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Disordini sociali segneranno la prossima crisi?

19/10/2017

Soluzioni non convenzionali per affrontare la nuova fase includerebbero l’introduzione di un salario universale o l’applicazione di nuove imposte alle società tecnologiche per compensare la distruzione di posti di lavoro

A quasi dieci anni dallo scoppio di quella che il team di JP Morgan ha battezzato come ‘La Grande Crisi Finanziaria del 2008’, il suo global strategist, Marko Kolanovic, sottolinea che il 2018 non sarà solo il decimo anniversario di questo evento ma coinciderà anche il il cinquantesimo anniversario delle turbolenze sociale del 1968 contro le elites globali. L’esperto sostiene che è possibile rilevare degli elementi paralleli tra i due eventi.

Il team diretto da Kolanovic ipotizza che la prossima crisi finanziaria potrebbe essere guidata da una grande crisi di liquidità del sistema finanziario. L’ipotesi trova spazio a causa del progressivo ritiro degli stimoli monetari da parte delle Banche Centrali dei principali paesi industrializzati, che hanno iniettato 15.000 mld di dollari in seguito all’avvio della pesante recessione del 2009. Lo strategist sostiene che bisognerà prestare molta attenzione agli effetti che la ‘normalizzazione’ della politica monetaria avviata dalla Federal Reserve provocherà a partire dal 2018.

Questa situazione sarebbe in grado di innescare problemi sul fronte della liquidità e una caduta delle quotazioni delle principali asset class. Il team sottolinea che l’arrivo di tale evento sarà determinato dal ritmo dato dalle banche centrali al processo di normalizzazione della politica monetaria, dalla dinamica del ciclo economico e da diversi eventi non facilmente prevedibili.

Tuttavia, gli analisti del team sono convinti che la caratteristica principale per cui sarà ricordata la prossima crisi verte nella scarsità di liquidità. In siffatto ipotetico scenario, il team si è chiesto quale potrebbe essere la reazione delle banche centrali. Se le misure ‘standard’ basate sulla riduzione del costo del denaro e l’acquisto di titoli di debito dovessero risultare insufficienti, cosa aspettarsi da Draghi e Co? Le banche centrali potrebbero essere obbligate a effettuare acquisti di titoli di rischio (azioni) per frenare la caduta dei listini (causata dalla scarsità di liquidità), sostiene Kolanovic.

Parallelamente, JP Morgan sottolinea come la prossima crisi può portare tensioni sociali simili a quelle viste nel 1968. In quel periodo, la televisione e i giornali hanno dato la possibilità alla generazione dei baby boomers di accedere a informazioni non filtrate su temi forti come i diritti civili, la disuguaglianza e la guerra in Vietnam. Attualmente sono le reti sociali a dare la possibilità alle masse di discutere e trovare nuove forme di aggregazione su alcuni temi. Le tensioni sperimentate in occasione delle ultime elezioni presidenziali usa, la Brexit e il referendum in Catalogna sono destinate ad amplificarsi nei prossimi anni.

Come si sono comportati i mercati dopo il 1968? Kolanovic invita a ricordare lo stravolgimento a cui andarono incontro i sistemi monetari (Bretton Woods), la rapida accelerazione dell’inflazione e i rendimenti nulli conseguiti dalle azioni per un lungo periodo di tempo. Tanto profonda fu la crisi dell’azionario che, nel 1979, Business Week dedico un approfondimento al fenomeno in un servizio intitolato ‘la morte delle azioni’.

A cura di: Rocki Gialanella
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