano Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea scadrà nel 2020, ma si stima che il Regno Unito completi il processo che lo piloterà fuori dall’Ue nel 2019. I politici polacchi hanno espresso preoccupazione per questa situazione ma il governatore della Banca Centrale del paese, Adam Glapinski, ha sostenuto che si tratta di timori infondati perché il bilancio dell’Ue non dovrebbe subire eccessivi scossoni dall’Uscita di Londra.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: polonia, fondi ue, brexit, regno unito
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