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Diversificare con le asset class e con il tempo

30/10/2017

 Diversificare con le asset class e con il tempoIn un portafoglio ben gestito c’è una presenza di diverse asset class allo scopo di spalmare il rischio su prodotti differenti e possibilmente non correlati, con l’obiettivo di assorbire eventuali momenti di crisi di una categoria di investimenti

Ma la diversificazione può essere anche di tipo temporale: a una fase di difficoltà dei mercati normalmente succede un periodo di crescita e di conseguenza avere una strategia di lungo periodo (10-15 anni, ma anche 20 o 30) significa fare una media tra i diversi cicli più o meno favorevoli.

Per definire il nostro orizzonte è necessario soprattutto sapere per quanto tempo siamo in grado di dormire tranquilli sapendo che i nostri risparmi sono investiti e senza avere la preoccupazione di verificare quale è il valore di mercato del nostro investimento. Supponiamo che alla fine del primo anno andiamo a verificare quale è il valore del portafoglio e riscontriamo una perdita potenziale pari al 10% del valore del suo valore.
A questo punto un investitore può reagire in modi differenti, che sono di fatto spiegati proprio dalla misura dell’orizzonte temporale. C’è chi , in queste condizioni, non esiterebbe a liquidare il portafoglio per cambiare tipo di investimento passando a qualcosa di meno “rischioso”. Ebbene, questo investitore ha un orizzonte temporale che è al massimo pari ad un anno, e che è quindi molto differente rispetto alla misura dell’orizzonte di disponibilità.

Trattasi, quindi, un concetto più ampio della semplice disponibilità liquida. Che, in linea generale, rappresenta la misura massima dell’orizzonte temporale. Vediamo un esempio. Supponiamo di disporre di un certo ammontare di liquidità da investire. Supponiamo inoltre che siamo in grado di stabilire con sicurezza che questa liquidità, che costituisce la parte più stabile dei nostri risparmi, non ci sarà necessaria per un lungo intervallo di tempo: 10 anni, ad esempio. Ebbene, dieci anni sono la misura del nostro orizzonte di disponibilità. Ma questo è il nostro orizzonte temporale? No, o perlomeno non ancora.

Altri, nella stessa situazione, potrebbero rimandare però ogni decisione ad una nuova rivalutazione del portafoglio da effettuarsi più avanti nel tempo. Questi investitori avranno diversi orizzonti temporali, lunghi più o meno tanto quanto è l’intervallo di tempo che lasciano trascorrere fino alla prossima valutazione del portafoglio in base alla quale decideranno se cambiare il tipo di investimento.

In pratica l’orizzonte temporale è l’intervallo di tempo massimo per il quale riesco a resistere senza fare una valorizzazione del portafoglio per decidere se sia il caso, qualora ci siano ampie oscillazioni di valore, di passare ad un tipo di portafoglio meno rischioso.
Per l’investitore che adotta un approccio orientato al lungo termine, un buon supporto alle performance realizzabili può arrivare dall’interesse composto. L’interesse viene detto composto quando, invece di essere pagato o riscosso, è aggiunto al capitale iniziale che lo ha prodotto. Questo comporta che alla maturazione degli interessi il montante (che è la somma del capitale investito inizialmente e degli interessi maturati su di esso) verrà riutilizzato come capitale iniziale per il periodo successivo.

Nel mondo del risparmio gestito, l’investitore può ottenere i vantaggi dell’interesse composto sia nel caso di sottoscrizione di quote di fondi obbligazionari che reinvestono le cedole incassate sia in quello di fondi azionari che optano per il reinvestimento dei dividendi distribuiti dalle società presenti nei propri portafogli. Ipotizziamo di investire 50mila euro in un fondo obbligazionario che riesca a offrire un rendimento del 2% annuo. A queste condizioni ogni anno avrete guadagnato 1.000 euro. Nel caso in cui il sottoscrittore opti per il ritiro degli interessi maturati ogni anno, dopo 10 anni avrà incamerato 10.000 euro in più.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: asset, tempo, rischio, diversificazione
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