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Addio spinta dalla Fed

20/10/2017

A circa un decennio di distanza dalla più drammatica crisi finanziaria dal 1929 a oggi stiamo entrando in una nuova era: quella in cui, oltre a rialzare i tassi di interesse, la Federal Reserve comincerà a ridurre le dimensioni del proprio bilancio. Tre successivi quantitative easing, inframmezzati da altre misure come Operation twist e piani vari di accesso a liquidità a breve termine da parte degli istituti di credito, hanno in poco più di un lustro portato gli attivi della Banca centrale statunitense a gonfiarsi da circa 800 miliardi di dollari a 4,5 trilioni. Quest'ultima cifra è costituita in gran parte da Treasury (2,5 trilioni) e mortgage-backed security (1,8 trilioni). Il piano di riduzione prevede che già questo mese si cominci con una diminuzione di 10 miliardi ogni 30 giorni.

All'inizio il tutto verrà portato avanti lasciando scadere le obbligazioni in via di esaurimento della propria vita residua senza reinvestire i proventi. Ogni trimestre l'ammontare verrà aumentato di 10 miliardi: pertanto nel primo trimestre del 2018 la riduzione mensile dovrebbe passare a 20 miliardi, nel secondo a 30 fino a un totale di 50. Se gli obiettivi venissero mantenuti le dimensioni del bilancio della Fed verrebbero portate sotto la soglia di 3 trilioni nel 2020.

Come si può capire, si tratta di un passaggio cruciale e non facile: è in grado l'America, e con essa il mondo, di assorbire un trilione e mezzo di liquidità in meno da parte della principale istituzione monetaria del pianeta? Il tempo ce lo dirà, ma nel frattempo non si può fare a meno di sottolineare il fatto che il Qe americano è stato così effettivo, almeno in termini di ripresa dei corsi delle attività finanziarie, ma anche delle attività di prestito, per una ragione ben precisa: il fatto che la Fed ha comprato enormi quantità di obbligazioni non solo da banche, ma da qualsiasi istituzione che le avesse fra i propri investimenti. Ciò ha aiutato il processo di creazione e circolazione in maniera molto più significativa che in Europa.

La filiera, in parole semplici era questa. Mettiamo che il fondo A venda Treasury o Mbs alla Fed: il suo bilancio vedrà una diminuzione nell'ammontare dei bond e un aumento contemporaneo della liquidità detenuta in conti correnti presso la Banca B. Quindi un cambiamento nella composizione delle attività. La banca B vedrà un aumento delle passività (i depositi del fondo A) e un aumento della attività sotto forma di maggiore liquidità detenuta come riserve nel proprio conto presso la Federal Reserve. Quest'ultima a sua volta si trova con un aumento di riserve della banca B fra le passività e con le obbligazioni acquistate fra le attività.

Ora i depositi del fondo A presso B, facendo parte del cosiddetto aggregato monetario M3, con ogni probabilità verranno reinvestiti in attività finanziarie che creeranno ulteriore liquidità presso altri istituti, che si troveranno così ad avere anch'essi più ampie possibilità di tornare a fare crescere il volume dei prestiti.

Di converso in Europa il Qe è stato in gran parte banco-centrico, con gli acquisti di debito pubblico e corporate effettuati quasi esclusivamente da istituti di credito. Ciò ha fatto sì che esso si sia risolto solamente in un cambio nella composizione degli attivi delle banche. Infatti nel caso in cui la Bce acquisti ad esempio dalla Banca C, quest'ultima non vedrà un aumento dei depositi dei propri clienti da frazionare e rimettere in circolo, bensì semplicemente una diminuzione della componente investimenti obbligazionari nei propri attivi con un aumento della liquidità detenuta sotto forma di riserve presso la Bce.

Quest'ultima notoriamente a un certo punto ha preso ad applicare tassi potentemente negativi per scoraggiare il fenomeno e tentare di fare circolare il denaro in maniera un po’ più massiccia.

Probabilmente il diverso approccio al Qe spiega non poco del differenziale, seppure modesto, di crescita che c'è stato fra Usa ed Eurozona negli anni post-crisi: senza tali caratteristiche, ad esempio, non vi sarebbe stato il boom dei prestiti auto, l'esplosione dell'esposizione al settore dello shale  altri fenomeni che hanno spinto l’economia reale Usa. Tornare alla normalità non sarà una passeggiata.

A cura di: Boris Secciani
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